Addio a Sergio Lepri, Vincenzo Vita lo ricorda: vero maestro buono, guidò l’Ansa con dignità in tempi difficili

di Vincenzo Vita
Pubblicato il 23 Gennaio 2022 20:41 | Ultimo aggiornamento: 23 Gennaio 2022 20:41
Addio a Sergio Lepri, Vincenzo Vita lo ricorda: vero maestro buono, guidò l'Ansa con dignità in tempi difficili

Addio a Sergio Lepri, Vincenzo Vita lo ricorda: vero maestro buono, guidò l’Ansa con dignità in tempi difficili

Addio a Sergio Lepri, vero maestro buono. Così Vincenzo Vita ha salutato sul Manifesto Sergio Lepri, direttore dell’Ansa, l’agenzia di stampa, negli anni ’60, ’70 e ’80.
Alla sala della Protomoteca del Campidoglio di Roma vi è stata la camera
ardente di Sergio Lepri, cui hanno partecipato numerose persone. Lepri ha
diretto l’Ansa dal 1961 al 1990.
Partigiano, animatore del giornale clandestino del partito liberale,
continuò l’esperienza giornalistica al Giornale del Mattino di Firenze con
Ettore Bernabei (il futuro direttore della Rai). Per poi assumere il ruolo di
portavoce laico di un Amintore Fanfani democristiano sì ma di derivazione
(allora) dossettiana.

Azionista, profondamente democratico e legato a quella Carta
costituzionale di cui la Resistenza aveva permesso l’elaborazione, Lepri si
può davvero definire un maestro.  Sia per la capacità di formare intere
generazioni di professionisti.

Sia per la dirittura morale che è sempre stata riconosciuta a Sergio Lepri.

E che ha segnato i discorsi di amaro commiato pronunciati durante l’austera cerimonia del commiato

Racconta la figlia Maria (seduta accanto ai fratelli Paolo e Stefano) un
frammento emblematico dell’umanità del padre. Di fronte alla notizia
della morte di David Sassoli, con cui esisteva un antico rapporto di amicizia,
Lepri aveva manifestato il dispiacere per la scomparsa di una persona così
giovane, al cospetto dei suoi 102 anni. Purtroppo, qualche giorno dopo si
spegneva.
Chiunque abbia avuto a che fare con il mestiere dell’informazione ha letto
e studiato i testi di una figura particolare, forse irriproducibile, testimone
di un tempo che corre via veloce. Parliamo del tempo dell’informazione di
qualità, costruita con rigore e precisione, fondata sulla ricerca della verità.

E costruita sulla bella lingua, in cui ogni parola e ogni aggettivo
hanno un significato peculiare da non violare attraverso utilizzi impropri.
Proprio la sacralità della scrittura ha contribuito a rendere l’Ansa
un’istituzione vera e propria, non solo per l’essere salita via via al quarto
posto nel mondo tra le entità omologhe.

Soprattutto, Sergio Lepri disegnò l’ex voce ufficiale Stefani (nata a Torino nel 1853) come riferimento autonomo e indipendente del e nel flusso delle notizie.

Se l’ha scritto l’Ansa, si diceva e si dice tuttora, vuol dire che è vero.

Nell’età delle fake, dell’insopportabile strisciata dei talk televisivi, della
dittatura dei social e degli algoritmi, la passione per la parola e la sua
forza maieutica rimane un insegnamento eterno, un antidoto alla
barbarie e all’omologazione.

Eppure Lepri era tutt’altro che apocalittico davanti alle tecnologie. Anzi,
proprio dalla sua creatività sorse in largo anticipo l’archivio telematico.  Insomma, una lezione fondamentale: le tecniche sono necessarie, solo – però- se sono sorrette
dalla ricerca e dalla cultura.

Guai all’analfabetismo funzionale, scriveva sul sito di Articolo21, alla cui attività partecipava ricoprendo il ruolo di garante della stessa associazione.
Peccato che ci mancherà quell’intelligenza viva e acuta proprio ora,
quando i robot e l’intelligenza artificiale arrivano prepotenti.

Tuttavia, nel corpo a corpo che ci aspetta tra esseri umani e macchine, la
differenza starà proprio nello stile e nell’eleganza della scrittura.
Insomma, nell’intelligenza non artificiale.