Canone Rai in bolletta: se ho due case quante volte pago?

di di Salvatore Sfrecola
Pubblicato il 6 Ottobre 2015 11:03 | Ultimo aggiornamento: 6 Ottobre 2015 11:03

 

Canone Rai in bolletta: se ho due case quante volte pago?

Matteo Renzi in studio da Lucia Annunziata: “Canone in bolleta luce a 100 euro”

ROMA – Salvatore Sfrecola ha pubblicato questo articolo anche sul blog Un sogno italiano.

Fedele al nome che porta (Matteo era un pubblicano, cioè un esattore per conto di Roma) il Presidente del Consiglio Matteo Renzi si dedica ad imposte e tasse ora promettendo che diminuiranno, ora aumentandole, secondo la regola classica di distribuire il carico fiscale ovunque sia possibile, magari solo con piccole aliquote.

È il caso del canone RAI che il Presidente del Consiglio ha annunciato sarà ridotto a 100 euro, anche se non ha chiarito come si pagherà. L’idea, antica, è quella di contrastare la forte evasione, pari a circa il 30 per cento (500 milioni), conglobando il canone nella bolletta della luce.

È l’ipotesi, al momento, più probabile anche seaveva sollevato già l’anno scorso i dubbi dell’Autorità per l’energia e la contrarietà delle associazioni di settore. “Un gran pasticcio – è l’opinione del presidente di Assoelettrica, Chicco Testa -, in questo modo il consumatore non saprebbe più cosa sta pagando e noi non riusciremo più a fare il nostro mestiere. Faccio una controproposta, perché non metterlo sulla bolletta del telefono o del gas?”.

Un’idea “illegale”, per Adusbef e Federconsumatori, che la ritengono “l’ennesimo, assurdo, odioso balzello, per far pagare il canone Rai, anche a famiglie, cittadini, consumatori ed utenti che non hanno la televisione, imponendo alle aziende elettriche l’ingrato compito di fungere da esattori”.

Al Ministero dell’Economia la fantasia dei funzionari ha partorito anche altre ipotesi, come quella di legare il canone all’Isee o al tipo di abitazione, eventualmente esentando le fasce più deboli. In ogni caso l’imposta non sarebbe più legata al possesso del televisore, ma a quello dei vari smartphone, tablet e pc, con cui si possono vedere i programmi della Rai.

Non cambierebbe molto, dunque, se non quanto alla modalità di riscossione, rispetto alla normativa attuale, il regio decreto legge 21 febbraio 1938, n. 246 relativo alla Disciplina degli abbonamenti alle radioaudizioni, tuttora in vigore, il quale dispone all’art. 1 che “chiunque detenga uno o più apparecchi atti od adattabili alla ricezione delle radioaudizioni è obbligato al pagamento del canone di abbonamento”.

Una prestazione di natura tributaria, non tassa, dunque, collegata cioè alla fruizione del servizio, ma “imposta” come ha sentenziato la Corte costituzionale (26 giugno 2002, n. 284), ritenuta conforme al principio di proporzionalità impositiva, in quanto la detenzione  degli apparecchi è essa stessa presupposto della sua riconducibilità a una manifestazione di capacità contributiva adeguata al caso.

Il canone oggi è unico e copre tutti gli apparecchi televisivi detenuti dal titolare nella propria residenza o in abitazioni secondarie, o da altri membri del nucleo familiare anagrafico (cioè quello risultante dallo stato di famiglia). Sarà ancora così?

L’inserimento nella bolletta elettrica fa temere che non saranno esentate le abitazioni secondarie. Un nodo che va sciolto, qualunque sia la configurazione giuridica del nuovo tributo. Il fisco è famelico, com’è noto, e non c’è da attendersi atteggiamenti “comprensivi” che poi sono logici. Chi ha più televisori in abitazioni diverse, la casa al mare o ai monti non li utilizza certo contemporaneamente. Il rischio per il fisco è anche quello che i cittadini corrano ai ripari, eliminino i televisori e passino ai computer portatili, magari da collegare ad uno schermo di per se inidoneo a ricevere i programmi e, pertanto, non tassabile.