Saviano: no, il vittimismo sulla scorta no. Martire dei migranti? No, questa no

di Lucio Fero
Pubblicato il 21 giugno 2018 10:37 | Ultimo aggiornamento: 21 giugno 2018 13:03
Saviano: no, il vittimismo sulla scorta no. Martire dei migranti? No, questa no

Saviano: no, il vittimismo sulla scorta no. Martire dei migranti? No, questa no

ROMA – Saviano: no, il vittimismo sulla scorta no. E poi che vittimismo! A costruzione della assai improbabile figura di Roberto Saviano martire dei migranti. [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] No, questa proprio no.

Anche se è questa, proprio questa sì che viene suggerita, avallata, narrata e stampata da La Repubblica. Ecco il titolo che è da solo tutto il racconto: “Salvini avverte Saviano dopo le critiche sui migranti: valutiamo la sua scorta”.

Dunque sarebbe andata così: Roberto Saviano condanna e boccia blocco dei porti, politica anti migranti, forma e sostanza razziste di pensieri e azioni di Matteo Salvini ministro degli Interni. E la cosa destabilizza, turba, inquieta, muove a stizza e vendetta il governo italiano, la Lega, la maggioranza parlamentare e lo stesso ministro Salvini. E già qui c’è, diciamolo con gentilezza, una abbondante e graziosa sopra valutazione dell’impatto e dell’infinito potere di Roberto Saviano. Forse a La Repubblica se Saviano parla tutti ascoltano assorti. Nel paese non è proprio così. Nel paese, nel mondo non autoreferente dei Saviano boys è più probabile che il ministro criticato delle critiche di Saviano si faccia un cruccio di un minuto e per il resto dell’anno se ne freghi. Questione di proporzioni.

Ma il sarebbe andata così purtroppo non finisce qui. Il seguito sarebbe la vendetta meschina e criminogena del ministro Salvini. Ministro che come un bambino dispettoso e irresponsabile per intimidazione minaccia di togliere a Saviano la scorta di polizia e poi magari gliela toglie davvero così Saviano diventa bersaglio inerme.

Saviano dunque martire in pectore dei migranti. Magari, perché no, arricchiamo un po’ lo scenario La Repubblica: Salvini toglie la scorta di polizia a Saviano per punirlo delle parole pro migranti e Orban socio e sodale di Salvini manda qualcuno dall’Ungheria là dove la scorta non c’è più…

Saviano: no, il vittimismo sulla scorta no. Perché questa della scorta sì, scorta no a Tizio o a Caio è proprio come il “dibattito” d’obbligo dopo la proiezione di un film che decenni fa Nanni Moretti cercò di seppellire con il suo “no, il dibattito no”. Il dibattito è stato più o meno sepolto, anche troppo. Ma questa del potere cattivo che toglie la scorta ai nemici buoni (o la concede agli amici complici) va avanti da troppo tempo e senza nessun argomento reale per non essere insopportabile, intollerabile.

E’ successo che Matteo Salvini sia stato chiesto in tv se la scorta a Saviano…e già la domanda, il farla denotava una certa distorsione della percezione del reale. E Salvini ha risposto con la maleducazione espressiva che è il marchio, lo standard Salvini: “Decideranno le autorità competenti se il denaro pubblico è ben speso…Saviano è spesso all’estero. Gli mando un bacione”. Grettezza alla Salvini l’alludere ai soldi buttati per la scorta a Saviano. Grettezza antica, datata. I migranti nulla c’entrano. Ce li ficca dentro solo…

Solo una super devastante inflazione dell’ego può far pensare a Saviano che la scorta di polizia gli può essere tolta come punizione per il grandioso effetto delle sue parole sui migranti. Solo una super devastante attitudine al retroscena complottistico (sia pure nell’accezione democratica) può guidare un giornalismo che suppone reale un Salvini che mumble, mumble ora che ci penso a Saviano gli levo la scorta e tié, così impara e sta zitto.

Solo un super devastante semplicismo può pensarla e raccontarla così. Così come non è. Come è eccolo qua: Saviano è uno scrittore (mono tematico) che è diventato per un segmento di opinione pubblica un opinion maker e per La Repubblica un brand. Entrambe le qualità non ne fanno né un Benedetto Croce e neanche un Umberto Eco. Tanto meno un Pertini, ma neanche un Lucio Battisti o Francesco Totti. Saviano è un intellettuale con le sue rispettabili idee. Come altri mille, diecimila, centomila. Punto. Le sue parole, peraltro spesso ovvie anche se molto recitate, non fanno tremare governi. Punto.

E Matteo Salvini non è un gentlemen della politica. Anzi è un teorico e praticante della cafonaggine politica come mezzo di risoluzione delle vertenze (vedere alla voce maestro Trump). E Salvini è certamente uomo che avendo il potere in mano non ama, come si dice, fare prigionieri. Ma supporlo così ebetemente impudente da togliere la scorta a Saviano per ripicca è…diciamo sciocco?

Anzi, più che sciocco, è impudente. Ci vuole impudenza per tratteggiare le linee di un Saviano martire dei migranti. Già i migranti devono varcare l’Africa e poi il mare e poi incontrare i ministri alla Salvini e poi magari, sfuggiti a tutto, incontrare gli schiavisti che li fanno schiavi nei campi agricoli, o incontrare la criminalità e farne parte, o incontrare una miseria  che non supponevano quando partiti, o incontrare l’Europa che in mille modi non i vuole più…Ci vuole impudenza e ben poco rispetto nei loro confronti per affibbiar loro pure un santo protettore così scarso di grazie reali come Saviano.