San Francesco, 4 ottobre, patrono d’una Italia misera e…

di Marco Benedetto
Pubblicato il 4 Ottobre 2015 15:44 | Ultimo aggiornamento: 4 Ottobre 2015 16:07
San Francesco patrono triste d'una Italia misera e arretrata

San Francesco, patrono d’Italia. Simbolo triste di un Paese arretrato

ROMA – Il 4 ottobre è il giorno di San Francesco, patrono d’Italia e tanti italiani lo festeggiano come giorno onomastico. Fu un gran santo, in assoluto e per la Chiesa. Un po’ meno lo è come simbolo religioso della nostra povera Italia, con il suo rifiuto del progresso, antemarcia un po’ più coerente di Beppe Grillo con la sua decrescita felice. Gli inglesi hanno adottato san Giorgio, una santo di tutt’altra pasta, il santo guerriero per antonomasia, magari più mitico e meno carnale di san Francesco, del cui simbolo, la croce rossa in campo bianco, l’uso fu concesso dai genovesi agli inglesi nel ‘300, il cui nome è associato a una delle prime banche della storia, il Banco di San Giorgio dopo avere unito nella devozione a Genova Milano, Padova, Bologna,  Reggio Emilia, Mantova, Vercelli, Alessandria.

Per la Chiesa di Roma, san Francesco fu un toccasana. Non era ribelle, era un obiettore di coscienza, un refusnik che però rispettava la gerarchia e la supremazia del Sommo Pontefice di Roma. Diede voce alla contestazione in un ’68 primordiale, fece proseliti più tra i ricchi che tra i poveri, perché dietro le sue misere vesti non c’era da arricchirsi né fare carriera. Forse è anche più facile ai figli dei ricchi rinunciare a quello che hanno avuto per garantito senza sforzo. Non hanno conosciuto la privazione come stato esistenziale.

Papa, cardinali e tutta la gerarchia ecclesiastica poterono continuare la loro vita di sfarzo e gaudio (chi più chi meno, felice del proprio stato) anche grazie alla copertura che Francesco d’Assisi diede loro sul fronte delle istanze di rinnovamento. Le convogliò verso l’abbandono, facendo coincidere la grazia non con l’impegno e la voglia di riscatto ma con l’accettazione passiva.

Per il braccio secolare non fu grande problema sopraffare un pugno di catari e valdesi e altri estremisti. Sarebbe stata un po’ più dura quando la spinta religiosa si sommò agli interessi economici della Germania e dinastici dell’Inghilterra. Ma fra San Francesco e Martin Lutero passano tre secoli.

Per l’Italia san Francesco è un simbolo negativo, anche se la retorica pauperistica, che unisce Chiesa (con una bella propulsione da Papa Francesco) a sinistra da bar e da salotto, lo esalta, senza rendersi conto di sostenere un simbolo di miseria e oppressione vestiti da fede. Papa Francesco sarà un grande Papa ma la sua visione del mondo è divisiva, è anti, non favorisce il progresso, incita alla depressione. Risulterà forse essere stato un grande Papa per la Chiesa ma la storia insegna che i grandi Papi sono stati per l’Italia i più dannosi. Nell’interesse della Chiesa non si fecero scrupolo di ridurre l’Italia a bivacco di trupe straniere, a impedire l’unità nazionale e il progresso economico e civile.

San Francesco non è certo la causa dei mali d’Italia ma li simboleggia. Legittima al massimo della fede e dela religione il rifiuto del progresso, del nuovo, non vuole aiutare a crescere chi ha meno, vuole deprimere chi ha di più.