Governo: serve ma non si vede. Nebbia a Roma

di Salvatore Sfrecola
Pubblicato il 31 Marzo 2013 6:48 | Ultimo aggiornamento: 31 Marzo 2013 0:09
silvio berlusconi

Berlusconi: 20 anni di non governo

I partiti italiani. dopo le elezioni del 24-25 febbraio sono allo sbando, non riescono a percepire la realtà con la quale devono confrontarsi oggi e nel medio lungo periodo, per governare e per cercare di portare a casa qualche consenso in più di quelli, scarsi, usciti dalle urne.

Nessun partito ha vinto le elezioni. Il Partito democratico ha beneficiato di una legge elettorale che gli attribuisce alla Camera il 55 per cento dei seggi, pur avendo conseguito voti per il 29 per cento dell’elettorato, poche decine di migliaia di consensi più del Popolo della Libertà

Il gruppo politico di Beppe Grillo, targato Movimento 5 Stelle, ha avuto un consenso eccezionale con il quale, in ogni caso, occorre fare i conti, non soltanto sperando che si disgreghi presto, considerata l’impreparazione di molti dei parlamentari eletti sotto quella bandiera e la fastidiosa supponenza con la quale trattano politici e giornalisti.

A questi partiti, mentre il Centro è evanescente, spetta dare un consenso al Governo che è giusto sia proposto dal Pd, nonostante i limiti della legge elettorale, perché proprio per quella legge ha la maggioranza alla Camera.

Pierluigi  Bersani però è andato alla ricerca di spiccioli di voti per avere la fiducia, mentre dimentica che non è sufficiente che la mozione con la quale viene approvato il programma di governo ottenga la maggioranza. Governare significa, di giorno in giorno, gestire l’attività legislativa, cioè far marciare i provvedimenti che caratterizzano l’indirizzo politico governativo. Un impegno notevole, in commissione e in aula, necessario per portare a casa le leggi idonee ad affrontare le tante, gravissime emergenze del Paese, per ammodernarlo ed avviare la crescita.

Questo vuol dire che serve una maggioranza non di pochi voti, ma solida e compatta. Altrimenti succede quel che ha caratterizzato l’esperienza di Berlusconi che, pur vantando la più consistente maggioranza parlamentare della Repubblica, ha vivacchiato, solo ricorrendo continuamente a maxiemendamenti ed a voti di fiducia. Cioè non governando, fino alla resa del novembre 2011.

La salute dell’ Italia, intanto,  è veramente precaria sul fronte finanziario, dell’occupazione e dei servizi sociali. Urge un Governo che governi, che sia stabile e duri.

in altri paesi si è ricorsi a vaste coalizioni, come in Germania, dove destra e sinistra hanno trovato la misura di un Governo che assume quale dato fondamentale quel minimo comune denominatore che consente di pervenire ai risultati desiderati.

In Italia non si fa. Non si può fare, per l’esasperata contrapposizione tra sinistra e destra, che non consente di trovare una mediazione che non mortifichi nessuno e consenta di far fronte all’ emergenza.

Da noi prevale l’egoismo partitico e l’incapacità di voltare pagina dopo la campagna elettorale, qualunque siano i toni della contesa. Anche in Germania i partiti si sono contrapposti violentemente ma, constatata l’impossibilità per uno solo degli schieramenti di formare il governo e, valutate le condizioni del loro Paese, hanno ritenuto di soddisfare il rispettivo elettorato dimostrando che prima di tutti viene l’interesse collettivo, la patria.

Noi siamo, da secoli, invece, “calpesti e derisi” perché divisi su tutto e questo non ci consente di avere il posto che a noi spetta nella storia e nella politica, per l’intelligenza e l’inventiva, che sono arte e scienza, non politica, ovviamente, tanto che citiamo spesso Nicolò Machiavelli, identificandolo come un furbastro consigliere del principe. Una categoria diffusa, quella dei consiglieri, meno quella dei principi veri, i politici di razza, intendo.