Rai: Berlusconi farà pagare a Gubitosi caos prezzi pubblicità che ammazza tutti?

di Sergio Carli
Pubblicato il 23 Maggio 2013 12:11 | Ultimo aggiornamento: 23 Maggio 2013 12:11
luigi gubitosi

Luigi Gubitosi: pagherà per il disastro della pubblicità?

ROMA — Berlusconi vuole tornare a controllare la Rai e sostituire Luigi Gubitosi, il direttore generale nominato nella infausta gestione del Governo di Mario Monti, con qualcuno di più stretta osservanza.

La notizia, non delle più belle per i suoi avversari, e nemmeno delle più belle sotto qualsiasi latitudine, potrebbe essere ottima per i giornali e le migliaia di siti internet che una dissennata politica dei prezzi della pubblicità, sostenuta, sotto l’egida di Luigi Gubitosi, dal nuovo direttore generale della Sipra, la concessionaria della Rai, Fabrizio Piscopo, sta uccidendo.

Da giorni Luigi Gubitosi è agitato già da qualche giorno e, scrive Goffredo De Marchis di Repubblica,

“annusata l’aria, chiama allarmato Mario Monti, l’ex premier che lo designò, e i suoi pochi interlocutori del Pd: «Stanno tornando, mi sento assediato dal centrodestra». [Ha anche invitato] a pranzo Paolo Romani e Maurizio Gasparri, i plenipotenziari Pdl sulla Rai (un’indiscrezione di Dagospia)

“Anche la presidentessa Anna Maria Tarantola cerca di vederci chiaro nella nuova situazione e convoca spesso politici di schieramenti diversi per un caffè. Ma a Berlusconi la presidenza non fa gola. La direzioni che contano sono quelle dei tg e delle reti. E la direzione generale, ovviamente. Senza dimenticare il ricorso appena vinto da Mauro Mazza per il reintegro a Raiuno. Una grana gigante perché Mazza, con il sostegno pieno del Pdl, immagina iniziative eclatanti per rivendicare i suoi diritti. Come presentarsi sotto il Cavallo con i Carabinieri”.

All’origine c’è il fatto che, scrive Goffredo De Marchis,

“Berlusconi vuole tornare protagonista assoluto nel suo core business, la televisione”

e centra il tema, ma gli sfugge l’aspetto che in questo momento sta certamente più a cuore a Berlusconi, la pubblicità. Si tratta di un argomento su cui invece gli avversari di Berlusconi tendono a scivolare, perché è un concetto difficile da interiorizzare che non tutto quello che fa male a Berlusconi sia un bene per i suoi avversari, in questo caso la stessa Repubblica.

In realtà, la colpa principale di Luigi Gubitosi è che

“non può essere considerato un uomo dello stretto giro di Berlusconi”.

nonostante Gubitosi

“abbia ascoltato le campane del Pdl in occasione delle scelte importanti”.

Però c’è da credere che all’origine della voglia di Berlusconi di sostituire Gubitosi ci sia il caos della pubblicità.

Lo sanno anche i bambini che in cima alle priorità politiche di Berlusconi non c’è l’interesse degli italiani, ma il suo, economico, industriale e giudiziario, come la burla della Imu dimostra.

Però non è nemmeno giusto che ogni tanti anni la Rai finisca nell’ordine di una banda di Stranamore i quali, per quadrare i conti della tv di Stato, invece di mettere mano

1. ai costi dell’azienda,

2. al canone,

3. alla riscossione del canone,

pretendono di risolvere tutto con una botta di mercato.

Tutti sanno anche che i primi due punti sono pura teoria, perché i costi dell’azienda discendono direttamente dalla volontà dei padroni, i partiti, che hanno tratto tutti vantaggio dal carrozzone Rai e dove sta già formandosi una nuova truppa, sotto la bandiera di Beppe Grillo; e perché toccare il canone, così come è strutturata oggi la cosa, diventerebbe un tormento politico capace di costare molti voti.

