--

Beppe Grillo, l’Uomo Qualunque 2.0 alla Retromarcia su Roma

di Warsamè Dini Casali
Pubblicato il 22 Aprile 2013 9:06 | Ultimo aggiornamento: 22 Aprile 2013 10:18
Beppe Grillo l'"Uomo Qualunque 2.0" alla Retromarcia su Roma

Beppe Grillo l'”Uomo Qualunque 2.0″ alla Retromarcia su Roma

ROMA – Grillo, l’Uomo Qualunque 2.0 alla Retromarcia su Roma. Ricorsi storici e gusto delle analogie a parte, provare a tracciare la parabola 5 Stelle utilizzando le coordinate dell'”Uomo Qualunque” di Guglielmo Giannini nel dopoguerra, può servire da cartina di tornasole per  verificare le condizioni attuali dell’edificio repubblicano al tempo dell’antipolitica.

La Retromarcia su Roma di domenica 21 aprile è il punto più alto della carriera politica di un clown o il cupio dissolvi definitivo di una classe dirigente agonizzante? L’annuncio da parte di Grillo di un golpe a Palazzo, l’appello a militanti ed elettori a convergere su Roma (mentre il suo candidato Rodotà finalmente prendeva le distanze), la retromarcia improvvisa quando un paio di guardie lo hanno contattato sul camper, il comizio-stampa con i giornalisti  che lo detestano ma non riescono a stabilire un contatto diverso da quello guru-discepolo: insieme alla puerile fede incrollabile nelle virtù taumaturgiche della rete, nonostante il tentato scacco matto con Rodotà, Grillo non riesce a trasformarsi da sintomo a cura del male politico.

Lo tsunami grillino sta attraversando le rovine di un paesaggio politico in stato di abbandono: la crisi dei partiti, il film della loro dissoluzione, è andato in scena con le elezioni del Presidente della Repubblica (la “democrazia incompetente” studiata da Fabrizio Barca) e il suicidio della sinistra. E’ caduto Marini, non ce l’ha fatta Prodi, Grillo il comico ha messo tutti sotto scacco, i “professionisti della politica” non si raccapezzano, il popolo non gradisce, non capisce e sa intonare solo il “vaf…”

Tutto infatti è cominciato proprio con il V-Day, Bologna 2007. Guglielmo Giannini, giornalista, commediografo, regista, iniziò invece con la pubblicazione di uno dei tanti fogli autorizzati ad uscire dal Comando Alleato: il 27 dicembre 1944 usciva a Roma un nuovo settimanale, intitolato “L’Uomo Qualunque”. In poco tempo raggiunse le 800 mila copie. Il solido talento istrionico di Giannini  procurò parole d’ordine e valvole di sfogo populiste: il popolo stanco della guerra di Mussolini, ancor più stanco di quella degli antifascisti, si ritrovò quasi per miracolo un megafono politico.

In breve il settimanale divenne la piattaforma per il salto politico (dai meet-up al partito-movimento?). Facile oggi buttare la croce sui borghesi piccoli piccoli di allora, sedotti rapidamente da chi svillaneggiava  senza scrupoli gli “uomini politici professionali, che vivono di politica, che non sanno far altro che politica, e che, per ragioni di pentola, hanno trasformato la politica in mestiere…” (anti-Casta forever). I “qualunquisti” (resisterà il termine “grillino” altri 60 anni?) di allora, come quelli di oggi, il dizionario se non li disprezza li compatisce, perché ci vede il “rifiuto di ogni qualificazione politica e di ogni impegno ideologico”.

Il Fronte dell’Uomo Qualunque, pochi lo ricordano, portò 30 deputati all’Assemblea Costituente (sono Padri della Patria anche loro?). Il momento culminante arriva sicuramente con le elezioni amministrative a Roma del 1946. Giannini prese 106 mila voti, duemila in più della Dc: il Fronte dell’Uomo Qualunque arriva secondo con il 20,7%, dopo il Blocco del Popolo che metteva insieme Pci, Socialisti e Azionisti,  al 36,9%. E d’altra parte è Grillo che, lucidamente, paragona questo tornante storico a uno scenario da dopoguerra.

Come qualche anno dopo contro Poujade, il populista francese, contro il qualunquismo l’unico antidoto è una politica con la P maiuscola, fatta da leader degni di questo nome: furono necessari De Gasperi in Italia e De Gaulle in Francia per ridimensionare i Poujade e i Giannini, neutralizzandoli offrendo una alternativa credibile ai loro elettori. In Italia urgono statisti, possibilmente non ottuagenari.Anche perché, alla fine tutto questo parlar male della Casta, come Giannini che pretendeva alla guida del governo un ragioniere dal 1 gennaio al 31 dicembre senza proroghe, non dovrebbe scaturire nel governo dei tecnici? Lo ricordava Riccardo Chiaberge qualche settimana fa: anestetizzati dal potere dei deja vù, non vedete che Grillo, più che all’uomo qualunque, assomiglia a un perfetto montiano?