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Monti, pur col patto con Grillo, né premier né Quirinale, anche se…

di Senator
Pubblicato il 21 Febbraio 2013 8:28 | Ultimo aggiornamento: 21 Febbraio 2013 8:28
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Beppe Grillo

Beppe Grillo non è più una incognita delle elezioni 2013, è una certezza. Incognita sono quanti voti prenderà, se andrà sopra o sotto il 20 per cento. Infatti tanto Pierluigi Bersani quanto Mario Monti hanno cominciato a fare discorsi che preludono a accordi parlamentari o di Governo, con singoli o con l’intero movimento a 5 stelle.

Riporto alcuni passi di un mio intervento, che dà una idea di quanta presa Grillo abbia non solo su masse disperate ma anche su personaggi come questo mio amico avvocato che mi ha confidato, senza esitazioni, di volere votare Beppe Grillo. Il mio amico non è un cassintegrato, un giovane precario o disoccupato; è un signore paludato, accademico, di straordinaria cultura umanistica e giuridica, che stimo molto per la sua rettitudine.

Voto Grillo, ha aggiunto, perché questa classe politica deve uscire di scena. Ci ha regalato anni di gestione del potere tra sprechi e corruzione senza che l’Italia giungesse preparata ad affrontare la crisi della quale da anni si diceva, da quando gli Stati Uniti hanno conosciuto lo scandalo dei subprime. In sostanza, è la tesi del mio stimato amico, la crisi è certamente mondiale ma i suoi effetti sono stati diversi a seconda delle condizioni dei singoli paesi e della prontezza con la quale i governi hanno risposto alle prime avvisaglie dello tsunami finanziario.

La tesi ha indubbiamente del vero. Non c’è dubbio, infatti, che tra destra e sinistra, al governo, pur per periodi diversi, negli ultimi venti anni, è stato fatto poco o niente per rendere questo nostro Paese competitivo in un quadro di crescita dell’economia. Un’economia che ha certamente degli elementi di differenziazione non di poco conto e preziosi, basti pensare al turismo, un grande volano per i settori più vari dei servizi e della produzione, soprattutto artigianale che in Italia, dalle Alpi al Lilibeo, caratterizza in modo significativo l’intera penisola.

Invece di turismo si parla poco. C’è un Ministro, ottima persona, Pietro Gnudi, del quale non si è sentito parlare, ed un Ministro per i beni e le attività culturali, la ragione del nostro turismo, Lorenzo Ornaghi, altrettanto evanescente.

L’uno e l’altro non hanno fatto neppure la mossa, come si dice. Nessuno si è accorto di un programma o di un progetto, semplicemente perché non c’era.

Allora Grillo. Perché riempie le piazze, si chiedono tutti? E chi ricorda che qualcuno in passato ebbe a dire “piazze piene, urne vuote”, per indicare la diversità tra le presenze ai comizi e i risultati elettorali, deve anche riflettere su una realtà nuova, sul messaggio che Grillo invia alla gente “via tutti, perché tutti hanno male amministrato in questi anni”.

Quelle piazze gremite di folla, dunque, fanno paura. A tutti. Ma soprattutto a chi rischia di essere maggioranza, perché è evidente che sarà una maggioranza di una minoranza, complice il porcellum, per il prevedibile assenteismo e perché nessuna coalizione potrà raggiungere effettivamente una maggioranza solida che consenta di governare con quella sicurezza e continuità della quale il Paese ha bisogno.

È prevedibile, infatti, un risultato alla Prodi. Una maggioranza incerta, soggetta alle imboscate di una minoranza che dovrà fare vera opposizione se si vuol preparare a recuperare consensi nel Paese in vista di altre competizioni elettorali, le regionali, le europee e, in prospettiva, le amministrative.

Così si comincia a sentire qualche voce fuori dal coro, che immagina “difficile” ma non più impossibile governare con Grillo. Anche il Presidente del Consiglio, Monti, intervistato a Radio Anch’io ritiene che “quelle energie è fondamentale non trascurarle e snobbarle ma convogliarle in un modo di trasformare la politica”.

E percepisce che quelle piazze gremite hanno una “funzione utile di segnalazione di rabbia e insoddisfazione per la politica tradizionale, ma è una protesta da cui è difficile vedere emergere una proposta”. Aggiungendo: “la forza di Grillo sono gli elettori che lo voterebbero”.

La paura di Grillo smuove il Premier e lo porta a considerare quello che fino a poco prima aveva escluso. “Penso che Bersani possa governare molto bene, ma al di là dei ministeri che ha retto in passato, anche lui non è comprovato, e dovrà essere comprovato come presidente del Consiglio. Bisognerà vedere se è nella condizione o no”.

Va detto che l’esplosione di Grillo è anche l’effetto dell’insufficienza del Governo Monti. A parte Gnudi e Ornaghi, di cui ho detto, molti altri ministri si sono rivelati evanescenti. A cominciare da quello che era stato presentato come l’enfant prodige, quel Corrado Passera, ottimo comunicatore ma del quale non abbiamo visto significative iniziative capaci di colpire l’immaginazione e l’attenzione dei cittadini.

Grandi assenti le semplificazioni. Era una sfida nella quale il Professore Monti avrebbe dovuto riversare le sua migliori risorse. Perché è lì che si gioca la credibilità di un Governo che intenda restituire efficienza agli apparati pubblici ed alleggerire il fardello di adempimenti, spesso inutili o comunque eccessivamente complessi, che gravano sui cittadini e sulle imprese. Invece, impallinato dalle lobby ministeriali e delle professioni, il Professore, che avrebbe potuto nei primi cento giorni ottenere tutto dai partiti annichiliti dall’essere stati espropriati del governo, ha mollato la presa, prova della insufficiente conoscenza degli apparati, una gravissima limitazione per un Presidente del Consiglio al quale la Costituzione, all’art. 95, affida la direzione della “politica generale del Governo”, essendone responsabile. Inoltre precisa il Presidente del Consiglio “mantiene l’unità di indirizzo politico ed amministrativo promuovendo e coordinando l’attività dei ministri”. Per cui la conoscenza dell’apparato è essenziale.

Con questa eredità il futuro politico di Monti è certamente precario. Poi, come la storia insegna, potrà accadere di tutto, ma è certamente improbabile che sarà ministro e, ancor meno, che possa tornare a Palazzo Chigi. Ma potrebbe presiedere il Senato. La seconda carica dello Stato costituirebbe una adeguata remunerazione ove il centro montiano appoggi un Governo Bersani. Meno probabile la Presidenza della Repubblica. Ma non impossibile.

C’è anche l’ipotesi di un nuovo governo di salute pubblica, con una maggioranza simile a quella che ha retto il Governo del Professore dal novembre 2011.

Grandi problemi, grande maggioranza, vien da dire. Una ipotesi, tuttavia, alla vigilia delle elezioni, naturalmente rifiutata da tutti. Sarebbe, infatti, una prova di scarsa fiducia in se stessi.

Ma nella serata del 25, dopo il conteggio dei voti, gli scenari potrebbero cambiare. Se Grillo, ad esempio, giungesse a quel 20-22 per cento che alcuni sondaggi gli attribuiscono sarebbe difficile immaginare una maggioranza autosufficiente.

Allora i dubbi e le previsioni che ci impegnano in questi giorni torneranno di attualità e si misureranno non con ipotesi ma con dati reali.