Incendi, sequestrare i beni ai piromani: oggi non si chiedono danni e…

di Salvatore Sfrecola
Pubblicato il 8 Agosto 2019 7:04 | Ultimo aggiornamento: 7 Agosto 2019 19:10
Un incendio

Un incendio (foto d’archivio Ansa)

ROMA – Chi incendia paghi i danni. Dovrebbe essere normale secondo una regola elementare del diritto risalente ben oltre il diritto romano. Invece in Italia, che diciamo “patria del diritto”, chi incendia non paga per i danni causati dagli incendi all’ambiente, ai beni privati ed alle persone. Non paga neppure gli ingenti costi dello spegnimento che impiega uomini e mezzi, a terra e in cielo: vigili del fuoco ed altri uomini delle Forze dell’Ordine, canadair ed elicotteri per ore in volo, per raccogliere l’acqua da spargere sulle fiamme. Nessuno paga a causa di una mentalità sbagliata delle amministrazioni le quali ritengono che, anche quando l’incendiario è identificato, sia sufficiente il rinvio a giudizio senza costituzione di parte civile e nessuna richiesta di risarcimento danni.

La tesi, che ho ascoltato molte volte, è quella che nessun incendiario potrebbe risarcire gli ingenti danni, per cui è meglio soprassedere. È vero, nessuno potrà risarcire i danni effettivi ma è indubbio che tutti hanno qualcosa da perdere, la casa di abitazione, l’orto, l’auto, la moto. Per cui basterebbe il sequestro di questi beni e la spada di Damocle di ulteriori richieste risarcitorie, in caso di sopravvenute disponibilità, per intimorire l’incendiario che, se minorenne, determinerebbe un danno al patrimonio di famiglia. Con la conseguenza che se l’incendiario fosse il figlio scemo i genitori provvederebbero d’estate a tenerlo a casa. C’è, poi, ma lo sappiamo da sempre, l’incendiario per fini di interessi personali o della criminalità organizzata.

Magari di quanti saranno chiamati a fornire le alberature distrutte dal fuoco. Nei giorni scorsi un vasto incendio ha interessato Monreale. Era già accaduto nel 2017 quando i roghi avevano devastato diversi ettari di macchia mediterranea. I Carabinieri, hanno scritto i giornali siciliani, arrestarono Pietro Cannarozzo, 62 anni, operaio del Servizio antincendi dell’Azienda foreste e territorio della Regione Siciliana, e Angelo Cannarozzo, 26 anni, padre e figlio, accusati a vario titolo di furto pluriaggravato in continuazione e in concorso, peculato e incendio boschivo. Nell’occasione si erano impadroniti di una telecamera installata dalla polizia giudiziaria per indagare proprio sugli incendi e diversi attrezzi agricoli, motoseghe e decespugliatori di proprietà dell’Azienda regionale per le Foreste. Intercettati, hanno dato conto delle loro “imprese”.

Con il padre che rimproverava il figlio di non rendersi conto del rischio “che si bruciano le persone”. E il figlio che rispondeva “che mi interessa a me”. Ovviamente non basta la minaccia del risarcimento danni per frenare gli incendiari, anche perché non sempre si scoprono gli autori dell’illecito. Occorre un’opera di prevenzione con la cura del sottobosco che, abbandonato come avviene oggi, innesca facilmente il fuoco. Basta un mozzicone di sigaretta o una lattina di birra che faccia da specchio al sole, gettata o lasciata da uno dei tanti incivili che popolano questa nostra Italia. E i boschi.