Tav chiusa, Carige nazionalizzata: due salassi, paga il popolo

di Lucio Fero
Pubblicato il 10 gennaio 2019 12:43 | Ultimo aggiornamento: 10 gennaio 2019 12:43
Tav chiusa, Carige nazionalizzata: M5s due salassi, paga il popolo

Tav chiusa, Carige nazionalizzata: due salassi, paga il popolo (nella foto d’archivio Ansa, Di Maio e Toninelli)

ROMA – Tav chiusa: la ponderosa e pensosa “analisi costi benefici”, voluta da M5S al governo e installata e vigilata da Di Maio e Toninelli, si è conclusa con esito negativo, cioè niente Tav. Ma va? Che sorpresa! Una commissione con dentro tutti i tecnici no Tav reperibili su piazza e insediata e monitorata in ogni suo passa dal ministro più No Tav possibile ha concluso i suoi lavori analizzando che la Tav non conviene? Ma va…alle volte guarda le sorprese.

Tav chiusa, Tav addio, Alta Velocità ferroviaria non si fa al Nord, non si fa nella tratta italiana di quella che doveva essere la Torino-Lione (Al Sud M5S è molto più aperto alla Tav, lì si può, c’entrerà nulla che M5S al Sud raccoglie un sacco di voti, sacco che potrebbe svuotarsi se niente cantieri?). Comunque Tav al Nord non conviene, al Sud sì. Toninelli e M5S dicono che è tutto scientifico, la politica non c’entra nulla. Ma va?

Scientifico è comunque il ritardo con cui sarà data comunicazione ufficiale. Vogliono arrivare il più possibile vicino se non oltre le elezioni europee di maggio. Già, perché alla comunicazione ufficiale della Tav partita chiusa un bel po’ di Nord…s’incazza. Un bel po’ di Nord che vota Lega. E che si fa, si è fatto i suoi conti, la sua analisi costi benefici, e ha contato che a non fare la Tav ci rimette, altro che convenienza.

Imprenditori, sindacati, artigiani, ordini professionali commercianti, quelle che si chiamano le categorie produttive hanno calcolato che non fare la Tav sarà un salasso. Non per i soldi già spesi nei cantieri, non per le penali da pagare, non per i soldi dell’Europa che non arriveranno più. Non fare la Tav sarà un salasso per l’economia, per i costi dei trasporti e quindi delle merci, quindi per i redditi, i consumi, le produzioni. Un salasso che imprenditori, lavoratori dipendenti, artigiani, professionisti, commercianti hanno calcolato dovranno pagare loro, ciascuno di loro. Un salasso pagato dal popolo, anche loro sono il popolo. O no? Lo hanno chiesto anche in piazza al governo del popolo: noi che pagheremo il salasso della Tav chiusa non siamo popolo?

Popolo che secondo il sempre splendido Di Maio: “deve riappropriarsi di Banca Carige”. E immaginiamo noi di ogni altra banca quando può. Riappropriarsi? Non risulta Carige sia mai stata proprietà del popolo? E poi popolo chi? Ma nella cultura M5S ogni banca sul pianeta è un fortino ostile da espugnare quando si può. E quindi nazionalizzare. Nazionalizzare le banche.

Che però, tranne che nei fumetti animati che escono dalla bocca di Di Maio, nei fatti non significa dare le banche al popolo. Significa dare le banche ai governi. Banche pubbliche ci sono state eccome in Italia. Ce le aveva di fatto il governo, ce le aveva di fatto la Dc e pezzi di banche ce li aveva di fatto il Psi e gli altri partiti ce li avevano. Ma che vuoi ne sappia Di Maio, era roba di decenni or sono e Di Maio è sinceramente convinto che la storia e la politica abbiano avuto il loro big-bang primigenio con M5S.

Le banche pubbliche finanziavano, prestavano denaro non tanto e non solo secondo criteri di opportunità finanziaria e industriale. Le banche pubbliche tenevano in piedi la baracca. Tutta la baracca: le imprenditorie locali che non ce la facevano, gli imprenditori amici e vicini alla politica e al territorio, pezzi di occupazione e posti di lavoro fasulli, redditi di cittadinanza ante litteram, pre pensionamenti…Tutto questo facevano le banche pubbliche. E lo facevano a debito, a buffo, senza averne i soldi. Certe che alla fine a pagare i debiti e a ripianare sarebbe intervenuto il governo e lo Stato con i soldi dei contribuenti.

Il che è esattamente la visione e l’azione politica economica e sociale di M5S: banche che finanziano la qualunque senza averne i soldi, fanno debiti e poi qualcuno paga. Il che, guarda caso, è esattamente anche se in piccolo, quello che fanno da sempre le cosiddette banche di territorio che l’una dopo l’altra stanno saltando. Dare soldi al territorio, agli amici, alla gente, tenere in piedi il sistema era quello che facevano le banche venete prima di saltare, quel che ha fatto MpS, quel che facevano e fanno le piccole banche di territorio che M5S sostiene debbano essere intoccabile e intoccate.

Poi una va in crisi, stavolta Carige, e Di Maio ed M5S la vogliono nazionalizzare. Cioè vogliono che continui a tenere in piedi il sistema, stavolta il sistema/governo M5S. Non solo, Di Maio vuole sia puniti quelli che hanno portato Carige alla crisi, Carige e le altre banche. Di Maio vuole nuova ed eterna commissione di indagine parlamentare sulle banche. Una notizia per Di Maio: i beneficiari, i beneficiati da queste banche non sono gli gnomi extra terrestri della finanza iper galattica, sono cittadini in carne e ossa dei cosiddetti territori italiani, territori sociali oltre che geografici. Per dirla alla Di Maio, gente, normale gente. Che magari ha pure votato M5S.

Comunque l’economista Di Maio, pur di non mettere un euro pubblico in Carige, ha detto di preferire la nazionalizzazione. Cioè di comprarla con i soldi pubblici Carige, pagarne i debiti. facciamo cinque miliardi a forfait? E poi Carige nazionalizzata farla gestire da un Ministero? Un vero affare di sicura remunerazione per il contribuente. Già perché a nazionalizzare si paga. E a pagare con i soldi pubblici, a pagare il salasso delle nazionalizzazioni (volevano nazionalizzare anche Ilva!) è, guarda un po’, il popolo.

Ultima e altra notizia per Di Maio: euro pubblici in Carige il suo governo li ha già messi, sono soldi pubblici la garanzia del Tesoro sulle obbligazioni della banca. Magari informarsi su quel che il Consiglio dei Ministri decreta…

Ma tutti possono distrarsi, nel nostro piccolissimo anche noi. Ieri scrivevamo della democrazia del 13% a quattro mani Pd-M5s a proposito dei nuovi referendum. Non è così: il quorum del 25% necessario perché sia valido il referendum in futuro si riferisce ai Sì espressi e non ai votanti. Quindi a decidere sarà il 25 e non il 13 per cento. Anche se…25 per cento di Sì e al massimo 24 per cento di No in un referendum sempre al massimo 49 per cento fa e quindi sempre minoranza del corpo elettorale è.

E ancora: il Parlamento deve rispondere alla legge popolare entro 180 giorni e non 18 mesi. Sei mesi e poi o Parlamento approva legge scritta da altri o si va al ballottaggio mediante referendum. Quindi le 500 mila firme di fatto ordinano al parlamento cosa fare e del Parlamento scrivono l’agenda. Ci eravamo distratti, non sbagliati.