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Corte dei conti: meno giudici più controllori, corrotti in festa

di Salvatore Sfrecola
Pubblicato il 27 Ottobre 2012 9:38 | Ultimo aggiornamento: 27 Ottobre 2012 9:44

Una minaccia incombe sulla Corte dei conti, la magistratura contabile che giudica e condanna a salate multe per danno erariale i ladri e gli incapaci della politica e della pubblica amministrazione. Nella guerra a corruzione e sprechi, le condanne della Corte dei conti fanno più paura del carcere, che tra prescrizione e condoni è spesso una minaccia inefficace.

Ora però il Governo, volendo, anche giustamente, sottoporre gli atti delle Regioni a controllo preventivo, lo vuole però fare senza aumentare il numero dei magistrati e quindi vuole spostarne una parte dai “tribunali” alla funzione di controller e la cosa allarma chi, per esperienza, sa che l’unico deterrente al mal governo è il timore di dovere pagare di tasca propria, ma proprio propria, le proprie malefatte.

Se il Governo andrà avanti su questa strada, sarà un grande giorno per ladri e corrotti, per la Corte dei conti una forma di eutanasia, di morte dolce e neppur tanto lenta, per via di pianta organica.

Salvatore Sfrecola ha scritto, sul suo blog Un sogno italiano, questa appassionata analisi sulla “eutanasia” della magistratura contabile in Italia.

All’indomani della celebrazione dei 150 anni dello Stato unitario, l’Italia vive la più fosca stagione della sua storia politica e amministrativa, squassata dalle notizie di sprechi incredibili e corruzione. Dalle Alpi al Lilibeo evasori fiscali, amministratori e funzionari incapaci o, più spesso, autentici delinquenti aggrediscono le casse dello Stato e degli enti pubblici per proprio, personale tornaconto.

Fin qui tollerati, questi criminali “dai colletti bianchi” trovano oggi sulla loro strada il Governo Monti che cerca di mettere riparo alla situazione. I buoi in gran parte sono scappati, ma quelli che rimangono se la dovranno vedere con misure severe, soprattutto controlli che s’immagina siano capaci di frenare lo spreco e la corruzione. Impresa ardua in un sistema di ampia autonomia delle Regioni e degli enti locali che lo stesso Governo ha in animo di rimodellare dopo la sciagurata riforma del 2001. Ma intanto la casta delle Regioni e degli enti locali, potentissima in Parlamento, impedisce ogni riduzione della spesa che colpisca la politica locale.

La risposta alla mala gestione sta, dunque, nei controlli affidati alla Corte dei conti con il decreto legge n. 174 del 10 ottobre 2012. Controlli preventivi di legittimità che si vorrebbero, tuttavia, limitare agli atti generali o programmatici sotto il profilo della verifica del rispetto dei vincoli finanziari, e controlli sulla gestione, che in realtà sono già svolti dalla magistratura contabile.

Italico more la riforma si fa addossando alla Corte dei conti un impegno notevole, ben sapendo che uomini e mezzi sono insufficienti, che il l’organico della magistratura denuncia una scopertura di quasi il 30 per cento, un numero rilevante, considerata l’entità degli enti da controllare.

Ed allora, mentre il Governo non sembra disponibile a mettere mano al portafoglio per consentire il completamento del ruolo organico della magistratura della Corte dei conti e, magari, per l’assunzione di qualche funzionario di collaborazione in più, laureati in economia e ragionieri (servono soprattutto ragionieri per esaminare le contabilità) c’è qualche mente eletta che immagina di distogliere magistrati dalla giurisdizione per destinarli alle sezioni di controllo e formula un emendamento che, rubando il mestiere al Consiglio di Presidenza, organo di autogoverno della magistratura contabile, qualifica i magistrati assegnati alla giurisdizione quali “perdenti posto” (una formula che si usa quando un ufficio viene soppresso) per assegnarli alla sezione del controllo.

Fatta con legge questa scelta sarebbe, di per se, un fuor d’opera, se non ci stessimo abituando ad un pauroso degrado della giurisdizione, sempre più grezza e approssimativa. Anche perché l’emendamento di cui ha dato notizia il 26 ottobre il Presidente dell’Associazione Magistrati della Corte dei conti, Tommaso Miele, non si sa bene da chi elaborato, anche se è facile immaginarlo, prevede una successiva rideterminazione delle piante organiche sulla base dei carichi di lavoro. Ottima indicazione che tuttavia prevede statistiche affidabili sull’impegno dei singoli uffici. Statistiche che l’esperienza ha dimostrato non sempre assunte sulla base di dati che corrispondo all’effettivo lavoro degli uffici, soprattutto delle Procure e delle Sezioni giudicanti.

