Tg3, Tg7: governo ha bruciato 300 miliardi(!) Lo fanno dire a Tajani, ma non sanno quel che dicono

di Lucio Fero
Pubblicato il 14 dicembre 2018 9:21 | Ultimo aggiornamento: 14 dicembre 2018 9:21
Tg3, Tg7 di Mentana: governo ha bruciato 300 miliardi(!) Lo fanno dire a Tajani, ma non sanno quel che dicono

Tg3, Tg7: governo ha bruciato 300 miliardi(!) Lo fanno dire a Tajani, ma non sanno quel che dicono (nella foto, Mentana durante il Tg La7)

ROMA – Tg3 della Rai e Tg7 quello di Enrico Mentana. E chissà quali e quanti altri Tg che uno mica può sentirli tutti. Sentire appunto, ecco cosa si sente a sentire i Tg. Si sente al Tg3 che Antonio Tajani, presidente del Parlamento europeo e numero due di Forza Italia dopo Berlusconi accusa il governo di aver bruciato, causa alto spread inutilmente provocato, 300 miliardi.

Trecento…miliardi!? Trecento miliardi sono dieci volte tutta la manovra di bilancio detta Manovra del Popolo nella neo lingua del governo (legge spezza corrotti, decreto dignità…). Trecento miliardi sono tra il 16 e il 17 per cento dell’intero Pil italiano e negli stessi telegiornali da mesi e settimane di dà conto di variazioni del deficit in su e in giù dell’ordine dei decimi di punto.

Si dà conto nei telegiornali ma non si sa fare di conto. A circa 18 anni dall’introduzione dell’euro in un Telegiornale con sconcertante candore (e ripetitività) si confondono milioni e miliardi di euro. Neanche una vecchina alla cassa del supermercato dopo 18 anni dall’uso dell’euro e di conteggi in euro non sobbalzerebbe se la gentile cassiera stampigliasse sullo scontrino 10.000 euro a pagare anziché 100. Ma in redazione non sobbalzano, mandano in onda la notizia (si fa per dire) del 300 miliardi bruciati dal governo secondo le opposizioni.

Non sobbalzano, non si rendono conto, non sanno far di conto. Non si rendono conto fosse vera la cifra delle due l’una: o Taiani impazzito ma impazzito forte o domani, stamattina tutte le banche chiuse e i bancomat bloccati perché un ammanco di 300 miliardi non c’è paese lo possa sopportare senza chiudere bottega.

Non sobbalzano in redazione, non fanno di conto, non si rendono conto. E chi ascolta con un minimo di attenzione quel che si sente al Tg pensa sia un, diciamo, refuso numerico. Dovevano dire milioni, hanno detto miliardi. Potrebbero stare attenti visto che è un Tg e sono giornalisti. Ma…che ci vuoi fare?

Poi senti il Tg7. E risenti la storia dei 300 miliardi. Miliardi sì, anche qui. Trecento miliardi bruciati dal governo. Lo senti anche qui, al secondo Tg. E allora capisci, purtroppo, che è molto più di un refuso numerico. E’ una inconsapevolezza timbrata. Una irresponsabilità autorizzata. Una decrescita felice da quel gravame di sapere almeno vagamente quel che si dice.

Se i 300 miliardi invece che milioni li senti in due Tg in una stessa sera (e chissà in quanti altri) probabilmente è perché i 300 miliardi e non milioni erano scritti o in qualche dispaccio d’agenzia o in qualche tweet da fonte politico/giornalistica/ufficio stampa cui è scappato non uno zero in più ma proprio molto di più.

Da quel testo, da dove lo hanno letto e ricevuto i Tg devono aver copiato, ripetuto e messo in onda. Non fa con tutta evidenza parte del mansionario professionale neanche farsi sfiorare da un pensiero non sulla correttezza o no ma sulla plausibilità logica e reale di quel che si riceve e trasmette. E se arriva qualcosa con qualche timbro d’agenzia o di fonte che dice: nuovo collegamento aereo a coprire i seimila chilometri tra Roma e Milano? E se arriva in redazione qualcosa che dice: nuovo collegamento ferroviario a coprire i sessantamila chilometri tra Roma e Milano? E se arriva in redazione qualcosa che dice: saranno più veloci i tempi di percorrenza dei seicentomila chilometri tra Roma e Milano?

Ecco fare di 300 milioni 300 miliardi equivale a comunicare che tra Roma e Milano ci sono non seicento, non seimila, non sessantamila ma seicentomila chilometri di distanza. I Tg cose così le mandano in onda. Serenamente. E a farglielo notare si infastidiscono. Con l’aria di chi si occupa di cose più importanti facendo un mestiere importante. Un mestiere picconato fin alla fondamenta da cose così mandate in onda o messe in stampa.