Irpef più bassa, pagano gli evasori. Promette “Repubblica” oppure Monti?

di Sergio Carli
Pubblicato il 30 Gennaio 2012 15:25 | Ultimo aggiornamento: 30 Gennaio 2012 15:25

ROMA – La promessa è stata stampata sabato 28 gennaio, e poi ristampata domenica 29: la promessa di ridurre le tasse con i soldi presi agli evasori fiscali. Stampata però non in documento di governo o nella registrazione di un discorso di Monti o di una dichiarazione di Passera. Stampata e ristampata, tutte e due le volte, nelle primissime pagine de “La Repubblica”. Il quotidiano è sicuro, al punto da precisare e ribadire: dieci, quindici miliardi fatti pagare quest’anno a chi non paga le tasse diventeranno tre punti in meno di aliquota Irpef sul primo scaglione di reddito, quello con l’aliquota al 23 per cento. Oppure, ma il risultato in busta paga cambia di poco, dieci o quindici miliardi di maggiori detrazioni fiscali per salariati e pensionati. E’ una promessa dettagliata, ma finora l’ha fatta solo “La Repubblica”. Monti e il governo non hanno né confermato né smentito.

Perché l’intenzione, diciamo la voglia, di farlo ci sono, diciamo ci sarebbero. Sono anni che il Parlamento vota mozioni, e i governi le accolgono, in cui c’è scritto che una parte almeno dei soldi recuperati dall’evasione fiscale devono andare ad abbassare le tasse di chi le tasse le paga. Adesso la questione si è fatta urgente e cocente: l’inflazione corre più veloce dell’incremento delle retribuzioni, i salari sono troppo bassi e troppo tassati. Un recupero eccezionale di soldi sottratti al fisco non è necessario che vada a limare il debito pubblico, a questo sono semmai destinati i proventi della vendita di patrimonio pubblico. Non solo, il governo Monti intende farsi dare dal Parlamento quel che già Berlusconi e Tremonti si fecero dare: una “delega fiscale”, cioè la delega a metter mano al sistema delle tasse. A Tremonti serviva come “clausola di salvaguardia”: se non si riusciva ad eliminare una ventina di miliardi dei circa 170 di esenzioni fiscali e di assistenza sociale a pioggia e senza controllo, allora sarebbe arrivato l’aumento dell’Iva. Storia di ieri che appare già preistoria, adesso la “delega” dovrebbe servire a lenire la fatica di arrivare a fine mese per chi vive di reddito fisso. E dovrebbe servire come compensazione e moneta di scambio con i sindacati per un loro sofferto sì alla riforma del mercato del lavoro.

Il governo vorrebbe, avrebbe la voglia e l’intenzione. Ma non ha certezza, anzi di certezze gliene mancano due. La prima è di recuperare davvero dieci, quindici miliardi dalle tasche degli evasori. Non è impossibile, la cifra è pari ad un dieci per cento circa dell’evasione fiscale stimata. Però sono soldi che non sono nel sacco e non si vende la pelle dell’orso prima di…La seconda incertezza è legata alla “revisione di spesa”. Anche se all’intero paese sembra il contrario, la spesa pubblica corrente in questi anni non si è mai fermata. Si è bloccata quella per gli investimenti pubblici ma questa è altra storia e altro guaio. Se la spesa corrente non la fermi, a meno di non fallire l’obiettivo del pareggio del deficit entro il 2013, i soldi tolti agli evasori se li mangia la spesa. Monti vorrebbe, “La Repubblica” promette, speriamo che l’uno risulti alla fine troppo prudente e non l’altra troppo ottimista.