Salvatore Sfrecola

Renzi incalza Letta. Elezioni europee vicine, Pd rischia per Governo inerte

 Renzi incalza Letta. Elezioni europee vicine, Pd rischia per Governo inerte

Matteo Renzi (a sin. nella foto LaPresse). Fratelli coltelli

Matteo Renzi che incalza il Governo presieduto da Enrico Letta, esponente di primo piano del Partito Democratico, sembra a qualcuno una anomalia.

Non è così, anche se, con l’eccezione di Umberto Bossi e del suo partito “di lotta e di governo”, nella prima e nella seconda repubblica la dialettica partiti, maggioranza, governo era quasi inesistente. O, meglio, era solo sotterranea, come dimostra la presenza, in varie occasioni, di “franchi tiratori”, parlamentari che votavano, in occasione di voti segreti, contro il governo appoggiato dal partito di appartenenza.

È, infatti, normale, specialmente in un governo di coalizione, in presenza di una maggioranza variegata, che i partiti esprimano le loro istanze presentandole al governo non solo al momento della sua formazione ma anche successivamente. Anzi, di giorno in giorno, proprio perché è interesse di ogni partito, rispetto all’elettorato, far percepire che le proprie istanze sono accolte o, se questo non avviene, che la colpa è degli altri partiti che compongono la maggioranza che regge l’esecutivo.

Fa bene, dunque, Renzi, indipendentemente dal merito delle proposte e delle sollecitazioni che rivolge al Governo, a chiedere al Presidente del Consiglio, in particolare perché è personalità di spicco dello stesso partito, che la piattaforma programmatica che ha giustificato l’accordo tra le forze politiche sia realizzata nei modi e nei tempi funzionali a che il PD se ne possa vantare dinanzi all’elettorato, soprattutto perché è in vista una importante scadenza elettorale, il rinnovo dei parlamentari europei di spettanza del nostro Paese.

Renzi ha percepito il pericolo di questa competizione in assenza di risultati spendibili durante la campagna elettorale.

L’Europa, a torto o a ragione, non è molto amata ed è possibile un sensibile astensionismo ed un successo di quanti hanno criticato Bruxelles e l’euro. Una sconfitta rispetto alle aspettative di successo di Renzi sarebbe una grave lesione dell’immagine del leader democratico. Il Sindaco di Firenze se ne rende conto e sollecita il governo a dimostrare quanto meno un’inversione di tendenza rispetto all’immobilismo strisciante dei mesi scorsi. In sostanza vuole dimostrare che con lui alla guida del PD le cose cambiano, che alcune riforme che si possono fare immediatamente vengono realizzate e che il balletto delle lungaggini parlamentari vengono lasciate alle spalle. Che, cioè, è cambiato il passo e gli italiani possono aver fiducia in lui.

Niente di strano, dunque, nella polemica neppure troppo sotterranea tra Renzi e Letta, il primo interessato a rivendicare al suo partito i meriti di quel qualcosa di nuovo che gli italiani attendono da tempo, il secondo temporeggiatore, dedito alla mediazione, sulla scia dell’illustre zio che aveva fatto di Palazzo Chigi la stanza di compensazione delle istanze politiche e degli interessi, all’interno della maggioranza e dei partiti. Non che la mediazione non sia pregevole capacità politica, ma se fa segnare il passo al governo evidentemente contenta pochi e scontenta i più. Questo Renzi non può accettarlo e, nell’interesse dello stesso Letta, chiede a gran voce che il governo faccia alcune cose che sono nel programma della maggioranza ed altre che il partito chiede. E che le faccia presto e bene.

 

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