Tagliare tasse, chiudere municipali, abolire art.18: ripartire? bastano 3 giorni

di Giuseppe Turani
Pubblicato il 2 settembre 2014 8:18 | Ultimo aggiornamento: 2 settembre 2014 8:18

Giuseppe Turani ha pubblicato questo articolo anche su Uomini & Business col titolo “Lo choc in tre mosse”.

Ci avevano promesso una bella scossa per ripartire alla grande, ma la scossa non è arrivata. Ma si può fare? Certo, ci vuole solo molto coraggio. Ci si potrebbe riuscire anche facendo solo tre cose, e poi riposare per qualche mese.

1. Diminuzione secca e immediata delle imposte sul lavoro (e anche delle imposte Irpef).

Una roba tosta: 30-40 miliardi di balzelli spazzati via entro mercoledì. E’ evidente che con una mossa del genere i conti pubblici saltano per aria e non si riuscirà, per quest’anno, a stare dentro il limite del 3 per cento di disavanzo.

Non importa, se contestualmente si vara un piano di tagli veri e robusti della spesa pubblica (non quella sceneggiata alla Totò delle auto blu). Nessuno in Europa e fuori protesterà per lo sforamento. Naturalmente se il piano di tagli sarà vero e credibile.

I mercati (quelli che ci danno i soldi) quasi certamente festeggeranno: la bella addormentata d’Europa si è svegliata. E magari l’Economist fa una vignetta con Renzi che impugna un bastone e non un gelato.

Questa è la prima misura da prendere. E va fatta per una ragione molto semplice: con questi livelli di pressione fiscale l’Italia non decolla nemmeno se assumono il mago Merlino come consulente del governo. Adesso tutti aspettano il bazooka di Draghi e la flessibilità europea. Magari qualcosa arriva, ma se non si abbassa la pressione fiscale questo resterà sempre un paese zoppicante, qualunque cosa faccia Draghi.

2. Chiusura immediata, al massimo entro giovedì, di mille aziende “locali”. Si può procedere anche un po’ a caso e mettendo in conto che ci saranno ricorsi e proteste. Non importa, di questo ci si occuperà dopo. Adesso sarebbe importante mandare subito un segnale forte che l’aria qui sta cambiando: a casa un po’ di mantenuti dalla politica.

Mille società, se ognuna avesse solo cinque consiglieri (compresi presidenti e amministratori delegati, ma sono di più) significa mandare per strada entro giovedì 5 mila parassiti. E il personale (dove c’è) va in cassa integrazione, in attesa d studiare meglio la situazione.

3. Abolizione immediata (si può fare entro lunedì sera) dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori e delle norme più tremende che lo accompagnano. A cosa servirebbe questa mossa che farà andare la Cgil fuori dai gangheri? A niente.

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Ma lancerebbe due messaggi precisi. Il primo ai sindacati che il paese è stanco della difesa corporativa (e a volte insensata) di quelli che comunque un lavoro l’hanno trovato. Il secondo messaggio sarebbe per le imprese, italiane e straniere: cari signori qui si cambia verso, davvero. Aspettiamo voi e i vostri soldi.