Matteo Renzi vincerà dominando la burocrazia: rischio “soliti noti”

di Salvatore Sfrecola
Pubblicato il 14 febbraio 2014 11:26 | Ultimo aggiornamento: 14 febbraio 2014 11:54
Matteo Renzi vincerà dominando la burocrazia: rischio "soliti noti"

Matteo Renzi. Riuscirà a dominare la burocrazia?

Salvatore Sfrecola, magistrato e presidente di Sezione della Corte dei Conti, fu anche capo di Gabinetto e sulla base di una conoscenza dall’interno ha scritto questo articolo per Un Sogno Italiano

È giovane il leader del Partito Democratico e, da giovedì 13 febbraio, candidato Presidente del Consiglio, pieno di entusiasmo e di voglia di fare. È circondato da giovani, anche essi pieni di entusiasmo e di buoni propositi, per l’Italia e gli italiani.

Di chi si circonderà nei palazzi del potere è ancora difficile dire. Si fanno nomi per i vari ministeri. Quasi tutti con scarsa o nessuna esperienza ministeriale. Questo può essere un problema, perché si governa con la struttura, con gli uomini delle amministrazioni e con le regole che i funzionari devono applicare. Se non si conoscono questi meccanismi non si possono attuare le politiche pubbliche essenziali nel programma di governo.

È vero che le leggi e i regolamenti si possono cambiare ma anche questi con determinate procedure e con l’ausilio della struttura che sola è in condizione di riformare ordinamento e procedure.

E qui che i governi falliscono gli obiettivi. Dominare la struttura non è facile, anzi è difficile, anche perché averla contro significa spesso fare riforme che non funzionano. Il fatto è che i ministri troppo spesso si circondano di Capi di Gabinetto, Capi degli Uffici legislativi, Consiglieri giuridici certamente fidati e professionalmente dotati ma tradizionalmente legati alle lobby burocratiche attraverso incarichi e consulenze, dalle lezioni nelle scuole delle amministrazioni, ai collaudi ed alle commissioni di esame, legami forti che portano remunerazioni aggiuntive e, soprattutto, altri vantaggi, l’assunzione di figli e nipoti nei ministeri e negli enti controllati.

Per carità, tutte attività consentite e “utilità” umanamente comprensibili (chi non cercherebbe di aiutare un figlio o un nipote ad ottenere un posto di lavoro?) ma situazioni che impacciano chi voglia riformare profondamente le amministrazioni e restituire loro quell’efficienza che è condizione per una buona azione di governo. Basti pensare alle centinaia di regolamenti da mesi in attesa di dare concreta attuazione a molte importanti leggi.

Riusciranno Matteo Renzi ed i suoi ministri a rinunciare ai soliti noti, e scegliere esperti sicuri conoscitori dell’amministrazione e pronti a percorrere la strada delle riforme vere, quelle che sono capaci di restituire efficienza all’amministrazione e smalto al governo? Se lo augurano gli italiani ed i tanti bravi funzionari del quali l’Amministrazione italiana è fornita e che sono compressi dagli interessi privati di chi, fuori e dentro i Ministeri, pensa al proprio particulare.

Matteo Renzi, che viene da Firenze, buoni studi classici, avrà certamente a mente l’insegnamento del “realista” Francesco Guiccardini e lo troverà più vicino dell’“utopista” Machiavelli, un teorico si direbbe oggi. Guicciardini, infatti, nelle Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sulla prima deca di Tito Livio, critica il pensiero di Machiavelli per rimanere ancorato a un empirismo assoluto e radicale, lontano dalla “palude” nella quale il Governo di Enrico Letta è rimasto impantanato.