Guarire dal vittimismo. Cesare Lanza: basta un giorno in ospedale

di Cesare Lanza
Pubblicato il 23 Ottobre 2019 6:05 | Ultimo aggiornamento: 22 Ottobre 2019 23:54
corridoio ospedale ansa

Il corridoio di un ospedale, foto Ansa

ROMA – Basta un giorno in un ospedale per capire chi sta peggio di noi, constata Cesare Lanza nel suo blog. www.cesarelanza.com:

“Passare qualche giorno in ospedale (se non si hanno malattie gravi e urgenti) ci aiuta a migliorare la nostra sensibilità. Ho avuto questa opportunità all’inizio della settimana, ero ricoverato – per accertamenti – a Tor Vergata, in un ospedale che a me piace moltissimo: medici esperti e coscienziosi, infermieri educati e solleciti, alcune strutture di avanguardia.

Non sono celebrativo, scrivo ciò che penso: certo ci sono un paio di cose che non approvo, criticabili in ogni ospedale, ma ne parlerò un’altra volta. Oggi vorrei solo spiegare, approfondire. Due parole appena sulla mia salute, ammesso e non concesso che possa interessare a qualche lettore: niente di allarmante e urgente, ma inevitabili seccature per approfondimenti da fare, ogni due o tre o quattro mesi.

Ma eccomi al punto: se sei in ospedale, e non hai drammi e guai personali su cui concentrarti, ti bastano un paio di giri nei corridoi per aprirti il cuore e guardare la realtà con occhi che non la vedono, nelle abitudini quotidiane.

Siamo abituati a lamentarci, a considerarci vittime di sfortunati eventi, convinti di sopportare con sofferenza malattie importanti. Ebbene, facciamoli due passi in un ospedale, e guardiamoci intorno. Ecco i volti di persone anziane, mi auguro inconsapevoli, in cui ahimè leggi un destino inesorabile, imminente.

Uomini e donne in un silenzio dignitoso, che aspettano: puoi scorgerli dalle porte aperte sulle camere, li segui mentre si muovono in carrozzella nei corridoi. Impari a distinguere chi è malato in modo grave o perfino atroce da coloro che saranno dimessi entro poche ore o giorni.

E i bambini? Questo è l’aspetto più straziante. Molti, ignari, sorridono; altri portano in viso i segni del male, la fatica di vivere. Confesso: ogni tanto mi lagno, mi compatisco. E molti fanno come me. Ma, per guarire dal vittimismo, basterebbe pensare a quelli che stanno peggio di noi.