Scuola. E se il preside assume l’amica? E se il prof ha scippato la laurea?

Pubblicato il 7 Maggio 2015 14:34 | Ultimo aggiornamento: 7 Maggio 2015 14:38
Scuola. E se il preside assume l'amica? E se il prof ha scippato la laurea?

Scuola. E se il preside assume l’amica? E se il prof ha scippato la laurea?

ROMA – L’argomento principe contro il preside che nella legge di Renzi assume (chiama) prof nella sua scuola e concede (propone) aumenti di stipendio di merito ai prof della sua scuola (non a tutti ovviamente) è: e se il preside assume l’amica e premia l’amico?

Nessuno, quasi nessuno sembra sottrarsi alla forza e alla pregnanza di questo argomento, di questa autentica parabola sociale. Che a sua volta così si riassume: dai un potere a qualcuno, a chiunque, e quello ne approfitterà per farsi i fatti suoi e premiare la famiglia, la clientela, il clan. Escluso che possa esistere un qualcuno cui si conferiscano poteri e che non debba essere ingabbiato, bloccato, “contrappesato” per impedire che naturalmente dirazzi dalla retta via. La sola ipotesi che ci sia in giro un qualcuno capace di fare l’interesse generale (nella fattispecie della scuola) è relegt all’uso e consumo di ingenui inguaribili (fessi) o ingenui finti (complici del complotto autoritario).

Bene, così la pensano i sindacati della scuola, gran parte dei docenti della scuola e molta, moltissima gente altrimenti detta pubblica opinione. Si assuma quindi come dato di fatto che è legittimo, fondato, prudente e utile il sospetto: e se il preside assume l’amica?

Se però questa è la misura giusta, se questo è il metro vero e unico dei comportamenti sociali cui adeguare il giudizio e anche la legislazione, altrettanto legittimo, fondato, utile e prudente è altro sospetto. E se il prof che protesta ha scippato la laurea? Eh, già, succede…Succede eccome che qualcuno abbia conseguito pezzi di carta con spizzichi e bocconi di percorso formativo e di studio reale. Ci sono istituti appositi alla bisogna. Succede che arrivati in cattedra, precari o stabili, prof subiscano una dealfabetizzazione di ritorno, che non si aggiornino, adeguino, che smettano di studiare e che quindi malamente insegnino. Succede.

E quindi, se il prof ha scippato la laurea, è legittimo sospetto che apre ad altro sospetto: e se il prof non vuole i poteri del preside per paura che un preside con poteri lo stani dalla sua incompetenza?

Bisogna mettersi d’accordo con se stessi o almeno dovrebbero farlo quelli della scuola in furibondo sciopero. O sono infamanti e ingiusti entrambi i sospetti (il preside che assume l’amica e il prof che ha scippato la laurea e nasconde sotto il nessuno mi può giudicare la sua incompetenza) o sono entrambi legittimi e fondati nella società reale. O si scommette che gran parte dei presidi non farebbe nepotismo e la gran parte dei prof  lavora con competenza, oppure si prende atto che il preside per natura ti “frega” e il prof pure.

Posti scriptum: comunemente si legge che la cultura del giudizio collettivo, del rifiuto della individuale valutazione di merito, del rinvio senza limiti di spazio e tempo del chi e del come possa valutare l’altro sia da attribuire al Sessantotto, a quel movimento politico e sociale. Due sole notazioni, minime ma precise. Prima: cultura, proprio cultura un generalizzato alibi? Secondo: nel Sessantotto prima di aprire bocca in un’assemblea politica, a scuola o all’università dovevi aver studiato fino alla pedanteria, la citazione dotta era d’obbligo per cominciare. Il resti venne dopo, dalla fine degli anni ’70 in poi. La scuola così com’è è figlia di chi vi ha insegnato e studiato dalla fine degli anni settanta in poi. Ci hanno messo una generazione abbondante per farla così la scuola. Ce ne vorrà, non si illuda Renzi, almeno un’altra per cambiarla davvero.