Ultras, spacciatori, mafie: le loro mani sulle città, come prima più di prima

di Lucio Fero
Pubblicato il 14 febbraio 2019 9:26 | Ultimo aggiornamento: 14 febbraio 2019 9:26
Ultras, spacciatori, mafie: mettono le loro mani sulle città, come prima più di prima

Ultras, spacciatori, mafie: le loro mani sulle città, come prima più di prima (nella foto Ansa, gli scontri tra tifosi della Lazio e del Siviglia)

ROMA – Ultras, chiamarli così in attesa di definizione migliore. Ma non è solo ferocia violenta stabilmente avvinta al calcio, è organizzazione criminale. Ancora una volta, poche settimane dopo quello che era stato preparato a Milano. Ancora una volta una banda si raduna, si arma e assalta e devasta manu militari un pezzo di città. Stavolta Roma, stavolta la banda a delinquere, la squadraccia è partita a caccia di spagnoli. Coltelli, mazze, occupazione di vie del centro storico. La notte è loro: picchiano, inseguono, accoltellano. Fanno il loro ordine nel centro di Roma. E si mettono in pari con la squadraccia di Milano. Stabiliscono che un pezzo di città, qualunque pezzo, se lo prendono quando vogliono.

Spacciatori (italianissimi): quando vai nei loro territori, nei loro pezzi di città ti controllano, e poi se dai fastidio ti espellono e se non te ne vai sotto minaccia te ne vai sotto botte. Spacciatori vigilano, stabiliscono confini, fanno polizia a se stessi, impongono e mantengono il loro ordine. Ieri si è visto a Pescara dove agenti della polizia dello spaccio in una sorta di chissà quanto volontaria divisa nera hanno picchiato giornalisti e scacciato telecamera. Se ne sbattono della polizia di Stato e dello Stato: hanno picchiato ancora Daniele Piervincenzi. Il giornalista Rai cui uno del clan Spada aveva cercato di spaccare la faccia a testate. Elementare prudenza criminale doveva consigliare alla polizia dello spaccio di andarci cauta onde evitare clamore. Ma se ne fregano, se ne sbattono, quei pezzi di città sono loro e ti sbattono in faccia che loro è l’ordine che vige. Nei quartieri di Pescara, o Napoli, o Roma , o Milano, o Bari, o dovunque.

Mafie, il Corriere della Sera rileva che a Milano aprono due esercizi commerciali ogni tre giorni. Ma non c’era la crisi dei consumi? Non c’è crisi per le attività di riciclo del denaro non pulito: un ristorante, anche se in perdita, è un’ottima lavatrice. Il Corriere la chiama la mafia dei ristoranti. La vede crescere a Milano come erba in campo. A Roma è già da tempo rigogliosa foresta. Nelle città l’usura e il riciclo del denaro sporco ridisegnano quartieri, architetture, luoghi. Fanno il territorio urbano e sociale e stabiliscono il loro ordine.

Come prima, più di prima. Come prima che arrivasse il super ministro del super ordine, più di prima che arrivasse il super capitano in tutte le divise. L’ordine pubblico ogni giorno il ministro dell’Ordine pubblico lo fa solo su facebook e in tv. Non nelle strade, non nelle città, non nei negozi, non nelle notti e giorni della vita reale. L’ordine lo fanno nei pezzi di città che si sono presi e si prendono gli spacciatori, le squadracce ultrà, gli investitori e i collaboratori di mafia. E i clandestini che erano 600 mila prima del grande super ministro e ora sono 600 mila e qualcuno in più visto che espulsi non ce n’è e il decreto sicurezza ha trasformato in clandestino qualcuno che prima non lo era.

In compenso, al posto dell’ordine, una vertigine.  Vertigine di bugie sulla Tav, col governo che nasconde niente meno che una parte della Tav la pagherebbe l’Europa. Neanche i bambini…Bugie sul Pil che verrà, bugie sulla produzione, sull’occupazione, sull’economia. E ad ogni bugia svelata ed evidente il grido: cacciate chi fa i conti. Vertigine di narcosi e tossico dipendenza collettiva: a Sanremo complotto delle elites contro il popolo, Montalbano traditore dei bianchi e amico dei neri. Virginia Raffaele forse complice dei satanisti o posseduta dal Maligno? Il super ministro dell’ordine partecipa da protagonista ad ogni giro della vertigine.

Vende ogni giorno e ad ogni ora e in ogni luogo e con ogni mezzo il suo ordine pubblico immaginario. E lo vende con successo di popolo e di elettorato (e anche di stampa). La situazione ideale per bande armate, spacciatori, racket, industria del crimine, mafie quella in cui in Italia vige tolleranza zero nei proclami e sui social mentre loro si prendono e si tengono le città dove, quando e come vogliono.