Politica e ipocrisia, qualche esempio dal funerale di David Sassoli: antifascista e anti fiscal compact

di Vincenzo Vita
Pubblicato il 23 Gennaio 2022 21:02 | Ultimo aggiornamento: 23 Gennaio 2022 21:17
Politica e ipocrisia, qualche esempio dal funerale di David Sassoli: antifascista e anti fiscal compact

Politica e ipocrisia, qualche esempio dal funerale di David Sassoli: antifascista e anti fiscal compact

Un’altra politica è davvero possibile: così Vincenzo Vita ricorda David Sassoli in occasione del suo funerale.

In una basilica di Santa Maria degli Angeli, ha scritto Vita sul Manifesto, dove si svolgono le cerimonie ufficiali e di fronte ad una folla numerosa rimasta anche all’esterno della chiesa, il prelato di strada ha riassunto nell’asciutta omelia il senso del flusso di emozioni.

Non ha mai avuto una vera lite con alcuno, ha sempre rispettato tutte e tutti. Il tono del
cordoglio è stato dato dal cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e tra i fondatori
della comunità di Sant’Egidio nonché compagno di liceo – il compagno di classe che tutti
vorrebbero, ha detto – di Sassoli.

Un po’ come fa il direttore di orchestra con una sinfonia, il tono dell’esecuzione viene dato dalla bacchetta e dai suoi movimenti. 

Si può leggere, sotto la superficie dei volti addolorati e delle sincere espressioni di
sorpresa per una morte ingiusta e prematura, una sorta di discorso politico.

A fronte della evidente degenerazione del dibattito pubblico, inadeguato davanti alla
tragedia della pandemia e tuttavia tenace nel perseverare nei peccati di sempre (con
qualcun altro in aggiunta), la storia di Sassoli è apparsa come un’alternativa possibile.
Insomma, un sapore di miele, dal titolo di un film del free cinema inglese. Una traccia, un
sintomo di una modalità diversa di essere della politica.

E così, nel volgere di giorni non felici e in prossimità di un’elezione presidenziale in cui
è riapparsa persino l’imbarazzante candidatura di Silvio Berlusconi (ahh, se ci fosse l’inferno),
il sorriso o lo sguardo dolce ed umano che abbiamo rivisto sono stati come un farmaco
benefico nella malattia.

Il desiderio di un mondo che non riesce a ritrovarsi buono e solidale, perché il livore che
lo pervade prevale, trova in tal modo un risarcimento ma anche un alibi.
Sentimenti e commozione si mischiano con qualche imperterrito opportunismo.

Politica e omissioni

Sorprendono pure, però, alcune colpevoli omissioni nel racconto mainstream delle ultime
giornate. Da una parte si è sorvolato sulle posizioni piuttosto forti e controcorrente assunte
dall’allora presidente dell’assemblea di Strasburgo su nodi cruciali della vicenda europea.

La rinegoziazione del debito degli Stati, l’allentamento dei vincoli di bilancio, il superamento
dei Trattati. In poche parole, un colpo di spugna dopo l’età del neoliberismo e nel corso
della reazione sovranista.

A titolo di cronaca, un tal Nicolaus Fest, del partito di estrema destra tedesco Afd, ha gioito per la morte di Sassoli, con parole irripetibili.

Sassoli si pronunciò in maniera netta ed esplicita contro la pessima risoluzione votata a
maggioranza (535 voti a favore) dal parlamento europeo il 19 settembre del 2019, tesa ad
equiparare sul piano storico nazismo e comunismo.

In una felice intervista al periodico dell’associazione nazionale partigiani (Anpi) Patria indipendente, Sassoli definì quel testo intellettualmente confuso e politicamente scorretto. Si mettevano sullo stesso piano, aggiungeva, vittime e carnefici. Del resto, la tensione antifascista è stata una costante nella vita del giovane cattolico impegnato, cresciuto alla scuola di Giorgio La Pira e di David Maria Turoldo. Insieme a quel Paolo Giuntella che ritroverà nella redazione del Tg1 della Rai di cui Sassoli è stato il popolare conduttore.

Una formazione politica

Lo spirito antiautoritario si era forgiato sulla base degli insegnamenti della Rosa Bianca,
formata dagli oppositori del nazismo Hans e Sophie Scholl condannati a morte dal regime.
L’esperienza si rinnovò in Italia, nel movimento che ne prese il nome, cui aderirono
numerosi esponenti del cattolicesimo sociale presto anello di congiunzione tra credenti e
laici.

Cultura antifascista

La profonda cultura antifascista, legata ai valori della solidarietà contro violenze ed
oppressioni o della libertà di informazione, è stata una cifra costante di una personalità che
non è lecito ridurre ad un santino asettico o confinato ad una bonarietà da Libro Cuore.

No, Sassoli ha vissuto intensamente il suo tempo e ha partecipato in modo convinto ai
conflitti politici e culturali. Se mai, è lo stile che l’ha contrassegnato a fare la differenza.
Solo chi ha posizioni forti e passioni sa essere aperto, in virtù di principi superiori e non di
convenienze di circostanza.
Forse proprio Davide Sassoli non avrebbe apprezzato i sepolcri imbiancati, gli elogiatori di
professione. Li perdonerà, senza averne stima.

