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Ilva: non i magistrati sbagliano, ma chi ha violato le leggi

di Salvatore Sfrecola
Pubblicato il 29 Novembre 2012 20:01 | Ultimo aggiornamento: 29 Novembre 2012 20:01

Il caso Ilva è il caso più clamoroso di violazioni ambientali continuate per anni nel silenzio totale delle autorità e delle amministrazioni. Dell’assoluto disprezzo delle leggi che dovrebbero tutelare ambiente e salute il caso Ilva è anzi diventato simbolo, emblema, paradigma.

Questo è palese  e ne hanno onestamente dato conto i lavoratori dell’Ilva che pur temono per il loro lavoro, a stridente contrasto con Beatrice Lorenzin, scatenata a Ballarò contro i giudici di Taranto, secondo l’usanza dei berluscones che devono far vedere al sovrano di essergli ciecamente fedeli, cercando di convincere i cittadini che la magistratura abbia debordato dai suoi compiti per chissà quali motivi.

Come dico spesso quando rilevo l’inosservanza della legge, ciò avviene per incapacità manifesta o per disonestà di chi avrebbe dovuto controllare. Ed è troppo facile immaginare, anche perché spesso ce ne dà conto la cronaca giudiziaria, che certe disattenzioni sono dovute a compiacenze della classe politica e amministrativa dinanzi a palesi violazioni delle norme di tutela ambientale. Compiacenze spesso lautamente compensate.

L’Italia è un Paese dalle molte leggi e dai tanti controlli. Ce ne erano tante, forse troppe, e non venivano anche allora rispettate già 700 anni orsono, come leggiamo nella Divina Commedia di Dante Alighieri. Le leggi, scriveva Dante nel verso 97 del canto XVI del Purgatorio, ci

“son ma chi pon mano ad esse?”.

Quanto ai controlli troppo spesso non riescono a scoprire gli enormi sprechi e la quasi evidente corruzione. Di più, in casi come quello della Ilva di Taranto, appare incredibile, quanto sorprendente che l’autorità preposta non abbia provveduto alle misurazioni previste dalla legge, dopo aver verificato che gli impianti fossero a norma.

Poi, come ho scritto, quando interviene la Magistratura a ricordare che siamo in uno stato di diritto nel quale la regola è il rispetto della legalità a tutti i livelli, ecco che interviene la Lorenzin di turno a dire che c’è un’interferenza dei giudici nell’attività delle imprese se non nella “politica industriale”.

È veramente penoso questo modo di ragionare che individua un vuoto di potere della classe politica e dell’amministrazione, un vuoto che determina, non una supplenza della magistratura, come comunemente si sente dire, dacché è giudici non fanno amministrazione, ma la repressione di reati, gravissimi perché da quelle condotte conseguono situazioni pregiudizievoli per la salute.

È bene, dunque, che i cittadini riflettano su questa situazione e, come gli operai di Taranto, distinguano tra chi opera in violazione della legge ed i giudici che quella legge sono impegnati a far rispettare.

Il vuoto della politica è la gravissima condizione di questo Paese al momento presente, quel vuoto che ha lasciato che le cose dell’economia andassero come sono andate, quel vuoto che è stato riempito dai “tecnici” dietro i quali politici quanto meno incapaci si sono rifugiati per non assumersi la responsabilità di misure dolorose in vista delle elezioni.

Incapaci ed un po’ anche vigliacchi.