Vaffa e gratis, il vizio che ha perso M5S, ma non il pelo

Vaffa e gratis, da qui partì e di questo era fatto il MoVimento. Vaffa e gratis che ha consunto e bruciato M5S, ma non se stesso. Vive nella testa e nel cuore di milioni di cittadini elettori.

di Lucio Fero
Pubblicato il 22 Giugno 2022 - 10:27
Vaffa e gratis, il vizio che ha perso M5S, ma non il pelo

Vaffa e gratis, il vizio che ha perso M5S, ma non il pelo

Vaffa e gratis, vaffa alla politica, ai politici, al Parlamento, ai poteri, all’economia, alle tasse, alla Ue, alle banche…E gratis, gratis non solo un piccolo ma diffuso reddito di cittadinanza che poi verrà, gratis l’esser sostenuti con ogni forma di welfare e assistenza pubblica da uno Stato cui non si versava più nulla o quasi, gratis il progressivo decadere del legame tra lavoro e reddito, gratis soprattutto la stessa cittadinanza che diventava lungo elenco di diritti e deserto di doveri. Da qui, da vaffa e gratis, il MoVimento che poi sarà M5S era partito, di questo era fatto, questa la sua natura. Adesso il vaffa e gratis hanno perso M5S ma non hanno certo perso se stessi.

La permanenza del vaffa e gratis

Come fa un partito, una lista elettorale, una sigla, un MoVimento ad avere il voto del 33 per cento degli elettori appena 4 anni fa ed oggi essere testato elettoralmente tra il 5 e il 10 per cento? Come fa un gruppo parlamentare, di eletti in Parlamento a dimezzarsi per via di scissioni plurime, 150 o forse più quelli andati via o espulsi in una progressiva coriandolizzazione dei deputati e senatori eletti M5S? Sicuri sia tutta colpa e conseguenza di flebile capacità politica, alta suscettibilità di piccoli uomini rispetto a compiti più grandi di loro, meschine rivalità intestine? Sicuri che lo stereotipo della guerra per le poltrone e il potere sia giusto, abbia davvero la chiave per capire? Ancora una volta si legge che M5S si è di nuovo scisso per lo sgomitare su chi possa essere ricandidato e forse eletto nel 2023. Cioè: andati via perché la regola del non più di due mandati parlamentari li escluderebbe dalle liste. Non vero, molti degli andati via sono al primo mandato, molti dei rimasti sono al secondo.

No, non è stato Beppe Grillo con la sua insipienza sapienzale e neanche sono stati Luigi Di Maio o Roberto Fico e nemmeno Giuseppe Conte leader per caso dopo essere stato per caso premier. A consumare dall’interno, a bruciare M5S per interna e inevitabile combustione è stato il vaffa e gratis. Milioni di cittadini italiani (non solo italiani, ultima manifestazione di analoga circostanza in Francia) sono certi di avere inalienabile e totale diritto al vaffa e gratis. E dal vaffa e gratis sono affascinati. Hanno dato a M5S il mandato, la missione di realizzare in terra, di portare a casa propria, di garantire il vaffa e gratis. M5S si è consunto e bruciato nella missione, come un meteorite si consuma e brucia a contatto con l’atmosfera. Qui l’atmosfera era ed è la realtà. Quella che per milioni di italiani merita da un lato un vaffa e dall’altro va incassata gratis.

Quanti con Di Maio?

Sessanta, forse settanta parlamentari. Non poca cosa, quanto basta probabilmente a garantire all’Italia che almeno fino alla prossima primavera ci sarà un governo e la calamità di un’altra campagna elettorale lunga da settembre a maggio non si unisca alla lunghissima lista di guai nazionali e internazionali. Ma quando si voterà per le elezioni politiche, quanti? Quanti e per cosa? Ben prima che Giuseppe Conte si inventasse capo del Partito Pacifista Italiano e vestisse gli improbabili panni di premier spodestato dai “poteri forti” (leggi Draghi), l’elettorato che aveva portato M5S al 33 per cento aveva fatto scelte coerenti. Coerenti con se stesso, il se stresso di vaffa e gratis. Una buona parte di quell’elettorato era transitata per Salvini e la Lega quando Salvini e la Lega hanno interpretato la parte dei guerrieri e campioni del vaffa e gratis. Ma anche Salvini e la Lega sono stati anche governo. E quindi quell’elettorato, dopo il transito leghista, è ora a ingrossare il consenso potenziale a Giorgia Meloni e a Fratelli d’Italia. Qualunque cosa la Meloni e Fdi pensino di se stessi, il vasto popolo del vaffa e gratis oggi li individua come i più vicini e affini, comunque i meritevoli di un voto.

Dove sta il manico?

Quasi, anzi senza quasi, bestemmia dirlo: il manico non sta nei partiti, nel cosiddetto Palazzo, nei cosiddetti leader. Il manico sta nella società, nella gente. Lì sono i milioni di cittadini elettori che vogliono, non di rado adorano, il vaffa e gratis. Per questo, anche per questo, ormai da tempo una forza politica seria, responsabile e di reale governo non è in Italia elettoralmente possibile.