Giuseppe Turani: “Le troppe promesse dal governo gialloverde”

di Giuseppe Turani
Pubblicato il 18 ottobre 2018 6:00 | Ultimo aggiornamento: 18 ottobre 2018 0:20
Giuseppe Turani

In foto: Giuseppe Turani

ROMA – Giuseppe Turani pubblica due articoli molti critici sul governo in carica sul sito “Uomini & Business”. Nel mirino è finito M5s. Scrive Turani in un articolo pubblicato il 15 ottobre dal titolo “troppe promesse”: 

“Sui giornali e in rete sta circolando una sorta di nuovo mantra che un po’ fa ridere e un po’ piangere per la sua evidente inconsistenza. Esso dice: i signori al governo hanno il diritto (anzi, il dovere) di realizzare quello che hanno promesso in campagna elettorale. E già questa è una sciocchezza logica mica da poco: se in campagna elettorale prometto che ci sarà sempre il sole, quando poi piove che faccio? Regalo ombrelli colorati? Ma c’è di peggio. L’insieme delle promesse elettorali di Lega e 5 stelle ammontava a circa 110-120 miliardi di spesa. Una cifra assurda, che da sola potrebbe far saltare i conti italiani e mandarci in default nel giro di qualche ora.

E infatti, una volta fatto il governo, gli stessi proponenti se ne sono dimenticati. E hanno ripiegato su una versione ridotta di appena una quarantina di miliardi. Il che significa che due terzi delle promesse elettorali se ne sono già andate su per il camino.

Ma non basta. Dei 40 miliardi necessari sembra che ne manchino all’appello una ventina, cioè metà. Denaro di cui si è attualmente all’affannosa ricerca fra minacce ai funzionari e proposte di tagli al welfare.

Dal che si deduce che forse anche un semplice terzo delle promesse elettorali (40 miliardi su 120) è un’esagerazione.

Il mantra “il governo ha il dovere di realizzare quello che ha promesso” va quindi rovesciato: chiunque partecipi a una campagna elettorale ha il dovere di fare proposte che siano sostenibili, cioè compatibili con il bilancio dello Stato.

Quando invece si esagera, non rimane che il ricorso all’indebitamento, pratica italiana usuale e corrente, visto che di debiti ne abbiamo già per 2300 miliardi, ben oltre la ricchezza che produciamo in un anno.

Ma noi, proprio perché già molto indebitati, avevamo dei limiti anche su questo: un po’ di debiti, ma non troppi. Purtroppo, per realizzare anche solo un terzo delle promesse fatte si deve andare oltre i limiti ragionevoli di indebitamento. E tutti i “controllori” (dal Fondo monetario alla Commissione di Bruxelles) si arrabbiano e protestano. Inutile gridare al complotto, più utile ripassare la matematica. Vano anche dire: l’anno prossimo rientriamo: non è mai successo e mai succederà. Se si vuole smettere di fare debiti, bisogna cominciare subito, qui e ora. È come con l’alcol, il fumo e le droghe: se uno dice “smetto la settimana prossima”, è chiaro che non smetterà affatto. Infatti, siamo già a 2300 miliardi di debiti, in corsa per i 2500″.

Turani torna sul governo gialloverdecon un secondo articolo dal titolo “lo zero di uno vale zero“. 

“1- Come si sa, “uno vale uno” è probabilmente l’affermazione più indecente del comico genovese. E una delle basi del suo Movimento. Uno vale uno non sta a significare uguaglianza, il che sarebbe anche giusto, ma che tutti possono fare tutto, che le competenze non esistono. Da sempre, quindi, è nel loro mirino il numero chiuso nelle facoltà di medicina: come si fa a impedire a uno del popolo, se vuole, di fare il medico? E infatti ieri il governo emana una mozione in cui dice che il numero chiuso è abolito, finalmente, un’altra ingiustizia mandata in soffitta.

Ma passano poche ore e c’è la retromarcia: non è per subito, ma per il medio termine

Che cosa è successo? La tipica cosa da coglioni. Le università hanno fatto presente che, abolendo il numero chiuso, gli iscritti a medicina si sarebbero moltiplicati automaticamente per dieci. Dove metterli? Dove trovare chi li istruisce? Dove trovare gli ospedali dove fare pratica? Un caos di proporzioni bibliche. E infatti poche ore dopo si è detto che sarà una soluzione a medio termine, cioè mai.

2- Continua la propaganda intorno al reddito di cittadinanza, che sembra arricchirsi di ora in ora. In realtà, il provvedimento è nato morto e morto resterà. Nella sua formulazione originale avrebbe richiesto 60-70 miliardi per la propria attuazione. A fatica e picchiando i pugni sul tavolo, di miliardi Di Maio ne ha ottenuti 10. Quindi “questo” reddito di cittadinanza sarà il fantasma di quello che avrebbe dovuto essere.

3- Ma la stupidità gialloverde conosce altre vette, impossibili da scalare per degli umani normali. Come si sa, la manovra costerà sui 40 miliardi. Con tutti questi soldi, risulta dai loro stessi documenti, la pressione fiscale rimarrà immutata per i primi tre anni (e probabilmente anche dopo) e il contributo aggiuntivo alla crescita di questi 40 miliardi viene valutato nello 0,6 per cento, cioè niente.

In conclusione:

a- Stavano per scassare la professione di medico.

b- Il reddito di cittadinanza sarà una presa in giro, un regalo per pochi amici.

c- Prendono 40 miliardi a debito, dicono che abbassano le tasse, ma non è vero, dicono che faranno la crescita, ma non è vero.

Uno vale uno e, a volte, zero”.