Sergio Cofferati: Europa più forte, con più poteri. Nuovo Trattato o si spacca

di Sergio Cofferati
Pubblicato il 15 gennaio 2014 18:53 | Ultimo aggiornamento: 15 gennaio 2014 18:54

Sergio Cofferati: Europa più forte, con più poteri. Nuovo Trattato o si spaccaROMA – Il rischio che, alle prossime elezioni per il Parlamento Europeo, le forze ostili all’esistenza dell’Unione e alla moneta unica possano ottenere un consenso largo, tale da condizionare il futuro delle istituzioni europee, è molto alto. Sono in campo forze nazionaliste e movimenti di varia ispirazione accomunati dal’ostilità verso l’Europa e verso alcuni fondamenti e valori di un’unione sovranazionale. Basti pensare al riesplodere del contrasto all’immigrazione e alla libera circolazione interna ai paesi dell’Unione che nega insieme il valore della libertà e della solidarietà. Oppure alle teorie economiche che ripropongono l’uso dei dazi per regolare il mercato, a volte addirittura partendo da ideologie liberiste per approdare al protezionismo più smaccato.

Questo rischio però non si esorcizza e nemmeno lo si contrasta, con sufficienza e disinvoltura per rendersi conto solo a posteriori della dimensione e dei danni che può produrre. Bisogna rispondere con chiarezza e contestualmente a due domande. La prima: l’Europa è importante e utile per il nostro futuro? La risposta è si. La seconda: l’Europa di oggi e le sue istituzioni sono adeguate? La risposta è no.

Nel mercato globale e nel mondo attuale una aggregazione sovranazionale che condivida storia, valori e obiettivi è indispensabile per i cittadini che ne fanno parte. La competizione tra le economie impone la ricerca di massa critica e dimensioni di scala per i sistemi produttivi che nessuno dei singoli paesi europei può avere. La protezione delle persone, nella loro funzione di lavoratori o di cittadini, è più efficace in sistemi di welfare ampi che si adattano alla trasformazione della società senza venir meno alla loro funzione. La pace, la democrazia, la libertà immaginate dai padri fondatori sono valori che producono anche identità importanti oggi come nel futuro.

Ma tutto ciò è possibile con l’attuale assetto istituzionale? Io penso di no. Sono convinto che il problema attuale dell’Europa sia di linea politica ma non solo. La politica del rigore, imposta dai conservatori ha depresso le economie dei singoli paesi dell’intera Unione, non ha risolto la crisi e ha incrementato povertà e disoccupazione. Bisogna di conseguenza concentrare tutti gli sforzi (e le risorse) per politiche di crescita in grado di assicurare la necessaria coesione sociale e di dare prospettive positive a chi è senza lavoro o è precipitato in povertà. Ma non basta, è necessario “cambiare le istituzioni” europee, rafforzandole, dotandole di poteri e di autonomia ulteriori. Bisogna trasferire sovranità dagli Stati membri verso l’Europa ma bisogna farlo rafforzando i meccanismi democratici e le istituzioni rappresentative. Non si può stare nella crisi a metà del guado. Per tutte queste ragioni credo che si imponga la scrittura di un nuovo Trattato che superi organicamente i problemi di assetto istituzionale e di pratica democratica elettiva e che riavvicini i cittadini all’Europa. Senza una scelta di cambiamento delle politiche, ma contestualmente anche di esercizio del potere la deriva nazionalista diventerà più forte e pericolosa.