Vincenzo Vita

Rai. Blocco canone, Zanonato aiuta duopolio Mediaset – Sky col suo declino

Rai. Blocco canone, Zanonato aiuta duopolio Mediaset - Sky col suo declino

Flavio Zanonato: ha negato l’aumento del canone alla Rai, nemmeno il recupero della inflazione. Cui prodest?

Vincenzo Vita ha scritto questo articolo per l’Unità

Tra le anomalie permanenti dell’eterno caso italiano c’è la piaga dell’irrisolto conflitto di interessi

La legislazione esistente è meno di un`aspirina, talmente a maglie aperte che nessuno si è accorto – dal 2004 – neppure che esistesse. Il messaggio alle televisioni inviato da Berlusconi  ai telegiornali, integralmente o quasi trasmesso dalle testate di Mediaset, sta a dimostrare che il conflitto di interessi e il sostegno privilegiato sono più attuali che mai. Guai a considerare la legge elettorale una monade chiusa e non comunicante. Il corretto rapporto tra media e politica è coessenziale per ristabilire regole di parità e in queste ore è essenziale che se ne parli.

Per non ripetere i gravissimi errori del passato, quando la destre facevano ostruzionismo e il centrosinistra – i gruppi dirigenti, con pochissime eccezioni – sottovalutò la portata del sistema radiotelevisivo.

Peccato mortale. Tra l’altro, tra i corsi e ricorsi della storia ce n`è uno che dà un brivido nella schiena: nel 2000 le leadership decisero di privilegiare nell`ultimo anno della legislatura la riforma del titolo 5° della Costituzione rispetto alla ripresa della discussione sul conflitto di interessi. E ora sembra di rivivere quel momento.

Bene hanno fatto Carlo Rognoni e Vinicio Peluffo a porre il problema del Ministero dello sviluppo, e in particolare del viceministro con delega alle comunicazioni. Nessuno mette in discussione le competenze giuridiche di Antonio Catricalà. Tuttavia, da chi è stato presidente dell`Autorità antitrust -cui spetta la sorveglianza sui conflitti di interesse- ed è ora riferimento dell`esecutivo per il delicatissimo settore, ci si aspettava qualche iniziativa al riguardo. Al contrario, la gara per le frequenze dovrebbe essere accelerata: potrebbe portare risorse assai utili all’erario, eventualmente destinate ad un fondo per il lavoro precario nell’informazione. 

Mentre le intenzioni del Ministero sembrano nette sulle prospettive della Rai. È bene sottolineare che siamo ad un passaggio storico. Il sessantesimo anniversario della televisione pubblica rischia di coincidere con la sua parabola discendente. Infatti, tra il 2014 e il 2016 scadono in sequenza Convenzione e Concessione del servizio pubblico. Proprio Catricalà ha annunciato, tra stop and go, di immaginare un`asta delle attività attribuite all`azienda. Il cavallo di Troia è il grimaldello inserito nella bozza del nuovo contratto di servizio con lo stato, vale a dire il «bollino blu» che dovrebbe contrassegnare le trasmissioni di servizio nei confronti di quelle commerciali.

Come se esistesse una linea di demarcazione rigida tra i vari format; e come se il varietà, i film o lo sport fossero estranei alle «arti belle». È augurabile che la commissione parlamentare di vigilanza, che sta vagliando in questi giorni il testo, espunga un comma velenoso e crudele.

Cui fa da pendant il decreto ministeriale del ministro Flavio Zanonato, nel quale si blocca il canone di abbonamento, senza neppure considerare l`incremento dell`inflazione come il contratto di servizio in vigore vorrebbe.

Indizi, indizi, quasi una prova. Sospetto per sospetto, non pare prendere la rincorsa Sky? Forse è all`orizzonte una dedizione del dupolio, questa volta costituito da una Mediaset in fase di corteggiamento del colosso incrinato di Telecom (via Telefonica), e dal trust dell`offerta a pagamento del sempreverde tycoon Murdoch.

Con la Rai chiusa nella ridotta dei programmi educativi, essenziali e interessantissimi, ma dentro un perimetro largo e variegato. Per non parlare della chimera dell`Agenda digitale, chiacchiera salottiera piuttosto che strategia produttiva. Insomma, qual è la politica sulle comunicazioni del governo? Se è il braccio delle privatizzazioni, meglio sarebbe passare la mano a chi crede nel pubblico e nei beni comuni.

 

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