Siccità, quali sacrifici (fastidi) disposti a fare per il Po, Tevere, Arno? Nessuno

Siccità, ormai un dato climatico per l'Italia. Ma come ogni altra comunità umana e nazione della Terra fino a che il rubinetto non è a secco nulla davvero siamo disposti a fare per avere, conservare e non sprecare acqua.

di Riccardo Galli
Pubblicato il 20 Giugno 2022 - 08:49
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Siccità, quali sacrifici (fastidi) disposti a fare per il Po, Tevere, Arno? Nessuno (foto Ansa)

Siccità, acqua non più abbondante, il clima ce ne dà meno e quella che c’è non è più a misura, proporzione, immagine e somiglianza delle forme e usi, quantità e abitudini con cui la consumiamo. Un grande quotidiano americano ha posto la domanda: quali sacrifici sono disposti a fare gli americani per salvare il Grande Lago Salato?

Gli anglosassoni non eccellono nell’ars retorica ma stavolta retorica è la domanda perché la risposta è: nessuno! Dalla California liberal al Texas iper trumpiano, in nome dei diritti civili o della Bibbia comunque i gruppi sociali (verrebbe da dire le comunità di umani) non si smuovono dal consolidato e acquisito se non quando…il rubinetto è a secco.

Riempirsi la bocca con l’acqua bene pubblico 

Da noi, proprio qui in Italia, qui e ora la siccità non è più episodio. Il mutato clima ci dà precipitazioni concentrate nel tempo (alta intensità) ma complessivamente inferiori in quantità. Lo si vede in questi giorni: il Po, l’Arno, il Tevere in secca o super secca, i laghi che calano di livello, dalla montagna i pochi ghiacciai hanno poca acqua da dare, poca rispetto al passato. E allora o irrighi i campi e le coltivazioni o dai acqua alle centrali idroelettriche o razioni o vai di autobotti. Ma uguali rispetto al passato sono rimaste le condutture, la rete idrica italiana. Perde per strada il 42% dell’acqua. A noi tutti, politici, elettori, comunicatori, cittadini è piaciuto non poco il fiero e nobile dibattito sull’acqua bene pubblico. Lo abbiamo dichiarato tale. Dimenticando, omettendo che da noi la qualifica di pubblico è quasi sempre una condanna, una condanna ad essere non di tutti ma di nessuno. Infatti non c’è un solo politico o un solo cittadino-elettore cui sia mai passato per la testa di dirottare un euro di welfare o di esenzioni fiscali, di redditi cittadinanza, pensioni, ristori, bonus, aliquote ridotte, flat tax…a spesa per rifare i tubi dell’acqua. Acqua bene pubblico da noi vuol dire acqua che mi deve arrivare a casa sempre e gratis o giù di lì.

Però responsabili e informati

Non un euro per gli acquedotti, però responsabili e informati nell’uso dell’acqua. Responsabili? Siamo il paese con umo dei maggiori consumi al mondo di acqua per uso domestico. Responsabili e informati? Di fronte alla siccità e incombente scarsità di acqua disponibile l’unica mobilitazione informata è quella di categoria contro categoria, territorio contro territorio. Tutti uniti nella richiesta: io per primo e risarcimento per tutti. L’unica acqua che risparmiamo davvero è quella negli spot tv pro detersivi ed elettrodomestici, fiction di famiglie da fiction.

Siamo fatti così noi…umani

L’hanno fatto i russi, i russi e gli americani e i cinesi e, appena e dove possono, ci provano gli altri. I russi, gli americani, i cinesi hanno prosciugato laghi enormi, portato in agonia fiumi, saccheggiato falde idriche. Al netto di quanto abbiano inquinato le acque potabili, le comunità umane e nazioni della Terra hanno saccheggiato l’acqua lì dove c’era.

E’ questo il modus operandi della specie umana in comunità organizzata. Il resto è auto consolazione ipocrita e alla fine nociva. Quali sacrifici o almeno fastidi in bagno, cucina, giardino, vacanze, luogo di lavoro siamo proti e disposti a fare o a subire per salvare un Po, un Tevere, un Arno? Nessuno, proprio nessuno. Nessun altro sacrificio e fastidio che non sia quello di protestare indignati solo se e quando il rubinetto è secco e l’interruttore non accende la luce delle nostre abitudini e consumi quotidiani.