Resta la riscossione del canone, che la Rai ha dimostrato di non essere in grado di gestire con le sue sole forze: basterebbe affidarla a Eni o Enel, facendogliela includere nella bolletta del gas o della luce, ma, probabilmente per resistenze della burocrazia interna, nonostante se ne parli da anni nulla è stato mai fatto.

Ecco quindi l’idea geniale di giocare sulla pubblicità, nella convinzione, radicata a sinistra, di dare un duro colpo a Berlusconi.

Chi sostiene questa infelice teoria non sa invece che Publitalia, la concessionaria di Berlusconi, è una vera e collaudata macchina da guerra, capace di rispondere colpo su colpo a ogni attacco anche sui prezzi.

Per una azienda tv come la Rai, caratterizzata da un’offerta di spazio pari a una frazione di quella di Mediaset, abbassare i prezzi, anche in tempi di crisi, lascia perplessi.

In ogni caso, il risultato di tutto ciò è che Rai attacca Mediaset, a sua volta già attaccata da Sky (da dove Piscopo proviene) e Publitalia mette in moto un domino il cui effetto è di mettere in ginocchio carta stampata e internet. Internet, dove i prezzi, causa l’offerta immensa quanto polverizzata, sono infimi, subisce ormai l’attacco diretto della Rai e le conseguenze sono disastrose.

Sembra di tornare indietro di 20 anni, ai tempi dei “professori” cui era stata affidata la Rai del tempo. Andò alla Sipra Eduardo Giliberti, che scatenò una guerra dei prezzi contro Berlusconi. Poi Berlusconi vinse le elezioni, e alla Sipra, dopo qualche mese, venne licenziato Giliberti e fu nominato Antonello Perricone, uscito sei mesi prima da Publitalia. Fu la salvezza per i giornali.

La storia si ripete.

Poi ovviamente c’è dell’altro, perché l’obiettivo pubblicità non esclude qelli più strettamente politici.

Nota De Marchis:

“I segnali di un ritorno del Cavaliere in Rai sono evidenti. Per la commissione di Vigilanza, che non si è ancora costituita, Berlusconi prepara un team di pesi massimi: Paolo Romani, Paolo Bonaiuti, i capigruppo Renato Brunetta e Renato Schifani, Maurizio Gasparri e Augusto Minzolini.

“Il Pdl approfitta anche della debolezza del centrosinistra, mai registrata prima nella storia della tv pubblica in questa misura”.

Anche questo va nel conto di Pierluigi Bersani, autore dell’autogol della fantomatica “società civile”:

I due consiglieri scelti dalle associazioni e votati dal Pd di Bersani hanno un’influenza sulle decisioni finali che un ex ministro democratico giudica «risibile ». Giudizio ingeneroso. Ma di sicuro non toccano molti palloni. Sono Benedetta Tobagi e Gherardo Colombo. Quest’ultimo, tanto per fare un esempio, annunciò l’iscrizione al Pd, dopo la tragica sconfitta sul Quirinale, «per avere il piacere di strappare subito la tessera».

“Per la Vigilanza i nomi che circolano sono quelli di neoeletti non in grado di fronteggiare la task force berlusconiana. Con l’eccezione del renziano Michele Anzaldi. Per questo, nelle ultime ore, ci sono forti pressioni su Paolo Gentiloni perché accetti di tornare a presidiare le sorti della Rai dal fronte della commissione. Ma non sarà sufficiente a frenare gli appetiti del Cavaliere”.

Mentre Berlusconi sembra contento della direzione di Mario Orfeo al Tg1, non solo “figlio della stagione centrista”, ma anche notoriamente schierato a destra nonostante un passaggio per Repubblica, molto più fragile appare a De Marchis

“la posizione di Marcello Masi. Il suoTg2 […] fa buoni ascolti, però Masi è stato indicato dall’Udc, un partito quasi scomparso. Non potendo toccare ilTg1, il Pdl vuole riequilibrare ilTg3 riconquistando ilTg2″.