Debito: declassato il sistema Italia. Il governo grida “arbitro cornuto”

di Sergio Carli
Pubblicato il 20 Settembre 2011 14:49 | Ultimo aggiornamento: 20 Settembre 2011 14:49

ROMA – E’ partito alla grande il grande gioco a non capire, anzi a non leggere nemmeno per non correre il rischio di sapere: non c’è miglior sordo di chi non vuol sentire e l’Italia è campione mondiale della specialità. Comincia il governo, primo il governo, ma primo solo per il dover di ufficio di essere primo. Primo nel gridare, con apposito comunicato di Palazzo Chigi che “l’arbitro è cornuto”. E’ questa la reazione ufficiale del governo italiano al declassamento del debito italiano da parte di Standard & Poor’s. Cornuto l’arbitro, cornuta l’Agenzia di rating perché “legge i giornali e fa politica”. Già a suo tempo il premier italiano aveva spiegato che i “mercati non capiscono” e “sono fuori dal mondo”. Ora è la posizione dell’intero governo di Roma: se ci fischiano un “fallo” contro è perché invece che far di conto vanno in edicola e si bevono le favole maligne e malevole dei nemici del governo. I mercati saranno rassicurati da tale pronta e documentata reazione. A cui Standard & Poor’s replica difendendo il suo “report” ma avrebbe potuto rispondere con un semplice: “come volevasi dimostrare”.

Come volevasi dimostrare perché declassato non è tanto il debito pubblico italiano che pure cresce e non si vede come possa essere, se non abbattuto almeno limato, con un Pil che cresce sotto l’un per cento e uno spread tra il tre e il quattro per cento. Alle elementari dell’economia insegnano che il debito cala se il rapporto Pil/Spread è almeno pari a zero. Ma il debito c’era anche prima, ad essere declassata è l’Italia, o meglio il suo sistema politico e sociale. Quel sistema che il debito lo crea e di debito vive e che nulla davvero intende fare per cambiare come vive e si indebita. Una riforma della spesa pensionistica in Italia in agosto si è dimostrata impossibile. Una riforma fiscale che abbassi le tasse sul lavoro e le alzi sui patrimoni in Italia in agosto si è dimostrata impossibile. Una liberalizzazione dei servizi e della professioni in Italia in agosto si è dimostrata impossibile. Una limitazione della spesa per la politica e il suo vasto “indotto” in Italia in agosto si è dimostrata impossibile. Tutto o quasi è impossibile in Italia perché governo non sa o non osa, Lega non vuole, Pdl recalcitra, sindacati si oppongono, opposizioni mobilitano, corporazioni e lobby si barricano. E’ questo quel c’è scritto davvero nel “report” di Standard & Poor’s ma nessuno lo legge in Italia forse perché è scritto in inglese.

Il grande intollerabile peccato dell’Agenzia di rating è di aver ficcato il naso in casa nostra e di aver visto quel che non vogliamo vedere: in Italia è tanto facile far blocco sociale e politico che fermi ogni cambiamento quanto impossibile far blocco sociale e politico che cambi i connotati del paese. Quindi, se il blocco sociale e politico che c’è, e rimane, crea debito, allora lo creerà ancora. Fino ad un giorno, lontano ma non lontanissimo, in cui avrà problemi a pagarlo. Lo scandalo è averlo detto, anche se in fondo lo sanno tutti. La prova è nella reazione di Borsa e dei mercati il giorno dopo Standard & Poor’s: un colossale “lo sapevamo” senza scosse e senza speranza. All’Italia che incassa il gol, va in svantaggio e non si vede come possa rimontare il risultato, resta la soddisfazione di gridare “arbitro cornuto” con il governo capo megafono della curva.