Valerie Plame pagò per il marito, che smentì la bufala made in Roma

di Giuseppe Turani
Pubblicato il 13 Settembre 2019 7:00 | Ultimo aggiornamento: 12 Settembre 2019 18:43
Valeria Plame

Valeria Plame (Foto Ansa)

Su Uomini & Business Giuseppe Turani tratteggia un ritratto di Valeria Plame, ex spia della Cia che si è appena candidata contro Donald Trump nella corsa alla Casa Bianca. 

A me questa Valerie Plame (una bella signora bionda, statuaria) piace, e anche parecchio. Su di lei è stato fatto un bellissimo film, Fair game, dove lei è interpretata da Naomi Watts. La sua storia è abbastanza semplice: ex agente sotto copertura della Cia, dopo uno scandalo, ha dovuto lasciare l’agenzia. Adesso, si candida per i democratici contro Trump. Lo fa con un video molto bello, che si chiude con le parole: “Trump, sto arrivando, abbiamo dei conti da regolare”.

Valerie è nata nel 1963 in una base militare dell’Alaska (il padre era un militare). Dopo un paio di lauree in Europa, viene reclutata dalla Cia e svolge missioni sotto copertura in mezzo mondo, dall’Iran al Pakistan. Dopo un primo matrimonio terminato quasi subito, sposa l’ex ambasciatore americano Joseph C. Wilson, dal quale nascono due gemelli. Ma continua a fare l’agente sotto copertura per la Cia. Parla correntemente francese, tedesco e greco.

Lo scandalo, il Cia-gate, scoppia quando un’indiscrezione di un giornale fa il suo nome, spiegando appunto che la bella signora dei quartieri alti di Washington è un agente della Cia. C’è una tremenda, e emozionante, seduta davanti al Senato degli Stati Uniti, in cui Valerie spiega, orgogliosamente, che cosa ha fatto in anni e anni di servizio. Ma alla fine se ne deve andare: ormai è diventata famosissima e non può certo continuare a fare l’agente sotto copertura.

Lei comunque accusa l’amministrazione americana di averla volutamente bruciata, parte un’indagine federale e il capo dello staff del vicepresidente degli Stati Uniti viene arrestato perché individuato come colpevole.

La famiglia, che fino a quel momento aveva vissuto in uno dei più eleganti quartieri di Washington, si trasferisce a Santa Fe nel New Mexico, e oggi è in questo Stato che Valerie corre per un seggio parlamentare.

A spiegare il perché di questa vicenda pensa il marito, l’ex ambasciatore Wilson. Sostiene che è stata una vendetta dell’amministrazione (Bush, allora) perché lui aveva pubblicato un articolo in cui spiegava che non c’erano armi di distruzione di massa in Iraq, come invece sosteneva il governo americano per giustificare il proprio intervento. Fu una polpetta avvelenata, confezionata nei meandri della Cia, ingenuamente rilanciata da Roma, cinicamente avallata da Tony Blair.

Nel filmato di presentazione della propria candidatura, si vede Valerie che corre nel deserto a fortissima velocità su una macchina sportiva, poi fa una spettacolare inversione a U con tantissima polvere. Scende, e dice “Alla Cia ti insegnano proprio a guidare così”. E poi lancia la sfida a Trump: “Sto arrivando, abbiamo dei conti da regolare”.