Sergio Mattarella garante dei nostri valori: pugno di ferro in guanto di velluto

di Ernesto Trotta
Pubblicato il 2 gennaio 2019 11:15 | Ultimo aggiornamento: 2 gennaio 2019 11:15

Sergio Mattarella garante dei nostri valori: pugno di ferro in guanto di velluto (Foto Ansa)

ROMA – Giuseppe Turani sul suo blog Uomini e business riporta l’articolo di Ernesto Trotta in cui si parla del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e del suo discorso di fine anno. Un discorso in cui il presidente ha dimostrato di essere non solo il garante della Costituzione, ma anche il garante dei nostri valori:

“Pugno di ferro in guanto di velluto. Non trovo altro modo per definire il discorso di fine anno del Presidente Sergio Mattarella. Molto è stato scritto e non voglio ripetere i tanti commenti registrati.

Però quell’uomo mite, ma con la schiena diritta, che alla prima alla Scala aveva avuto lunghi minuti di applausi, forse più degli artisti in scena, ha preso su di sé la responsabilità di una lezione di politica istituzionale della quale in questi tempi selvaggi si sentiva un gran bisogno. Alla Scala doveva rimanere muto agli applausi, il 31 dicembre ha parlato ed ha risposto.

Nel modo più fermo, chiaro e deciso possibile, checché ne dica Eugenio Scalfari (che forse è un po’ invidioso del fatto che Mattarella non era un SUO candidato, ma uscì dal cappello dell’odiato Renzi). Mattarella, nell’elencare e stigmatizzare con minuzioso puntiglio tutte le sgrammaticature, tutte le insufficienze politiche ed istituzionali, tutti i vulnus inferti dalla maggioranza di governo al Paese, ha ribadito con fermezza che il Presidente non è solo il Garante della Carta Costituzionale, del documento fondativo dello Stato, ma è molto di più, quando serve.

È il garante dei principi, degli ideali e della storia che sorreggono e sostanziano il documento. Non una custodia formale ma una difesa attiva delle basi della nostra convivenza. Difesa e contrattacco, quando chiede di porre riparo agli sgarbi al Parlamento ed alle istituzioni tutte, comprese le Forze Armate, compreso il Terzo Settore. C’è una Costituzione morale sotto quella formale ed entrambe reggono lo Stato, aldilà degli aspetti più visibili.

Mattarella ha ricordato, neanche tanto implicitamente, che l’elezione dei rappresentanti del popolo tramite suffragio universale non esaurisce le funzioni di una democrazia. Una democrazia vive anche di altre istituzioni, di competenze specifiche, di pesi e contrappesi e soprattutto vive di una condivisione di fondo dei principi di convivenza civile.

Il Presidente garantisce l’insieme di tutto questo, e lo garantisce anche dalla dittatura della maggioranza, pericolo già individuato da Alexis de Tocqueville due secoli fa. Nessuno si illuda che in mezzo all’Europa nel XXI secolo sia possibile tornare impunemente ad esperienze sudamericane di 60 o 70 anni fa. Tutti stiano all’erta e vigilino sull’evoluzione degli eventi. Ci sono aspetti della vita di una Nazione che non possono essere ridotti alle pagliacciate di un comico o di dilettanti allo sbaraglio.

Mattarella lo sa e lo dice. Cortesemente, pacatamente, ma chiaramente e con fermezza. Pugno di ferro in guanto di velluto. Lui sa usarlo. Il prossimo Presidente, dal 2022, chissà. Dipende solo da noi. Auguri di buon anno”.