Renzi deve togliere le tasse sulle seconde case: i 5 perché

di Salvatore Sfrecola
Pubblicato il 9 Dicembre 2015 8:21 | Ultimo aggiornamento: 9 Dicembre 2015 8:21
Renzi deve togliere le tasse sulle seconde case: i 5 perché

Renzi parla e promette di togliere le tasse. Comninci dalle seconde case

ROMA – Salvatore Sfrecola ha pubblicato questo articolo anche sul blog “Un Sogno Italiano” col titolo “Le tasse sulla seconda casa ingiuste e dannose per l’economia”.

Nella vulgata del Governo e dei partiti, la tassazione delle seconde case sarebbe giusta perché quelle abitazioni rappresenterebbero un “indice di ricchezza” e comunque assicurerebbero congrue entrate agli enti locali. Di tutto questo è vera solamente quest’ultima affermazione. In effetti i comuni marittimi o montani si rifanno sulle seconde case tassandole pesantemente per recuperare quelle risorse che non provengono più dai trasferimenti erariali. Ugualmente mi è stato fatto osservare concedono licenze edilizie solo per incassare

Sennonché le seconde case, a valutare nella sua realtà il fenomeno, sono tutt’altro che un indice di ricchezza.

1. In primo luogo perché il più delle volte sono modeste abitazioni, anche quando pomposamente definite “villette”, ereditate dai nonni e dai padri che di quelle località marittime collinari e montane erano originari. Case mantenute soprattutto per motivi affettivi per brevi vacanze estive invernali o nei fine settimana.

2. Inoltre, proprio per essere poco utilizzate e comunque in ragione delle località nelle quali sono collocate abbisognano di costose e continue manutenzioni le quali attivano lavoro per artigiani locali, muratori, idraulici, giardinieri, che alleviano difficoltà dei residenti spesso costretti ad “arrangiarsi” proprio con quei lavoretti saltuari assicurati dalla manutenzione delle seconde case.

3. Oggi la tassazione scoraggia la disponibilità di una seconda casa. Il mercato è fermo, come attestano le agenzie immobiliari. Inoltre quelle case non si vendono per cui spesso sono abbandonate, con effetti negativi anche sull’economia degli enti locali interessati i quali avrebbero, invece, da un’espansione degli immobili notevoli incentivi per tutte le attività commerciali, dai ristoranti alle attività artigianali che fioriscono dovunque in Italia, preziosa risorsa delle comunità.

4. Inoltre la presenza di seconde case favorisce l’aggregazione di amici con effetti sollecitatori di ulteriori iniziative locali che gli enti locali attivano attraverso ricorrenze della loro storia, sagre paesane ed altre attività, comprese quelle, frequenti in questo nostro Paese, di valorizzazione dei beni culturali, in specie di quelli del patrimonio archeologico.

5. Gravare le seconde case di imposte pesanti è un errore gravissimo perché disincentiva una serie di attività che spesso consentono la sopravvivenza di località che altrimenti sarebbero abbandonate ad un rapido degrado. La mentalità rapinatoria del Fisco italiano a tutti i livelli va abbandonata, dovendosi invece ritenere che tassare o detassare è strumento di politica economica prezioso come tradizionalmente ritenuto dagli economisti e dai politici più avveduti, quelli che guardano lontano e apprezzano gli effetti dell’intervento pubblico nel tempo.

Detassare le seconde case, dunque, si può e si deve. Ma è dubbio che questa classe politica modesta comprenda la necessità di stimolare un settore dell’economia che, specialmente nell’hinterland delle grandi città si basa molto su immobili destinati al riposo, allo svago e all’attivazione di relazioni che arricchiscono quelle località ed i loro abitanti. Ed anche gli enti che dalla vivacità della comunità possono ritrarre maggiori entrate, in particolare da attività commerciali fiorenti e vantaggi da una ridotta necessità di aiutare persone in difficoltà per le scarse possibilità di lavoro. Specialmente in questo periodo.

L’economia di una comunità, infatti, va vista nella sua globalità e nelle possibilità di sviluppo che è sbagliato comprimere alla base disincentivando un settore che, come abbiamo visto, offre tante possibilità.