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Berlusconi e le istituzioni: senso dello Stato zero, regole alterate

di Senator
Pubblicato il 5 Agosto 2013 7:36 | Ultimo aggiornamento: 5 Agosto 2013 1:28
Berlusconi e le istituzioni: senso dello Stato zero, regole alterate

Berlusconi in bandana:senso dello Stato zero anche nell’abbigliamento

Colpisce sempre, anche se ci eravamo abituati, la violenza con la quale Berlusconi aggredisce la magistratura, l’improntitudine con la quale rifiuta di accettare le sentenze che ne accertano, dopo lunghi approfondimenti, le responsabilità penali.

È facile mettere a confronto il suo atteggiamento con quello di Giulio Andreotti sottoposto a processo perché imputato di “intelligenza”con la criminalità mafiosa. Mai una parola contro i suoi inquisitori ed i suoi giudici. Sintomatico il suo saluto, con stretta di mano, a Giancarlo Caselli, all’epoca Procuratore della Repubblica di Palermo, al termine della requisitoria che ne scandiva le responsabilità.

Del resto, anche in altre occasioni, Andreotti e la classe politica della tanto deprecata Prima Repubblica avevano manifestato rispetto per la magistratura, un potere dello Stato necessario ne cives ad arma ruant, come abbiamo letto sulle prime pagine dei nostri manuali di diritto, al primo anno di giurisprudenza.

Neppure Bettino Craxi, che con molta dignità si è addossato le responsabilità di una intera classe politica che lo ha ascoltato in silenzio nell’aula di Montecitorio nella quale il leader socialista chiamava tutti correi.

Abituato ad avere tutto con la forza della sua potenza economica, invece, Berlusconi pensa di poter ottenere sempre quello che desidera, senza curarsi delle regole se non di quelle che gli fanno comodo e che ottiene.

Imprenditore certamente abile, ma fortunato e protetto dalla politica (ha ottenuto quanto ad altri è stato impedito da governi e burocrazia) crede che quel che desidera debba inevitabilmente ottenere e lo persegue ad ogni costo aiutato da yes men privi di dignità professionale, grand commis prestati non allo Stato ma agli interessi dell’imprenditore-politico, personaggi ben noti nella Roma burocratica che non si vergognano neppure un po’ ad essere indicati sui giornali come collocati qua e là nelle strutture del potere politico e/o amministrativo per fare gli interessi personali del Cavaliere.

La presenza di Berlusconi nella vita politica, una discesa in campo in primo luogo per tutelare i propri interessi aziendali, ha alterato le regole della democrazia, l’ha azzoppata senza che ne avessero vantaggi i cittadini, sempre più tartassati dalle imposte e tasse che ha voluto o che ha prodotto con la sua politica economica dissennata. Un’Italia alla sudamericana, in barba ad ogni conflitto di interessi.

Spudorato quanto abile nella modalità con la quale convince i moderati, preoccupati da sempre della possibilità che prevalga la sinistra. Infatti il Partito Democratico presenta un governo con molte facce democristiane di ultima generazione per non spaventare i moderati. In primo luogo portando a Palazzo Chigi il nipote di chi quel Palazzo ha a lungo direttamente o indirettamente guidato, anche al tempo del Governo Monti, essendo Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Antonio Catricalà, fedelissimo di Gianni Letta e di Berlusconi.

Con le facce democristiane adesso Berlusconi dovrà fare i conti se deciderà di accelerare sulle elezioni. Anche se è difficile che i moderati si fidino, perché ci sarà sempre un Vendola ad incutere il timore di un’egemonia di matrice comunista.

Ma se scendesse in campo Matteo Renzi? Sarebbe una variabile capace di alterare gli equilibri sui quali Forza Italia è nata e che presume di riconquistare.

Vedremo nei prossimi giorni.

Intanto rimandiamo al mittente gli improperi contro le istituzioni, contro la magistratura in particolare, che in bocca ad un condannato e plurinquisito per fatti “imprenditoriali” possono convincere solo gli elettori di bocca buona e quanti non vedono quel ricambio nel Centrodestra che è nell’aria come una necessità ineludibile per il popolo moderato, l’assoluta maggioranza del Paese, che non vuole la sinistra ma che neppure si può riconoscere nell’imprenditore furbastro e prepotente che ha, come ha detto la Santanché ad Omnibus in tv, stretto molte mani in Europa, ma che si è anche conquistato sorrisetti ironici che ci hanno umiliato come italiani.

Senso dello Stato zero. È l’unica frase che mette conto ricordare di Gianfranco Fini con la quale l’allora leader di Alleanza Nazionale chiosava ogni incontro con Berlusconi.