No a Sallusti in carcere e no al metodo Boffo

di Antonio Del Giudice
Pubblicato il 28 settembre 2012 6:42 | Ultimo aggiornamento: 27 settembre 2012 23:51

Il carcere no. Lo scrivo subito a scanso di equivoci, perchè andare in galera non dev’essere una gita di salute per nessuno. Allora il carcere no. La Procura sospenda, Napolitano faccia i suoi passi. Tutto deve accadere perché Alessandro Sallusti, direttore del “Giornale”, non conosca l’onta che spetta ai veri delinquenti.

Ma si può parlare anche del’ipocrisia della Corporazione dei giornalisti, della quale faccio parte da quarant’anni? Una rappresentazione di solidarietà pelosa attorno a Sallusti, salvo poche eccezioni. Una levata di scudi a difesa della “libertà di critica e di opinione”. Ma quale libertà di critica, ma quale opinione? Il “Giornale”, per mano del famigerato Dreyfus adesso finalmente Renato Farina, ha accusato un giudice di un reato: aver indotto una minorenne ad abortire. Notizia falsa in radice.

Che cosa c’entra il “diritto di critica e di opinione”, qualcuno dovrebbe spiegarlo: magari dagli scranni dell’Ordine o del Sindacato. Dreyfus-Farina, restando nell’ombra fino a ieri, ha inventato il feltriano metodo-Boffo, immeritatamente attribuito a Vittorio Feltri. Sallusti sapeva eccome: ho diretto per undici anni un quotidiano regionale, e so che notizie così non possono sfuggire al controllo, anzi si programmano a tavolino.

Ecco, se ho anche io il “diritto di critica”, dico che Sallusti ha sbagliato e avrebbe fatto bene ad ammetterlo, senza la sceneggiata del “vado in galera”, ché tanto in galera non andrà. Il carcere no. Sono anni che chiediamo al Parlamento una legge che alleggerisca la posizione dei giornalisti e dei direttori, innanzitutto dando alla rettiffica un valore di forte attenuante. Ma le rettifiche bisogna pubblicarle, non bisogna difendere l’indifendibile fino all’ultimo per questioni di prestigio e di principio. Quale prestigio e quale principio, poi?

Ha ragione Feltri a prendersela con la politica che da anni promette leggi non liberticide, e sono anni che la politica non le fa. Ma perchè la politica dovrebbe “liberare” i giornalisti che vengono più comodi al guinzaglio? Non l’ha fatto neanche il “re del popolo delle libertà”, perchè dovrebbero farlo altri che non si proclamano re di nessuna libertà e di nessun popolo? La legge prevede la galera per la diffamazione a mezzo stampa? Un deterrente non male, tanto in galera non va nessuno. Tanto poi c’è la Grande Sceneggiata contro i giudici che scrivono le sentenze su leggi non fatte da loro.

Ci sarebbe da dire qualcosa anche su Giuseppe Cocilovo, il giudice involontario “motore” di tutto questo casino. Fino ad oggi s’è preso del profittatore e del rompipalle, più o meno. Io mi astengo dal difenderlo, visto che l’uomo se la cava da solo e alla grande. Ma qualcuno della Corporazione di Gutemberg ha provato a pensare ai suoi figli, ai suoi genitori, alla sua famiglia? O, per essere dei buoni giornalisti, ci basta sfuocare le foto dei ragazzini morti in incidenti stradali, secondo le direttive della carta di Treviso?

No, il carcere no. Ma neanche la gogna e i vari “metodi”. Se possibile.

 

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