Tar Lazio obbliga governo a corretto uso degli smartphone. Ma non sa qual è

di Lucio Fero
Pubblicato il 16 gennaio 2019 14:08 | Ultimo aggiornamento: 16 gennaio 2019 14:08
Tar del Lazio obbliga governo a corretto uso degli smartphone. Ma non sa qual è

Tar Lazio obbliga governo a corretto uso degli smartphone. Ma non sa qual è (foto d’archivio Ansa)

ROMA – Tar Lazio, una storia perfetta di perfetta interpretazione del ruolo. Il ruolo di una Magistratura amministrativa secondo canone e rito della perfetta burocrazia. Tutto a norma, anche, ovviamente, l’assurdo.

Accade che al Tar del Lazio giunga istanza di associazione privati cittadini, associati appunto al fine di prevenzione e lotta all’elettrosmog. Istanza che lamenta l’inerzia del governo, il non far nulla del governo contro i danni da smartphone, telefonini, elettrosmog appunto nelle sue varie forme. Uno si aspetta che il Tar, giustizia amministrativa, si dichiari serenamente non competente: che ne sa, che c’entra la giustizia amministrativa, quella che verifica la correttezza o meno degli atti e passaggi burocratici, con l’elettrosmog? Uno si aspetta…ingenuo. I Tar, in particolare il Tar del Lazio, se lo chiami non ti lascia mai solo. Una parola il Tar la dice e la mette su tutto.

Allora sempre quello ingenuo pensa che se il Tar mette bocca, quel Tar sappia di cosa si parla. Insomma, l’elettrosmog: cosa è, come si misura, come si manifesta? Già, cosa è l’elettrosmog? Soprattutto se non soltanto una parola. Parola di indubbia efficacia comunicativa: mette insieme smog, cioè inquinamento e danno con elettro, cioè elettronica. Elettrosmog dalle antenne, dai ricevitori, trasmettitori e quindi tablet, telefonini soprattutto (un po’ anche dai computer ovviamente). Parola forte ed efficace. Però solo parola. Nessuno sa dire con prova scientifica se davvero esista e cosa sia l’elettrosmog. Non è quantificabile, non è misurabile. Se c’è, non si sa come agisce. Possibile che ci sia. Possibile non ci sia. Elettrosmog è un’idea. Non falsa, non vera. Non si sa. Per ora è l’idea che la vicinanza alle fonti di emissioni elettromagnetiche sia comunque nociva. Idea non necessariamente infondata ma non fondata almeno finora su dati, conoscenze e studi di chimica, fisica, medicina e quant’altra scienza empirica.

Ma il Tar come tutti ovviamente non sa di preciso cosa sia l’elettrosmog. Sa però qual è il suo ruolo, ruolo di Tar nella costituzione materiale italiana: dare soddisfazione a prescindere al ricorrente, emettere ordinanza che attesta indispensabilità e autorità del Tar medesimo, segnalare ad altro potere che al Tar non la si fa , al Tar non si scappa e il Tar, cari poteri governo compreso, vi controlla tutti. Ad abundantiam (ma è optional)ruolo di Tar prevede un po’ di protagonismo sui media.

Ecco quindi che a seguito istanza associazione anti elettrosmog che chiede a Tar di intimare al governo quel che associazione anti elettrosmog aveva invano intimato al governo…che fa Tar Lazio? Non intima al governo di emanare decreto anti smartphone (non sono mica pazzi) ma Tar Lazio ordina ai Ministeri Ambiente, Salute e Istruzione (cioè al governo) di entro sei mesi informare come di dovere i cittadini sulle “corrette modalità” e “uso improprio” del telefonini in relazione appunto ai rischi da elettrosmog. E lo fa, il Tar, in un testo di suo pugno dove si legge che allo stato delle conoscenze nessuna relazione diretta è stata riscontrata tra uso degli smartphone e qualsivoglia patologia oncologica. Insomma non sta scritto da nessuna parte, proprio nessuno sa se lo smartphone induce o favorisce cancro. Lo sa perfino il Tar e lo scrive pure.

Ma allora qual è la “corretta modalità” secondo scienza e medicina ed esperimenti e analisi? Non c’è, non si sa, nessuno lo sa. E qual è l’uso improprio secondo parametri scientifici di salute e morbilità? Non si sa. Non esistono questi parametri cui Tar Lazio obbliga i Ministeri ad informare i cittadini. Che dunque si svolga una campagna di informazione basata sul pare…dicono…può essere. E che giustizia burocratica trionfi.