Spiagge, scuola, magistratura, nel Palazzo litigano, gli italiani risparmiano

di Bruno Tucci
Pubblicato il 24 Maggio 2020 9:00 | Ultimo aggiornamento: 24 Maggio 2020 9:07
Spiagge, scuola, magistratura, nel Palazzo litigano, gli italiani risparmiano

Spiagge, scuola, magistratura, nel Palazzo litigano, gli italiani risparmiano (Foto Ansa)

Spiaggia, scuola, magistratura, nel Palazzo litigano- Gli italiani risparmiano 30 miliardi. Potremmo mai avere in Italia una maggioranza di governo che non litighi un giorno si e l’altro pure? Non parliamo di tempi preistorici, ma degli attuali e dei recenti trascorsi. Ricordate  la coalizione fra Lega e 5 Stelle? Un disastro. Durò una manciata di mesi, finchè uno dei due alleati non disse basta. E scoppiò la crisi che portò ad un nuovo governo sempre guidato dallo stesso premier che aveva sostituito la Lega con il Pd.

Un salto niente male. Ma in politica l’arte della riconciliazione è sempre possibile. Specie se si tratta di occupare poltrone di grande spessore. Il ritornello continua perché anche oggi, Giuseppe Conte deve sudare le proverbiali sette camicie per cercare una mediazione fra una idea e l’altra assolutamente contraria. Mentre Spagna e Portogallo si attrezzano, da noi nessuno sa se e come si andrà alla spiaggia.

Ecco che anche fra i Grillini e il Partito democratico non corre buon sangue. Ieri il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, si era espresso in maniera quasi sprezzante alla domanda di un giornalista sulla ricandidatura di Virginia Raggi a sindaco di Roma. “Non è una notizia, è una minaccia per i romani”.

Ieri, un vice ministro dei 5 Stelle, Giancarlo Cancelleri ha preso a cannonate il suo ministro, Paola De Micheli, esponente del Pd, rea di aver quasi concluso una proposta di conciliazione con Atlantia, la società di concessione sule autostrade. “Ha fatto tutto di nascosto, senza avvertire né me, né Palazzo Chigi”, accusa il primo.

“Non è vero” replica un comunicato del Ministero delle Infrastrutture. “Il tutto era stato recapitato sul tavolo del premier”. Non sono solo le parole dei due contendenti a lasciare si stucco.

E’ l’aria della politica a meravigliare il povero cittadino. In un momento come questo vorrebbe armonia e solidarietà fra le varie forze politiche. Per uscire da una crisi che non è soltanto sanitaria, ma sopra tutto economica. Invece no. Ogni giorno ne salta fuori una e giù a menar mazzate contro gli avversari considerati veri e propri nemici.

“Senza sinistra i poveri sono più soli”, incalza la maggioranza. “Stiamo vedendo i risultati del vostro lavoro”, replicano i secondi. “Il Paese è in agonia e molti non sanno come mettere insieme il pranzo con la cena”.

C’è polemica su tutto: sulla scuola per l’assunzione a settembre di 32 mila docenti. Un braccio di ferro infinito che porta a dire ad uno studente che scrive ad un giornale: “Ministro, per favore, mi sai dire che tipo di maturità debbo sostenere”?

La rissa è continua. Sulla movida che manda su tutte le furie i sindaci. Emilio Del Bono, primo cittadino di Brescia esclama: “ Se continua questa confusione nelle strade, chiudo tutto e non se ne parla più”.

Sulla spiaggia che non dovrebbero essere così affollate come sono. Sugli accompagnatori dei servizi per l’infanzia che non debbono aver superato i 60 anni. Si torna alla discriminazione fra generazioni?

La spaccatura è drammatica fra gli organi della Magistratura, il cui vertice è stato costretto a dimettersi dopo la pubblicazione di alcune intercettazioni che hanno fatto scrivere ad un giornale: “I pubblici ministeri dettano, i cronisti vassalli scrivono”. Speriamo non sia così.

In questi due mesi di caos e di grande confusione oltre che di leggerezza e superficialità, gli unici a comportarsi con criterio e razionalità sono stati gli italiani da cui i politici dovrebbero prendere esempio.

Pensate: in due mesi hanno risparmiato e messo da parte circa 30 miliardi, 100 se si prende in considerazione tutto l’anno. Insomma, chi ci rappresenta a Montecitorio o a Palazzo Madama, dovrebbe tuffarsi in una piscina piena di umiltà e rimanerci a lungo finchè la pena non venga espiata.