In memoria di David Sassoli

In un altro articolo, sempre sul Manifesto, intitolato “Se c’è il Paradiso, Sassoli è già lì”,
Vincenzo Vita ricorda il personaggio Sassoli. Un giornalista serio che ha contribuito a migliorare la reputazione della Rai.
Ma proprio nell’ultima apparizione pubblica prima delle feste natalizie, in occasione della
conclusione del mandato di Presidente del parlamento europeo, i segni della malattia
apparivano chiari.

Il corpo non mente mai. Chi ha conosciuto e frequentato negli anni Sassoli aveva già avuto un sussulto, dopo la doccia fredda di metà settembre dell’anno passato, quando una grave polmonite l’aveva colpito.

E all’ultima notizia di un pericoloso venir meno delle difese immunitarie, a causa di un mieloma ritornato a corrodere un corpo via via indebolito.

TORNIAMO ALLA PARTE pubblica di una vita intensa e variegata attività. Raccogliere in
breve una biografia densissima, pur conclusa così prematuramente, non è facile.
L’inizio fu nella città natale – Firenze – sotto la stella e l’influenza di Giorgio La Pira.E di quel
cattolicesimo aperto e lontano dalle logiche gerarchiche che ha segnato la crescita del
giovane Sassoli.

Cresciuto, poi, a Roma, vicino nel liceo Virgilio al movimento degli studenti
credenti e laici, maturò l’esperienza dell’associazione scoutistica Agesci e della cosiddetta
Rosa bianca. Su impulso di quel Paolo Giuntella (pure scomparso, purtroppo) che animava
un universo di persone attente ai diritti negati degli strati deboli e dimenticati.

L’IMPEGNO CIVILE varcò il confine della politica.

Attraverso la Lega democratica diretta – tra gli altri – da Pietro Scoppola. Eravamo nella stagione a cavallo tra gli ottanta e i novanta del secolo scorso, quando alla crisi delle ideologie storiche si tentava generosamente di rispondere attraverso il valore della morale e dell’etica.

Nel frattempo Sassoli aveva cominciato l’attività giornalistica, transitando dal quotidiano Il
Tempo, ad un’agenzia come l’Asca, alla redazione romana de Il Giorno, fino al Tg3.

Fu nel 1992, grazie all’intuizione rabdomantica di Sandro Curzi assistito da Barbara Scaramucci. Lì
iniziò la stagione televisiva, passata per un po’ alla rete due del servizio pubblico. Fino al
Tg1 di cui è stato il popolarissimo testimone.

Ma non solo. Insieme si avviò un rilevante ruolo sindacale: nel comitato di redazione della testata, nel sindacato dei giornalisti della Rai. E in seguito nell’associazione della stampa romana, che presiedette nel 2004. Fu nel 2002 tra i fondatori di Articolo21, con adesione convinta e duratura alle manifestazioni contro censure, querele temerarie ed editti bulgari.

SEGUÌ L’INCONTRO con il partito democratico

Lo candidò con successo nel 2009 al parlamento di Strasburgo. Fu riconfermato nel 2014 (malgrado l’esito infelice delle primarie per il Campidoglio nel 2013) e nel 2019. Dapprima capodelegazione del Pd, poi vicepresidente, fino al massimo vertice dell’assemblea.

Proprio a dicembre aveva annunciato di volere la rotazione dell’incarico, per non compromettere la maggioranza che aveva permesso l’elezione di Ursula von der Leyen (tra le prime personalità a spendere parole sentite dopo la morte) alla responsabilità nella Commissione.

NON È STATA L’AVVENTURA europea una formalità

Al contrario, Sassoli ha svolto una funzione significativa nel ridare credibilità ad un paese ancora oggetto di battute feroci dopo l’epopea berlusconiana. Se l’Italia ha ottenuto il cospicuo finanziamento del Piano di rilancio e resilienza (Pnrr) e ha cominciato a pesare in misura maggiore, il merito è anche suo.

Va ricordato, alla vigilia di un delicato voto per il successore di Sergio Mattarella insidiato
dalla pandemia, che proprio dalla presidenza europea è venuta un’indicazione utile. Pur nel
dilagare del virus, lassù aula e commissioni hanno continuato a lavorare con votazioni a
distanza, mediante appositi accorgimenti tecnici. Un precedente importante, che potrebbe
fare giurisprudenza in materia.

IN DIVERSI DIBATTITI Sassoli si era dimostrato sensibile alle critiche dei Trattati che
hanno imbrigliato l’Unione, soggiogandola a logiche meramente finanziarie.

Così per ciò che concerne i rigidi parametri del bilancio, se gli scostamenti fossero finalizzati alla ricerca e all’aumento delle capacità conoscitive, al superamento delle disuguaglianze. L’origine
solidaristica e sociale ha caratterizzato la disponibilità costante al dialogo e all’attenzione
verso le persone, gli esseri umani magari semplici e negletti.

Negli auguri per il Natale, che sarà ricordato come il discorso di addio, Sassoli parlava di superare e di abbattere i muri, di rispettare le diversità, di dare una speranza a chi non ce l’ha.
Nel settembre del 2019 Sassoli non mancò di dissociarsi dalla pessima risoluzione votata a
Strasburgo, in cui si equiparavano nazismo e comunismo. In un’efficace intervista rilasciata
al periodico dell’associazione nazionale partigiani (Anpi), si sottolineava il valore fondante
per la stessa Unione europea della lotta antifascista. Un testamento da incorniciare