Domani è un altro giorno? Vincenzo Vita: patrimoniale, diritti, parità

di Vincenzo Vita
Pubblicato il 24 Maggio 2020 9:52 | Ultimo aggiornamento: 24 Maggio 2020 9:52
Domani è un altro giorno? Vincenzo Vita: patrimoniale, diritti, parità

Domani è un altro giorno? Vincenzo Vita: patrimoniale, diritti, parità. Nella foto il primi ministro Giuseppe Conte al crocevia

Domani è un altro giorno? si interroga Vincenzo Vita parafrasando Rossella O’ Hara (la bellissima Vivien Leigh a 26 anni) di Via col vento. L’articolo è stato pubblicato anche sul Manifesto, con il titolo “Un corpo a corpo tra gruppi di potere e cambiamento”. La differenza fra l’articolo e il film è che nella battuta della protagonista che chiude il film domani è un atto di fede, la domanda di Vita esprime un profondo dubbio. Sul domani: come sarà e come dovrà essere.

Oggi la contraddizione principale è la pandemia, con i suoi innumerevoli effetti collaterali, che si innestano sul tema di per sé gravissimo della salute. Ma non è un semplice evento.

La crisi economica, persino inedita nei tratti distintivi, non è scalfibile senza un ripensamento profondo del ruolo dello Stato dopo l’ubriacatura liberista. E se non si adottano strumenti come una tassa patrimoniale progressiva. Nonché un reddito minimo permanente (finalmente l’Europa sembra svegliarsi dal letargo) per i ceti che vivono il dramma della povertà o del precariato perenne.

I diritti costituzionali di domani

E, poi, è evidente la necessità di ristabilire con attenzione i confini invalicabili dei diritti costituzionali. A partire da quelli delle persone. Il virus, del resto, ha scardinato la fisionomia concreta di un capitalismo (ma pure dei suoi “becchini”) già in fase di ridefinizione.

Amazon, Google, Apple o Facebook, ad esempio, hanno guadagnato non poco grazie alla tragedia- Essa infatti ha costretto tanti ad utilizzare i servizi offerti, offrendo gratuitamente i propri dati ai dittatori degli algoritmi. Come “L’opera da tre soldi”.

Il salto da compiere sta nel territorio dei rapporti sociali di produzione e riproduzione, nella cui intelaiatura si gioca la partita. E’ in corso un corpo a corpo, che – però- tarda ad assumere le sembianze del conflitto.

Tra una fisionomia definitivamente divisa tra una minoranza abbiente e ricca, e una grande maggioranza in difficoltà o in grave indigenza.

Tra il soffocamento della natura e della terra, e una reale cultura green. Tra il determinismo delle macchine e un nuovo umanesimo.

Tra la sorveglianza di massa e la tutela della privacy: ad esempio, l’impostazione dell’app “Immuni” è da rivedere, regalandosi un potere improprio agli Over The Top.

Tra un’indomabile declinazione al maschile dell’universo e una sintassi paritaria tra uomo e donna.

Domani torneranno i valori fondamentali?

Ovviamente, tra saperi diffusi e ignoranza imposta a cittadini-sudditi. Se si riavvolge il nastro, ecco riapparire l’attualità di valori fondamentali oggi così offuscati: antifascismo, antirazzismo, culto per le libertà.

Ecco. Il governo attuale, con i limiti evidenti che esprime, è un ponte verso una inevitabile altra età, dal colore al momento indefinito.

Potrebbe persino macchiarsi di nero, se prevalessero le idee della Confindustria in economia e quelle alla Orban nel pluralismo dell’informazione. O di Trump e di Johnson in un rinnovato bellicoso atlantismo. Tra l’altro, non è venuto il momento di aprire gli armadi della vergogna della guerra fredda?

Il rischio è concreto, perché purtroppo la mala pianta si è diffusa e ha radici tenaci. Persino al di là di Matteo Salvini o di Giorgia Meloni.

Il governo Conte è nato dopo un torrido agosto in seguito alle esibizioni sguaiate di Salvini- Neppure Tarantino lo avrebbe inserito in un film.

Non serve scoprire complotti, visto che la realtà è assai più sorprendente di una fiction televisiva. Infatti, ciò che accade è sotto i riflettori.

Gruppi di potere all’opera

Gruppi di potere, Confindustria, lobby, salotti, mafie, consorterie non sopportano che la ricostruzione post-pandemia possa avvenire senza mettere le mani sui flussi di danaro.

Si evoca un improbabile accrocchio di “larghe intese”. Si ricorrae al santino di Draghi. Ma è la conseguenza, piuttosto che l’origine di un’operazione materialistica nel senso volgare del termine. Per raggiungere simile traguardo, ecco entrare in scena l’editoria “impura” con i suoi plateali conflitti di interesse.

L’atteggiamento subalterno di Repubblica-Stampa sulle garanzie chieste a Sace per un prestito di 6,3 miliardi da parte di Fca (prodiga, però, nei dividendi) è l’esempio recente, ma certamente non isolato. Di un feudalesimo tecnologico, in cui prevale il “terribile” diritto di proprietà.

E’ toccato al vicesegretario del partito democratico gridare che “il re è nudo”. Sì, è nudo e pornografico. Dopo l’urlo, però, segua un progetto. A cominciare dalla ri-fondazione di uno stato innovatore, direttamente presente nelle imprese.