Centro destra post Polverini e Berlusconi: elettori in crisi per gli scandali

di Salvatore Sfrecola
Pubblicato il 27 settembre 2012 8:31 | Ultimo aggiornamento: 27 settembre 2012 8:32

Sulla spinta dello scandalo provocato dalle rivelazioni sugli abusi e gli sperperi di denaro pubblico nella Regione Lazio a maggioranza Pdl, Salvatore Sfrecola, magistrato della Corte dei Conti e in passato capo di Gabinetto di Gianfranco Fini vice presidente del Consiglio, ha scritto sul suo blog Un sogno italiano un articolo di analisi critica e amara.

Il centrodestra frana e soccombe sotto le macerie della Casa della libertà, ex Forza Italia, ex Alleanza Nazionale. Macerie provocate non già da eventi esterni ma da una implosione senza precedenti nella storia politica italiana.

A far crollare l’edificio nel quale tanti italiani avevano trovato riparo, nella fiducia di una amministrazione della cosa pubblica migliore che nel passato, è stata la diffusa malversazione ai danni della finanza pubblica, come ogni giorno apprendiamo dai giornali con dovizia di particolari che ai più sembrano incredibili per l’ampiezza e la diffusione degli illeciti.

In aggiunta al latrocinio, il centrodestra ha dimostrato una crescente incapacità di governare ovunque ha gestito il potere, al Centro come nelle regioni, da Roma a Milano a Napoli, almeno per quel che se ne sa finora.

È il risultato del reclutamento della classe dirigente, politica e di governo, voluto da Silvio Berlusconi guidato da nessun senso delle istituzioni (Fini soleva dire “senso dello Stato zero”), per cui i candidati alle varie cariche dovevano avere requisiti che non attengono alla loro capacità politica. Si richiedeva la fedeltà assoluta al capo, spesso la giovane età, e, se donne, l’avvenenza. In conseguenza le amministrazioni e gli enti si sono riempiti di persone senza esperienza politica e amministrativa, il più delle volte privi di professionalità, affamati di potere e di soldi, con la conseguenza che l’Italia, ai vari livelli di responsabilità non è stata governata e l’erario è stato depredato a fini personali o di corrente.

“È questa la Destra di governo”?, soleva ripetere ironicamente uno stretto collaboratore di Gianfranco Fini vicepresidente del Consiglio, per ciò stesso visto di malocchio e conseguentemente accusato di essere un infiltrato, con amicizie “di sinistra” e perfino di aver militato in Rifondazione comunista.

Non è dubbio che di fronte alle notizie di stampa, al balbettio arrogante dei protagonisti impudicamente presenti in tv e nelle trasmissione di approfondimento, il popolo del centrodestra, quello che crede in Dio, Patria e Famiglia, per semplificare, e che si riconosce nelle dure parole del cardinale Bagnasco, si sentiva da tempo traditi e prova un disgusto profondo largamente condiviso.

Il Cardinale, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, ha definito “intollerabili” gli abusi sulla gestione dei fondi ai partiti. Unitamente al Cardinale Agostino Vallini, Vicario del Papa per la Diocesi di Roma, che aveva sostenuto col settimanale diocesano Roma Sette che “se non c’è una ripresa di senso morale individuale e collettivo in termini di giustizia e di solidarietà sociale le leggi non bastano o non sono equilibrate”, Bagnasco, da parte sua, ha stigmatizzato lo spreco di soldi pubblici. “E’ una cosa vergognosa”, ha detto. E le televisioni gli hanno dato ampio spazio.

Dunque una condanna ai massimi livelli della Chiesa nei confronti di uomini e donne presentatisi all’elettorato come responsabili e impegnati per il bene del Paese.

Eppure qualche dubbio sulla onestà di che era stato presentato alle elezioni per un voto privo di preferenze, il porcellum, c’era stato se Angelino Alfano, appena “nominato” segretario del PdL aveva promesso di farne “il partito degli onesti”, espressione che dovrebbe essere superflua per chi si presenta come democratico e liberale, dotato di senso dello Stato.

Il fatto è che la selezione della classe dirigente del partito sorto alla vigilia delle elezioni del 1994 e rimasto al potere in questi anni, è stata condotta con metodi a dir poco inadeguati. Mi diceva, ad esempio, un mio amico, che poi fu eletto deputato europeo, al vertice di un importante ordine professionale, di essere stato “esaminato” da “cacciatori di teste” ed interrogato a lungo su idee e programmi politici. Prima di essere considerato “degno”.

Era un metodo assurdo. La scelta dei candidati alla politica non è come quella di un manager di una società privata, servono altri parametri, quelli che evidentemente sono mancati se sono stati arruolati personaggi privi di qualsiasi professionalità e quindi naturalmente desiderosi di trarre dalla politica il loro sostentamento.

Ricordo, al riguardo, una intervista di qualche tempo fa, ad Antonio Martino il quale ricordava che, avendo manifestato al padre il desiderio di entrare in politica, si sentì dire che avrebbe dovuto prima concludere il suo iter professionale, per avere un lavoro, guadagnare ed essere libero. Antonio Martino è ordinario di economia politica ed il padre, per i pochi che non lo sanno, era un illustre cattedratico di medicina, a Messina dove è stato preside e rettore dell’Università, oltre ad aver ricoperto il ruolo di Ministro degli esteri in un momento particolarmente importante, quando fu definita la Comunità economica europea, prima a Messina in un convegno internazionale del 1956, poi a Roma nel 1957, quando furono firmati gli atti costitutivi.

Politici senza arte né parte non avrebbero potuto fare altro che approfittare della situazione per lucrare ai danni dei bilanci pubblici. Leggete i curricula, i più sono giornalisti o funzionari di partito. Laddove giornalista significa che hanno scritto sui giornali di partito, quei giornali, finanziati dallo Stato, che non leggono neppure coloro che vi scrivono. Sono persone che vivono di politica e della politica.

A questo punto gli elettori di destra, schifati da quel che leggono o avevano percepito, considerata la disinvolta gestione della cosa pubblica ai più alti livelli del governo Berlusconi, non sanno a che santo votarsi per rimanere presenti nel dibattito politico, per contare e contribuire a far valere le proprie idee.

È dura, non c’è dubbio. Anche perché tutto si sarebbero aspettati tranne che fosse proprio Berlusconi, con la sua gestione del partito, a consegnare l’Italia alle sinistre, nonostante gli italiani siano, in assoluta prevalenza, moderati.