Il teorema Travaglio: solo un’alleanza Pd-M5s può fermare Salvini. Ma non sta in piedi

di Giuseppe Turani
Pubblicato il 23 giugno 2018 7:00 | Ultimo aggiornamento: 22 giugno 2018 14:20

Matteo Salvini, leader della Lega e ministro degli Interni (foto Ansa)

ROMA – “Solo un’alleanza Pd-5 stelle può fermare la destra razzista della Lega, si dice. Ma la proposta non sta in piedi”. Scrive Giuseppe Turani su Uomini & Business.

Per un giorno proviamo a lasciar perdere Salvini [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] e le sue sparate da bulletto della Val Brembana, tanto ormai ne fa una ogni dieci minuti. E occupiamoci di cose più serie. Ad esempio del teorema Travaglio. E’ un teorema semplicissimo e apparentemente inattaccabile. Ma non è vero.

Il teorema Travaglio consiste in questo:

1- La Lega di Salvini è di destra. Probabilmente diventerà la più grossa formazione di destra (e razzista) europea.

2- L’unico modo per fermarla è che si formi un’alleanza 5 stelle-Pd, una sorta di Santa alleanza anti-razzista.

3- Ma questa alleanza (salvifica) non si può fare fino a quando il Pd è schiavo di Renzi, che addita i 5 stelle come il nemico da battere.

4- Tutto cambierà il giorno in cui il Pd si libererà finalmente di Renzi e potrà così costruire l’alleanza anti-razzista con i 5 stelle.

Cosa non funziona in questo ragionamento, apparentemente perfetto? Molte cose.

1- E’ vero che la Lega è ormai una formazione politica razzista e come tale preoccupante.

2- i 5 stelle sono però una sorta di buco nero, di male oscuro della politica italiana. Sono una cosa che non ha uguali nel mondo conosciuto. Quasi certamente extra-costituzionale se non anti-costituzionale.

3- In pratica sono una formazione politica che ha esternalizzato (si passi l’orrenda espressione) il controllo dei propri comportamenti.

4- Noi  vediamo delle figure politiche, ma non contano niente. Sono intercambiabili, come le carte da gioco. Non ci sono organi dirigenti eletti, non ci sono mai stati congressi, non ci sono discussioni. I loro rappresentanti in parlamento sono più di 300, ma parlano sempre e solo i soliti 10-15.

5- In realtà, chi comanda sono Beppe Grillo, mai eletto da nessuno e che non ha alcuna posizione di responsabilità, a parte quella generica e messianica di guru. Lui è lì, fa e disfa, ma nessuno se lo può togliere di torno. Condivide il potere con Davide Casaleggio, che controlla la piattaforma Rousseau, sulla quale “gira” tutto il Movimento (iscritti, consultazioni, sondaggi per decisioni, ecc.). Solo che il Movimento, che paga riccamente questo servizio (300 euro al mese per ogni deputato eletto) non ha alcun potere sulla piattaforma. Nessun controllo. Non esiste nemmeno un controllo esterno, neutrale: tutto è nelle mani del solo e unico Casaleggio. Cosa avvenga davvero su quella piattaforma solo lui lo sa.

6- Ma non basta. Come stanno rivelando le cronache giudiziarie romane Grillo e Casaleggio mandano in giro dei loro pro-consoli (tipo Lanzalone) che gestiscono il comune di Roma, al posto della sindaca Raggi, o che scrivono lo statuto del Movimento. Altri pro-consoli sono stati infilati nella presidenza del Consiglio e nei ministeri. A sorvegliare, orientare, dirigere. Tutta gente mai eletta da nessuno e mai indicata da alcun congresso.

7- Poiché la Casaleggio è una robetta (dieci impiegati al massimo), non è esattamente l’Ena francese, non ha preparato tecnocrati di altissimo livello. Quindi si arrabatta, pesca nel vasto mondo dei faccendieri e di quelli che “ci sanno fare”, spesso personaggi che girano per ministeri da decenni.

Questa è la “esternalizzazione”: il potere viene sottratto al Parlamento e trasferito nelle mani di Grillo e Casaleggio, che a loro volta lo girano a altri, faccendieri tipo Lanzalone o esperti di comunicazione come Rocco Casalino, nessuno dei quali è mai stato eletto o ha mai affrontato un dibattito in un congresso regolare.

Tutto ciò fa dei 5 stelle una formazione politica anomala, lontana dal normale gioco democratico, che porta in parlamento gente che ha avuto magari solo 36 clic sulla piattaforma Rousseau (gli amici del bar più quattro parenti). E che non ha la più pallida idea di quello che deve fare.

In sostanza, i 5 stelle sono un finto partito. Sono, nella realtà, una struttura di servizio del duo Grillo-Casaleggio. Con chi andrebbe fatta l’alleanza allora? Con loro due? E il parlamento e le elezioni a che cosa servono?

Ma, soprattutto, un’alleanza con loro servirebbe a legittimare una politica gestita da gente, Grillo e Casaleggio, mai legittimata e che non ha mai ottenuto alcuna investitura pubblica, principi e comandanti per diritto di clic. Un po’ medioevale come cosa.

Si aggiunga, inoltre, che la linea politica viene dettata da Grillo e Casaleggio, i quali non sanno niente, certo non hanno letto Adam Smith o Hayek o Wright Mills. Vanno avanti con le schedine di Vikipedia, cercano le cose più strambe (tipo reddito di cittadinanza o città a rifiuti zero) e ne fanno un programma politico. Un minestrone indigeribile per chiunque e per qualunque paese.

Se i 5 stelle ambiscono davvero a fare un fronte comune anti-razzista insieme al Pd, devono prima fare una serie di cose: rompere i legami con Grillo e Casaleggio, diventare autonomi, darsi uno Statuto decente e democratico, presentare leader eletti per davvero e rappresentanti di qualcosa. Insomma, devono trasformarsi in un partito normale. E, già che ci sono, devono buttare nella spazzatura quella belinata della democrazia diretta, una sorta di non-senso della politica, che fino a oggi è servita solo a giustificare appunto la “esternalizzazione” delle decisioni politiche.

Benissimo ha fatto quindi Renzi ha alzare un muro di separazione contro i 5 stelle. Oggi non sono un’organizzazione politica, ma qualcosa che sta fra l’organizzazione mafiosa e Cosa nostra, con capi dal potere misterioso e immenso, auto-nominati. Dei padrini, insomma. Non politica, quindi. Ma solo potere e ancora potere.