L’emendamento è riferito all’art. 7, comma 1, lettera a) ed ha il seguente tenore:

“Il Presidente della sezione regionale di controllo della Corte dei conti coordina le attività amministrative della Corte stessa presso la medesima Regione. I magistrati in servizio, alla data di entrata in vigore della presente legge, presso ciascuna delle sezioni giurisdizionali regionali della Corte dei conti e delle Procure presso le medesime, sono assegnati, quali perdenti posto, alla sezione regionale di controllo presso la medesima Regione, in misura della metà e in ragione della minore anzianità nel ruolo, con salvezza del numero minimo per la composizione del Collegio e con possibilità di applicare magistrati in via aggiuntiva a più sezioni.

“Fermo restando la disposizione di cui al periodo precedente, il Consiglio di presidenza della Corte dei conti, nel termine perentorio di novanta giorni, ridetermina, su proposta del Presidente della Corte, sentite le Sezioni riunite, sulla base del numero di magistrati in effettivo servizio alla data di entrata in vigore del presente decreto legge, le piante organiche di ciascun ufficio in coerenza con i carichi di lavoro già accertati e con le nuove funzioni di cui alla presente legge. In caso di mancata adozione delle relative delibere nel termine di cui al periodo precedente, si provvede con decreto del Presidente della Corte dei conti. Le medesime disposizioni si applicano alle sezioni istituite presso le Regioni a Statuto speciale e presso le province autonome di Trento e di Bolzano”.

Di fronte a questa iniziativa Miele si è rivolto al Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio Antonio Catricalà, al Ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri, al Ministro dell’Economia e delle Finanze Vittorio Grilli, ed ai Presidenti delle Commissioni I e V della Camera dei Deputati, Donato Bruno e Giancarlo Giorgetti, manifestando “la grande preoccupazione e lo sconcerto di tutti i magistrati contabili per il tenore della disposizione proposta e per gli effetti devastanti che – se approvata – essa avrebbe sulla funzione giurisdizionale della Corte dei conti, espressamente prevista e tutelata dall’art. 103, comma 2, della Costituzione”. Ed ha fatto proporre un emendamento soppressivo dell’intero art. 7.

Naturalmente l’Associazione Magistrati si riserva di assumere ogni iniziativa per contrastare l’approvazione dell’emendamento incriminato.

Una conclusione è necessaria. I controlli preventivi e quelli successivi sono certamente nel dna della Corte dei conti e costituiscono uno strumento importante per frenare sprechi e corruzione. Con una considerazione. Quelli preventivi impediscono all’atto soggetto a controllo di esplicare efficacia, ove ne sia individuata la illegittimità.

I politici non li temono, i funzionari onesti li prediligono, perché li mette al riparo da errori e dalle prepotenze degli amministratori.

Quelli “sulla gestione” vengono dopo, a cose fatte, e denunciano disfunzioni e mancato perseguimento degli obiettivi agli organi espressione della volontà comunitaria, Parlamento, Consigli regionali, provinciali, comunali.

Questi il più delle volte fanno orecchio da mercante. Nel senso che hanno delle denunce della Corte dei conti una visione “politica”. Chi governa li snobba. A volte se ne impossessano l’opposizione, quando non tresca con chi governa, e la stampa.

La vera sanzione, quella che politici e dipendenti disonesti temono, è la giurisdizione di responsabilità amministrativa e contabile. È in quella sede che, chiamato in giudizio dal Procuratore regionale, il cattivo amministratore e il funzionario infedele si sentono chiedere il risarcimento del danno arrecato all’erario. E vi assicuro che anche quando si tratta di poche migliaia di euro la preoccupazione è tanta e la sanzione dolorosa.

Se passasse l’emendamento contestato dall’Associazione Magistrati amministratori e dipendenti disonesti stapperebbero una bottiglia di champagne alla salute di chi ha pensato di ammazzare la giurisdizione contabile proprio nell’anno in cui ricorrono i 150 anni della istituzione della Corte dei conti.

Un’eutanasia bella e buona. Un delitto contro l’Italia e gli italiani onesti.

Sono certo che il Presidente Monti non mancherà di tirare le orecchie a chi ha dato via libera a questo scempio.