Magistrati in pensione e non sostituiti: via libera a ladri di Stato e criminali

Pubblicato il 8 Agosto 2014 6:45 | Ultimo aggiornamento: 7 Agosto 2014 22:30
Magistrati in pensione e non sostituiti: via libera a ladri di Stato e criminali

Magistrati in pensione e non sostituiti: via libera a ladri di Stato e criminali

Salvatore Sfrecola ha pubblicato questo articolo sul blog Un Sogno Italiano.

Non si è ancora spenta la polemica seguita alle affermazioni contenute nel blog di Carlo Cottarelli, il Commissario governativo per la riduzione della spesa, con riferimento alla mancata copertura di rilevanti oneri finanziari connessi alle assunzioni di docenti delle scuole medie, che l’arrogante replica del Premier Matteo Renzi, che ha fatto spallucce nel leggere quelle osservazioni, è stata smentita clamorosamente dalla Ragioneria Generale dello Stato, la struttura del Ministero dell’economia e delle finanze che, come sappiamo, ha il compito di controllare l’andamento della spesa pubblica. Cosa che fa “bollinando”, come si dice in gergo, cioè apponendo il “bollino”, un piccolo timbro, ai provvedimenti di spesa, con ciò attestando che le nuove o maggiori spese previste indicano i mezzi per farvi fronte, come si esprime l’art. 81 della Costituzione, cioè la “copertura”.

Ebbene la Ragioneria Generale ha ritenuto che ci sia uno scostamento di 10 milioni di euro, che quindi vanno reperiti, rispetto alla decisione assunta dalla Camera nel disegno di legge di conversione del decreto legge n. 90 del 24 giugno 2014, sulla Pubblica Amministrazione, approvato con una mozione di fiducia, cioè senza discussione un Assemblea, per passare all’esame del Senato.

Le censure dei tecnici di via XX Settembre riguardano sostanzialmente la stessa materia oggetto delle osservazioni del Commissario alla riduzione della spesa. Si tratta sostanzialmente di spese che non trovano copertura in disponibilità attuali del bilancio (infatti si tratta di tagli previsti e non attuali) disposte in violazione dell’articolo 81 della Costituzione. Una disposizione voluta da un grande economista, Luigi Einaudi, sulla base della quale per coprire le nuove o maggiori spese è necessario individuare nuove entrate o minori spese nella stessa misura ma anche della stessa natura. Nel senso che, ad esempio, non è possibile far fronte a nuove spese utilizzando riduzioni parziali o momentanee o entrate non permanenti.

Aldilà dell’aspetto tecnico, sul quale i ministri dell’Economia e delle Finanze e per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione devono ricercare una copertura adeguata, sia per i 4000 professori assunti sia per il collocamento a riposo d’ufficio a 68 anni per i professori universitari (costo 34,2 milioni nel 2015 e 113 fino al 2021), il governo si trova ad affrontare una serie di altri problemi che riguardano proprio la normativa appena approvata dalla Camera che rivela altri profili di incostituzionalità, sia per quanto riguarda la stessa natura dell’atto, cioè la decretazione d’urgenza in casi nei quali l’esigenza “straordinaria” è smentita dalla stessa natura delle norme introdotte, che per quanto concerne appunto gli oneri che questa nuova normativa reca a carico del bilancio dello Stato.

È facile constatare, ad esempio, che le disposizioni che riguardano le magistrature, alle quali viene attribuita un intento di miglioramento dell’attività giudiziaria, non raggiunge assolutamente l’obiettivo, non già per fatti sopravvenuti ma per una inadeguata valutazione degli effetti delle norme che sono state introdotte. Dobbiamo considerare che la lentezza della giustizia, soprattutto di quella civile, non si risolve certamente mandando in pensione un gruppo di magistrati più anziani con maggiore esperienza, per effetto della eliminazione della proroga del trattenimento in servizio, perché quella norma, che viene finalizzata al “ricambio generazionale”, in realtà priva gli uffici giudiziari di un certo numero di magistrati senza prevedere la loro sostituzione in un arco di tempo ragionevole.

Va osservato, al riguardo, che le associazioni dei magistrati ordinari, amministrativi, contabili e militari non hanno eccepito alcunché sulla decisione del governo di abolire la proroga del trattenimento in servizio ma hanno fatto notare, come appena abbiamo rilevato, che il ricambio generazionale non c’è e non è neppure prevedibile in tempi brevi.

A fronte di pensionamenti, i quali possono anche creare problemi nel settore della giustizia penale per i processi di mafia, camorra e corruzione, in quanto dovranno essere ricostituiti collegi giudicanti e si dovranno iniziare nuovamente i processi, non si intravedono arruolamenti di nuovi magistrati nell’arco di un ragionevole spazio di tempo.

Un esempio per tutti. La Corte dei conti chiamata, in questo momento di particolare crisi finanziaria dello Stato, delle Regioni e dei Comuni nell’ambito dei quali sono stati accertati illeciti di rilevanti proporzioni, a fronte di un organico di poco superiore alle 600 unità ha oggi in servizio poco più di 400 magistrati che diventeranno poco più di 300 per effetto dell’esodo previsto. In questa condizione, il Governo autorizza un concorso a 18 posti di referendario, la qualifica iniziale del ruolo della magistratura contabile. Di quale “ricambio generazionale” vogliamo parlare!

Poco più di 300 magistrati dovrebbero far fronte alle esigenze di controllo di legalità e regolarità contabile e per l’accertamento delle responsabilità per danno erariale (basti pensare all’Expo di Milano ed al Mose di Venezia) in relazione a oltre 20 Ministeri a 20 Regioni a più di 100 province più di 8mila Comuni.

Pare evidente che, se in ognuno di questi enti c’è anche un solo politico o funzionario incapace o disonesto, il provvedimento governativo impedisce alla magistratura più antica d’Italia di esercitare il proprio ruolo a tutela dei cittadino contribuente, come si dice, perché le risorse pubbliche sono assicurate allo Stato e agli enti dal pagamento delle imposte e delle tasse da parte dei cittadini.

Con superficialità e improntitudine si è affrontato un problema delicato e urgente sciabolando a destra e a manca senza avere un’idea chiara di quale amministrazione si vuole realizzare al di là degli slogan sulla semplificazione che trovano tutti d’accordo. Ma al di là delle parole e dei messaggi di facile attrattiva per un’opinione pubblica che si scontra quotidianamente con l’inefficienza della Pubblica Amministrazione un governo responsabile avrebbe dovuto procedere ad una serie di interventi urgenti senza privarsi di risorse umane che sono preziose per il funzionamento degli uffici.

Il richiamo della Ragioneria Generale dello Stato, che viene subito dopo quello del Commissario governativo alla riduzione della spesa, dimostra senza possibilità di dubbi che si procede con molta superficialità nella fiducia che l’opinione pubblica si faccia convincere dalle parole e dagli slogan e prevedendo che le inevitabili ripercussioni di quello che sta accadendo siano dilazionate nel tempo, possibilmente al di là di qualche appuntamento elettorale, quando gli italiani saranno chiamati a valutare se effettivamente le promesse sono state mantenute.

Ma una cosa è certa i dati contabili sono un riferimento imprescindibile. Se i conti non tornano, come non tornano alla Ragioneria Generale dello Stato, ci sarà probabilmente un giudice che invierà alla Corte costituzionale questa legge raffazzonata per essere priva di copertura finanziaria.