Salvini come Nelson caccia gli invasori neri, Conte questua, Di Maio promette

di Giuseppe Turani
Pubblicato il 19 giugno 2018 10:06 | Ultimo aggiornamento: 19 giugno 2018 10:06
Matteo Salvini come Nelson caccia gli invasori neri, Conte questua, Di Maio promette

Salvini come Nelson caccia gli invasori neri, Conte questua, Di Maio promette

La divisione del lavoro all’interno del governo del cambiamento è chiara. Il Parlamento, sede [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] di ogni potere, è come se non esistesse: dopo 100 giorni dalle elezioni non ci sono ancora le commissioni (questione di spartizione delle poltrone) e quindi i parlamentari incassano lo stipendio (ormai da tre mesi), ma per il resto vanno a mangiare gelati da Giolitti.

Questo è un po’ curioso per gente che si appella ogni due per tre al popolo, ma è andata così.

Poi c’è il governo. E qui è tutto più  chiaro.

1- Il presidente Giuseppe Conte, che dovrebbe essere il numero 1, di fatto gira l’Europa con il cappello in mano a chiedere soldi: siamo pieni di poveri, di giovani senza occupazione, siamo disperati. Si è spinto persino a sostenere, convinto, che debba essere l’Europa, in nome della lotta alla povertà, a pagare il reddito di cittadinanza famoso. Non ha precisato, però, se a 11 milioni di italiani, come in origine, o a 27 e basta. Comunque, l’idea che dopo aver fatto, l’Italia, 2300 miliardi di debiti sia l’Europa a dover dare uno stipendio ai nostri concittadini in cambio di niente (nemmeno raccogliere le foglie nei giardini pubblici), è una vergogna che solo a questo governo poteva venire in mente.

Altro che ritrovata dignità dell’Italia, abbiamo rialzato la testa (espressione vagamente mussoliniane): qui siamo precipitati al rango di barboni. Di fatto siamo agli incroci, sotto il semaforo, con il cappello in mano a chiedere oboli all’Europa. E non ci offriamo nemmeno per lavare il vetro: in nome della nostra dignità chiediamo soldi e basta.

2- Il vice-premier Matteo Salvini, che è il più attivo, continua nella guerra a qualsiasi cosa che sia vagamente umana o che abbia propositi umani: le Ong, i rom, il riso cambogiano. Non va tanto per il sottile: è in battaglia contro tutto ciò che sta sulle palle ai suoi elettori, che notoriamente non sono dei raffinati studiosi. La sua forsennata campagna elettorale gli sta procurando, sembra, molti voti e quindi medita di sbaraccare tutto e di andare a nuove elezioni e di diventare finalmente presidente del Consiglio. Per capire che cosa farà dopo, rileggere le avventure dell’Argentina: lo schema è quello, sovranismo classico e miseria per tutti (tassi di interesse al 40 per cento, da quelle parti).

3- L’altro vice, Luigi Di Maio, meno sanguigno, si arrabatta, ma sembra non aver ancora trovato un mestiere. Ha provato con la storia dei rider (i ragazzi delle pizze a domicilio), ma forse ha già capito che si tratta di un buco nell’acqua e allora è tornato a fare un po’ di annunci: cambierò il jobs act, farò questo e farò quello, insomma chiacchiere.

4- Il ministro dell’economia, Tria, sta zitto e lavora. Di lui si sa solo che intende proseguire, come un carro armato, lungo la linea già tracciata da Padoan e Gentiloni: rispetto dei vincoli europei e nessuna fuga avanti. Cioè nessuna delle sciocchezze promesse in campagna elettorale dai due Salvini e Di Maio. Niente, zero. Come se la campagna elettorale e il famoso contratto non fossero mai esistiti.

In sostanza, mentre Di Maio può essere considerato come un figurante, chi fa davvero danni è Salvini. In Europa sta stringendo un’alleanza con gli austriaci, gli ungheresi, i tedeschi ma quelli di Monaco (nemici della Merkel) e i teppisti ex comunisti di Visegrad. La cosa buffa è che questa è tutta gente che sogna solo di chiudere le frontiere e di mandare Schengen a quel paese. Di fatto sogna di blindare l’Italia da cui non dovrebbe più uscire niente, lasciandola sola in mezzo al Mediterraneo a reggere l’ondata migratoria africana. Vedremo Salvini, come Nelson, alla testa di una flotta ammiraglia di motovedette della guardia costiere a combattere con i barconi?

L’idea che i suoi, e dell’Italia, alleati naturali debbano essere Macron, la Merkel e Sanchez non lo sfiora nemmeno: con loro mai andrebbe a bere un caffè. Preferisce birra e patatine con i reazionari come lui. Da quegli altri, la gente per bene, manda Conte con il cappello in mano: “Ragazzi, fate un’offerta per la povera Italia”.

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