Suprematisti, Grande sostituzione…Quanti parlano come Tarrant

di Lucio Fero
Pubblicato il 18 marzo 2019 10:02 | Ultimo aggiornamento: 18 marzo 2019 10:02
Suprematisti, la Grande sostituzione...Quanti parlano come Tarrant

Suprematisti, Grande sostituzione…Quanti parlano come Tarrant (nella foto Ansa, Brenton Tarrant)

ROMA – Suprematisti…roba americana, al massimo australiana, magari svedese: Ma qui no, qui da noi no, qui suprematista e che mai vuol dire? Diciamo di non conoscerne neanche il significato della parola, figurarsi condividerne lo spirito e il senso. Li chiamiamo suprematisti e nel chiamarli così ne sottolineiamo la presunta distanza e alterità dalla nostra vita pubblica e dal nostro quotidiano. Anche se loro, l’ultimo Tarrant perfino per iscritto, ci aiutano definendo se stessi fascisti,  noi da questo orecchio non ci sentiamo.

Grande sostituzione etnica, il piano della finanza mondiale, dei poteri forti mondiali e dell’ebraismo internazionale per sostituire i bianchi, la razza bianca in Europa prima e negli Usa poi con una razza mista fatta di neri di pelle (o almeno scuri di pelle) e islamici di religione e costumi. La Grande Sostituzione e la relativa Grande Invasione: un trapianto di popoli forzato, ignobile, indecente e contro natura. Una manipolazione genetica ai danni della razza bianca. Lo dicono i suprematisti. Solo i suprematisti?

In Europa vi è un capo di governo che ne ha fatto della Grande Sostituzione la ragione etico/etnica del suo governo, della sua nazione, del suo successo elettorale. Piccola eccezione l’Ungheria? E se si mettiamo sopra la Polonia guidata esplicitamente su rotta xenofoba dal suo di governo che lo rivendica, sempre eccezione rimane? E in Francia, Spagna, Italia, Austria, Germania, Svezia, Finlandia…quanti sono i partiti, i movimenti, i siti web, le organizzazioni che gridano alla Grande Sostituzione e alla Grande Invasione degli altra razza-altra pelle? Provate a fare il conto, ne vien fuori una somma più da regola che da eccezione.

E poi accendete la tv, quella nazional popolare del pomeriggio e quella da dibattito/approfondimento (si fa per dire) della sera. Quanti sono quelli tra ospiti, pubblico e pure conduttori che riconoscono pieno diritto di cittadinanza all’ideuzza della Grande Sostituzione? Uno per sbaglio, due per inconsapevolezza? O quasi tutti, riconoscendo quasi tutti alla teoria della Grande Invasione una piena par condicio con ogni altra opinione?

E al bar, sui social, in metro, sul bus, in ufficio, allo stadio, in palestra…quanti sussurrano, accennano, alludono, mostrano di sapere, di aver sentito, di essere stati informati, di aver scoperto il piano della Grande Sostituzione, del travaso di popoli ai danni della razza bianca? Magari non dicono proprio razza, dicono noi, dicono ai nostri danni, dicono contro di noi. Non dicono razza ma il senso è quello. Quanti sono? Eccezioni?

Perfino il calcio dei campetti di periferia ha adottato su larga scala movenze suprematiste: l’insulto o la presa in giro del giocatore dalla pelle non bianca è quasi…atto dovuto.

Quanti sono quelli che parlano come i suprematisti sicuri e certi di essere brava gente? Tanti, sempre di più. Chi sono? Piccola borghesia spiantata, imbestialita, cacciatrice di impieghi pubblici e favori personali…Privi della nozione di libertà, indifferenti al senso profondo di responsabilità, esitanti tra la rassegnazione del suddito e la rivolta anarchica…

L’identikit è tratto da due riflessioni vecchie di un secolo, la prima frase sulla borghesia italiana (quella che oggi viene chiamata ceto medio) è di Gaetano Salvemini. La seconda, quella su ciò che oggi viene definita gente, è di Carlo Rosselli.

Al ceto medio e alla gente oggi si perdona e si concede tutto. In nome del grande alibi della crisi, ceto medio e gente impauriti, turbati dal venir meno di certezze e protezioni (pur restando qui in Europa i gruppi sociali più garantiti e protetti del pianeta). Si concede anche di pensarla alla suprematista. Tanto siamo tutti brava gente. Fino a prova contraria della storia.