Schifani, l’Europa, le radici cristiane

di Marco Benedetto
Pubblicato il 29 Ottobre 2009 14:17 | Ultimo aggiornamento: 5 Settembre 2015 6:55

radici cristiane  I politici, in tutto il mondo, non solo in Italia, hanno una fortuna: che la gente ha la memoria corta e che alla gente non interessa molto di nulla, al di là dei propri bisogni immediati.

Ben vero è che la vita ci sopraffà di emergenze e che ogni giorno è una prova di sopravvivenza, a tutti i livelli. Ma questo non può giustificare che un politico ignori certe verità, come è accaduto nei giorni scorsi al presidente del Senato della Repubblica italiana, Renato Schifani, a proposito delle asserite radici cristiane dell’Europa.

Certo è anche possibile che il percorso formativo di Schifani non gli abbia permesso di approfondire la storia, ma con tutto il personale ben pagato che lo Stato italiano mette a disposizione dei suoi governanti, qualcuno che gliela spieghi lo si dovrebbe trovare.

Le radici cristiane dell’Europa sono un tema lacerante e già negli scorsi anni l’Europa si è incagliata su questa affermazione, che sta molto a cuore ai vertici della Chiesa cattolica, cosa in cui forse risiede la ragione della trascuratezza di Schifani, preoccupato di non contrariare le gerarchie ecclesiastiche al punto da forzare elementi di conoscenza che una persona colta e preparata come lui possiede certamente.

Infastidisce un po’ sentirsi ripetere questa storia delle radici cristiane. Sentirsela ripetere come uno slogan facile e scontato. E invece è questione complessa, molto complessa. L’etica cristiana, quella che fa del rispetto della persona uno dei cardini, anzi dei comandamenti, della convivenza è certamente alla base di quella che chiamiamo civiltà occidentale. Ma è anche vero che il cristianesimo non è stato solo predicazione, è stato governo, dominio, Stato. E in questa triplice forma ha insanguinato l’Europa, ha coltivato e diffuso intolleranza, ha combattuto per secoli ogni forma di modernità, dal suffragio universale alla scuola pubblica. Radici cristiane sì, ma non sempre e non solo radici di buon grano, anzi tanta gramigna e mala pianta.

Basta andare in giro per l’Europa e vedere le tracce di quelle radici: monumenti a eretici bruciati vivi, da una piazza di Roma a una di Londra, monumenti a preti cattolici altrettanto bruciati vivi per opposte simmetriche ragioni. Vengono i brividi a pensarlo, magari mentre te li fanno vedere al cinema o alla tv. Meglio le radici musulmane, che hanno rispettato, a parte gli iniziali sgozzamenti di natura militare e non religiosa, le fedi dei popoli sottomessi (romeni, bulgari, greci ecc. e anche assiri, copti) al punto che gli ebrei fuggivano dalla cristiana Spagna per andarsi a rifugiare dal Sultano. Vien da pensare che forse l’intolleranza gli islamici l’abbiano imparata dai crociati.

Ironia del destino, il presidente Schifani parlava in Polonia, paese dove il cristianesimo ancora a guerra finita si è onorato dell’ultimo pogrom antisemita. E da quelle parti, tra il nord della Germania e i paesi baltici, ancora ricorderebbero le conversioni a fil di spada, iniziate da Carlo Magno e proseguite dai vari cavalieri, ad esempio quelli teutonici. Ci hanno poi pensato Hitler e Stalin a fargliele dimenticare.

E in fondo in fondo, se vogliamo andare a vedere come i tedeschi passarono dalla vita nelle foreste alla civiltà che, con qualche imbarazzante detour, ha trainato la crescita e generato la ricchezza dell’Europa (ieri come oggi: Italia inclusa), allora troviamo che il motore viene dalla Roma pagana, non da quella cristiana.

Dall’Europa cristiana abbiamo ereditato intolleranza, superstizione e una, certo non conseguente, recessione da cui il continente è uscito solo grazie a una sana e assai poco religiosa ripresa economica post millenaria.