Italiani poveri vs migranti: se potessi avere 1000€ al mese

di Salvatore Sfrecola
Pubblicato il 25 Agosto 2015 7:40 | Ultimo aggiornamento: 24 Agosto 2015 22:21

ROMA – Salvatore Sfrecola ha pubblicato questo articolo anche sul suo blog, “Un sogno italiano

Italiani poveri vs migranti: se potessi avere 1000€ al mese

Scontri fra polizi e migranti al confine fra Macedonia e Grecia

“.

La polemica aspra che vede l’un contro l’altro armati Destra, Sinistra e Governo sulla politica nei confronti dei migranti è certamente destinata ad accentuarsi ulteriormente nella prospettiva delle elezioni comunali della prossima primavera e di un possibile ricorso anticipato alle urne se il Partito Democratico si trovasse a fare i conti con una ulteriore riduzione del consenso elettorale.

Sono gli enti locali, infatti, al Nord come al Sud, che sentono di più le difficoltà delle popolazioni alle quali non è più possibile dare risposte adeguate, dalla gestione degli asili alla manutenzione delle strade, a seguito della riduzione dei trasferimenti statali e dei vincoli del patto di stabilità interno. Il malessere nasce lì nelle città e nelle contrade dove la politica per rispondere alle esigenze delle persone e delle imprese può solamente alzare tasse e tariffe, ormai a livelli intollerabili.

In questa condizione l’insediamento dei migranti che, tra l’altro, non possono essere impiegati in lavori socialmente utili per difficoltà burocratiche, primo fra tutti l’impossibilità di assicurarli per carenza di risorse in bilancio, aggiunge elementi ulteriori al malessere già alto, che va al di là del disagio delle famiglie. Nessun reddito minimo è assicurato agli italiani a fronte dei circa 1000 euro che costa un migrante.

A margine della polemica, dunque, i partiti devono inevitabilmente preparare una piattaforma programmatica da presentare al corpo elettorale per acquisire consensi anche tra quanti hanno disertato le urne negli ultimi anni. La situazione è talmente complessa e le difficoltà economiche prima indicate così significative che per molti non votare non sarà più una scelta possibile solo che si stimoli la loro reazione, anche con argomenti sbrigativamente giudicati “populisti”. Un modo per individuare idee politiche che parlano alla pancia delle persone. E mai come in questo momento pancia significa effettivamente il bisogno della gente.

Occorre, dunque, mettere a punto idee per identificare una piattaforma programmatica concreta, possibile da realizzazione in tempi brevi, che offra la prospettiva di una svolta, che non siano gli slogan e le riforme generiche alla Renzi, delle quali abbiamo nell’ultimo anno sperimentato l’inutilità quando non la pericolosità. Basti pensare che discutiamo da più di un anno della riforma del Senato, del tutto inutile per la ripresa dell’economia ma funzionale alla conquista del potere, nemmeno del Partito Democratico, ma di Renzi e dei suoi.

È necessaria, dunque, una piattaforma programmatica di pochi e comprensibili punti che semplifichino la vita di tutti i giorni eliminando i costi della burocrazia da trasformare da un peso in una opportunità, com’è nelle democrazie europee, idee capaci di riscuotere il consenso della gente delusa e in grande difficoltà, a partire da quel ceto medio che è l’ossatura fondamentale della Nazione, mortificato e impoverito da una dirigenza governativa senza alcuna esperienza ma con molta presunzione, come dimostrano i fatti, a cominciare da quella che è stata una grande occasione perduta, la presidenza italiana del Consiglio dei Ministri dell’Unione Europea nel semestre conclusosi a fine 2014. Niente, assolutamente niente Renzi ha portato da Bruxelles, né sul piano delle politiche dello sviluppo, né per quanto riguarda l’immigrazione, un peso che i partner europei non hanno voluto alleviare, essendosi limitati a qualche modesto esborso di denaro che con compensa i costi alti delle operazioni navali nel Mediterraneo né di quelli dell’assistenza.

È mancata, in proposito, anche una strategia di risposta adeguata ad un fenomeno che certamente ha origini antiche ma che sta consentendo grossi guadagni a chi recluta i “migranti”, li raccoglie in terre lontane, li trasferisce lungo migliaia di chilometri, li imbarca su mezzi precari che sembrano una risorsa inesauribile nonostante i continui naufragi. Deve essere chiaro che non è una migrazione autogestita. È un trasferimento di centinaia di migliaia di persone organizzato anche con finalità di creare problemi ai paesi che li accolgono. Come inducono a pensare le parole del Ministro del petrolio libico Mashala S. Agoub Said in un’intervista a tutta pagina su Le Figaro del 2 giugno, nella quale segnalava che, a suo giudizio, tutto viene organizzato dall’ISIS, di villaggio in villaggio, preparando i giovani alle armi in cambio della traversata del Mediterraneo ed impegnando le varie mafie. Considerazioni che non fanno venir meno, ovviamente, l’obbligo morale di salvare chi rischia di annegare e di assistere chi raggiunge le nostre coste.

Il problema, tuttavia, come emerge dalle polemiche aspre di questi giorni, è politico, della compatibilità delle spese che il bilancio pubblico sostiene per i migranti con le condizioni di precarietà di molti strati della popolazione italiana, in un momento nel quale mancano investimenti pubblici per lo sviluppo dell’economia e per il sostegno dell’occupazione. Considerato anche che se solamente la metà dei costi sostenuti in Italia per i migranti, i 1000 euro mensili di cui si è detto, fosse spesa per iniziative economiche produttive nei paesi d’origine, che non possono essere i campi di raccolta di cui alcuni parlano, sarebbe possibile assicurare condizioni di vita più dignitose a quelle genti e forse anche guadagni per i nostri imprenditori che si impegnassero in Africa e nel vicino Oriente per iniziative produttive collegate con industrie e manifatture italiane da sviluppare in partnership virtuose.

Serve un po’ di fantasia e qualche iniziativa intelligente che il tradizionale genio italico sembra non saper più immaginare.