Stati generali, elezioni, Mes, il popolo sovrano dovrebbe decidere. Ma quando?

di Bruno Tucci
Pubblicato il 6 Giugno 2020 8:38 | Ultimo aggiornamento: 6 Giugno 2020 8:38
Stati generali, elezioni, Mes, il popolo sovrano dovrebbe decidere. Qando?

epa08356244 A handout photo made available by Chigi Palace Press Office shows Italian Prime Minister, Giuseppe Conte, attending a press conference at Chigi Palace in Rome, Italy, 10 April 2020. ANSA PROVIDES ACCESS TO THIS HANDOUT PHOTO TO BE USED SOLELY TO ILLUSTRATE NEWS REPORTING OR COMMENTARY ON THE FACTS OR EVENTS DEPICTED IN THIS IMAGE; NO ARCHIVING; NO LICENSING + EPA/FILIPPO ATTILI / HANDOUT HANDOUT EDITORIAL USE ONLY/NO SALES

Stati generali. Ma il popolo non c’è. Il popolo è sovrano. Quando? Lo dice la Costituzione che il popolo è sovrano. In primo luogo quando si va a votare. Siamo noi gente comune a “scegliere” chi deve andare al potere e chi invece deve aspettare all’opposizione. Si, d’accordo, ma quando se il Palazzo litiga anche sul giorno delle elezioni?

In autunno, sono le regionali a scendere in campo. Consultazioni importanti perché saranno milioni gli italiani che dovranno esprimersi. Naturalmente (ma non tanto) le forze politiche sono sul piede di guerra per il periodo in cui si dovrà deporre la scheda nell’urna. A settembre?

Per alcuni si, per altri no. Prima dell’apertura delle scuole? Chissà? La verità? E’ la paura a farla da padrone in questo braccio di ferro. Chi si sente sicuro di poter vincere spinge sull’acceleratore. Chi, al contrario, rischia di perdere la poltrona ha tutto l’interesse a rimandare.

Non è un problema di poco conto.Anche se si tratta di regionali queste elezioni vogliono essere una cartolina di tornasole pure per Palazzo Chigi. Conte non si sente sicuro: è stretto tra due fuochi. Quello naturale dell’opposizione che ha tutto l’interesse a che si voti.  E quello della maggioranza divisa al suo interno e anche negli stessi partiti che guidano il Paese.

Fra i Grillini se non è tempesta poco ci manca. Alla ribalta ecco rispuntare Alessandro Di Battista, lo straniero in Patria, che punta il dito contro il premier, “reo” di non prendere una posizione chiara e di giocare su due tavoli. Poi, c’è la questione del Mes su cui si battaglia da una infinità di mesi senza che si sia trovata la quadra.

Però a rendere ancora più incandescente il clima è l’attacco inaspettato e violento di due grossi calibri del Pd, Roberto Gualtieri e Dario Franceschini. I due, senza mezzi termini, accusano il premier di aver fatto tutto da solo sugli stati generali. Conclusione: slitta una riforma così importante perché il presidente ancora una volta avrebbe agito senza aver concordato nulla con i suoi alleati.

Ancora un braccio di ferro: sul Mes, l’organismo salva stati: i grillini non ne vogliono sapere. Altri nella maggioranza sostengono che non prendere quei 37 miliardi (forse a fondo perduto) sarebbe una vera e proprio follia.

Questa è la situazione poco edificante della maggioranza, ma anche nell’opposizione non si scherza. Per le regionali tra Salvini e Berlusconi non c’è accordo sui nomi da scegliere, tanto che il leader della Lega si è affrettato a dire che “certi orientamenti del Cavaliere non li capisce”.

Ma non è tutto, perché anche quando si parla di linee generali, la divisione è profonda. Non solo sugli stati generali. Il Carroccio e Fratelli d’Italia sono schierati all’unanimità contro il Governo. Per Forza Italia è necessario tener presente il momento particolare che sta attraversando il Paese e quindi certe decisioni si possono e si debbono condividere per il bene degli italiani.

Ecco: è in questo quadro politico che ai primi di settembre si dovrebbe dar voce al popolo. “Non c’è tempo per i giochetti di Palazzo” titola in un editoriale di stamane il più diffuso tra i quotidiani del Sud.

Perché? Proviamo a fare un elenco dei problemi non risolti. La cassa integrazione che in moltissimi debbono ancora ricevere. Il Mes, o salva stati, su cui non esiste il minimo accordo.

Ecco perché quei tanti miliardi rimangono solo un miraggio. L’ex Ilva che dovrebbe mandare a casa quasi cinquemila operai. I tribunali che non riaprono oppure lavorano a singhiozzo mandando su tutte le furie gli avvocati e in genere gli operatori del settore. Il turismo, ovvero una buona parte del Pil, che perde secondo un sondaggio 120 mila posti. I bar e i ristoratori. Solo a Roma rischiano di non riaprire in 2.550.

Insomma l’Italia non può aspettare, la crisi è profonda e litigare anche su quando e come si andrà a votare per le regionali è davvero un incredibile paradosso.