Salvini ora è un barile di dinamite, se Russia o Usa accendono la miccia…

di Giuseppe Turani
Pubblicato il 11 Luglio 2019 14:38 | Ultimo aggiornamento: 11 Luglio 2019 14:38
Salvini ora è un barile di dinamite, se Russia o Usa accendono la miccia... (foto Ansa)

Salvini ora è un barile di dinamite, se Russia o Usa accendono la miccia… (foto Ansa)

ROMA – Salvini è diventato un barile di dinamite, da cui partono due micce: una va a Washington e l’altra a Mosca. Che le possono accendere in qualsiasi momento. Con prevedibili tragiche conseguenze per la nostra povera Italia: è la conclusione cui arriva Giuseppe Turani, in questo articolo intitolato “Quota 114”, che è la somma “dei 49 milioni fregati agli italiani, 65 tentato colpo di Mosca”.

L’articolo è stato pubblicato anche da Uomini & Business.

“Uomo di panza, uomo di sostanza”, dice di se stesso Matteo Salvini. Una sostanza che probabilmente lo aiuterà a superare anche questa ultima bufera, i soldi di Mosca. Non si preoccupa tanto delle reazioni italiane. Qui si sente abbastanza sicuro. Sta al governo, e ci sta con i 5 stelle.

I grillini, i più terrificanti moralisti del pianeta, finora hanno reagito con una certa educazione, e tutti sappiamo perché. Almeno metà di loro nel caso di nuove elezioni dovrebbe abbandonare gli scranni (e gli stipendi) del Parlamento per tornare alla cassa del bar o sul divano di mamma. La parola d’ordine quindi è: calma ragazzi, abbiamo ancora tante cose da fare. Insomma, se non salta fuori una foto a colori di Putin che allunga una mazzetta a Salvini, non se ne fa niente. E, forse, nemmeno in quel caso.

“Noi mai preso soldi”, tuona Di Maio. Svegliati: è il tuo socio che forse c’ha provato. Il Pd un po’ urla e strepita, ma non perde il suo aplomb zingarettiano. Ci sarebbe materia per rivoltare il Parlamento, ma i toni sono quasi inglesi: venga qui a spiegare che cosa è successo, metta la cravatta e si ricordi che alle 17 serviamo il tè. E poi con quei precedenti del Pci… 

Insomma, Salvini questi qui se li mangia tutti prima delle nove, subito dopo i consueti due etti di Nutella e una cofanata di brioche ancora calde. Quello che non capisce, e che gli rode e che lo inquieta, è il luogo d’origine del siluro. Glielo hanno sparato a freddo e dritto in fronte. Ma perché proprio adesso e, soprattutto, chi è stato a premere il pulsante? Poiché l’incontro di cui sta circolando la registrazione è di parecchio tempo fa: Già a febbraio, un’inchiesta de L’Espresso citata dallo stesso sito americano riferiva l’informazione secondo cui tre milioni di tonnellate di gasolio sarebbero state vendute a un’azienda italiana, un piano della Russia per sostenere i sovranisti alle Europee mascherato da scambio commerciale. 

Ora è evidente che qualcuno ha messo quel nastro in una scatola e lo ha tenuto da parte in vista di un utilizzo futuro, eventuale. Forse sì, forse no. Ieri è scattato il forse sì. Perché? Le ipotesi sono due, opposte, e quindi non ci portano per ora da nessuna parte:

1- Da tempo immemorabile Salvini cerca di costruire un rapporto confidenziale, amichevole, con la Russia di Putin, in odio all’Europa, sua vera bestia nera, detestata perché sa che gli impedirebbe di fare la sua personale dittatura. Ma di recente la vanità lo ha portato lungo le strade di Washington, per chiacchierare con l’amministrazione americana. Trump non ha voluto ricevere l’ex comunista del Leoncavallo, ma il suo segretario di Stato si è offerto per una foto. Tombola. Salvini fra i grandi del pianeta (si fa per dire). Ma, seccati per il suo continuo flirtare con Mosca, incazzati, indispettiti, fanno passare dalla Cia la registrazione maledetta a BuzzFeed. Segnale: guarda che su di te sappiamo tutto, sta buono e sta in riga.

2- Tesi opposta: sono stati i russi, mica tanto felici di vedere il loro ragazzo italiano prediletto, l’uomo che si era offerto a loro per scassare l’Europa, giocare un po’ troppo in proprio, andando addirittura a trescare a Washington Dc. Segnale: guarda che ti possiamo liquidare in ogni istante, torna subito in riga. Salvini, un po’ perché questo richiede il copione e un po’ perché più in là non arriva, ostenta tranquillità e serenità. Perché? Non ha tutti i torti. Sa di essere, nonostante tutto, utile a tutti, soprattutto adesso che è abbastanza ricattabile.

Si è trasformato, insomma, in una specie di carta di riserva: se qualcosa va male (per i russi o per gli americani), basta far saltare Salvini, oggi l’uomo più potente d’Italia, per gettare il Paese nel caos e farne quello che si vuole. Salvini, in poche parole, si è trasformato una sorta di barile di dinamite, probabilmente con due micce: una va a Washington e l’altra a Mosca. Prima o poi qualcuno darà fuoco alla miccia. Bye bye Salvini. Bye bye Italia.