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Bici contromano: ministro Lupi, non firmi: illegalità e vite in pericolo

di Sergio Carli
Pubblicato il 21 Marzo 2014 7:52 | Ultimo aggiornamento: 21 Marzo 2014 7:52
Bici contromano: ministro Lupi, non firmi: illegalità e vite in pericolo

Maurizio Lupi: Ministro non autorizzi le bici contromano

ROMA – Bici contromano: Ministro Lupi non firmi.

Questo è l’appello che ci sentiamo di rivolgere al ministro Maurizio Lupi, da poco a capo del Ministero di Infrastrutture e Trasporti, dove si annida qualche irresponsabile che fin dai tempi del Governo Monti ha spinto per consentire di andare in bicicletta contromano nelle strade del centro delle grandi città.

C’è qualcuno, nel suo ministero, che scrive lettere, promette concessioni, fomenta l’illegalità. Tenga gli occhi aperti, al suo predecessore Corrado Passera l’hanno fatta sotto il naso, costringendolo a una abile retromarcia che ha tamponato il danno, anche se il peggio era fatto, perché ormai i ciclisti dilagano, sono diventati gli strafottenti portabandiera della piccola illegalità, quella che poi arriva al culmine nelle moto e nei motorini. Ora la macchina si è rimessa in moto.

Morti e feriti non sono dissuasione, vogliono far andare i ciclisti contromano in mezzo al traffico, ancor più di oggi, sarà una strage, non si renda complice. Chi ha architettato tutto questo lavora lì con lei, è uno dei suoi tanti ossequienti funzionari, cerchi di individuarlo. È una mente diabolica, subdola: un pezzo alla volta, ha preparato il cammino per la riforma dei codice della strada che porti proprio alla legalizzazione delle biciclette contro mano.

Dia ascolto al presidente dell’Automobile Club, Angelo Sticchi Damiani, che distilla buon senso. È una follia paragonare il centro di Roma o di Milano o di altre grandi città, specie nelle ore di punta, al Nord Europa. Lei quando appare in tv sembra una persona posata e ragionevole, non si fidi dei distinguo, dei limiti di velocità e minimi di spazio, I ciclisti sono una categoria arrogante e impunita, non sono identificabili, se un ciclista commette una infrazione nessuno è in grado di identificarlo, se mi butta a terra e mi manda all’ospedale non c’è assicurazione che mi indennizzi.

Già oggi si sentono stra protetti, vanno a tutta velocità sui marciapiedi, fanno la gimkana fra i pedoni, se uno protesta lo coprono di contumelie.

Non si faccia incantare da demagoghi come il sindaco di Roma Ignazio Marino o il suo primo ministro Matteo Renzi, che fa la scena della Smart per i giornalisti boccaloni ma poi usa la macchina blindata come Laura Boldrini, dice perché glielo impone la scorta.

Se lei girasse per Roma o per Milano come la maggior parte di noi a piedi capirebbe il pericolo cui sono esposti i cittadini normali quando quei pazzi in bicicletta corrono fra i pedoni, spesso parlando al telefono, spesso rischiando le vite ancora innocenti dei bambini sul sellino dietro.

Invece la propaganda continua.

Legga questa notizia Ansa, che risale a meno di due mesi fa, quando lei si occupava di altro nel Governo Letta. Il tono è subdolo, insinuante:

“Le vie in cui sarà possibile viaggiare in senso contrario alle auto dovranno avere caratteristiche precise: carreggiata larga almeno 4 metri (non considerando lo spazio delle auto parcheggiate su un lato), senza parcheggio sul lato sinistro e vietate ai mezzi pesanti. Una novità che è già consuetudine in parecchi Paesi europei: dall’Olanda al Regno Unito dalla Danimarca alla Francia”.

Sono tutte balle, contro mano non ci vanno, forse nelle campagne, ma nelle grandi città sarebbe un invito alla morte. Lei è sicuramente stato a Londra: li ha visti quei ciclisti, ben disciplinati, stretti nel traffico, tutti rigorosamente nel senso di marcia. Se andassero contro mano, finirebbero polpette.

Invece l’Ansa precisa: “Per restare in Italia, in città come Reggio Emilia, Pesaro, Bolzano e Ferrara questa rivoluzione a due ruote è già stata compiuta”. A conferma che la legge è un optional, ma anche che le città sopra menzionate non si distinguono per condizioni di traffico particolarmente intensi.

Tenga comunque d’occhio quel suo oggi quasi onnipotente collega Delrio, che era prima sindaco di Reggio Emilia e è un po’ il simbolo di questa Italia nascente: è quello che ha abolito le province ma non per risparmiare, ma per farci spendere di più con le aree metropolitane. La demagogia ci devasta, ma, per qualche voto, non si macchi le mani.