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Cipro: sacrificati i russi. Vincono le banche del Nord: i salvataggi si pagano

di Warsamé Dini Casali
Pubblicato il 25 Marzo 2013 9:51 | Ultimo aggiornamento: 25 Marzo 2013 20:16
cipro sacrificati i russi bad bank e un principi: il salvataggio te lo paghi

Accordo in extremis a Cipro: il salvataggio di 10 miliardi europeo sacrifica obbligazionisti e conti correnti sopra i 100 mila euro

NICOSIA – Cipro resterà nell’Euro, i conti correnti sotto i 100 mila euro saranno salvati ma l’anomalia “off-shore” di un sistema bancario più grande di 8 volte la sua economia reale termina oggi. Alla fine, la soluzione della bad bank realizza il compromesso auspicato e cercato fino a notte fonda. Il capo dell’Eurogruppo, il ministro delle finanze olandese Dijsselbloem, ha già annunciato che la prima tranche di aiuti (in tutto i 10 miliardi di euro concordati) sarà per maggio, mentre assicurava anche che non ci sarà alcun bisogno di una ratifica del Parlamento di Nicosia.

Gli sforzi negoziali, concentrati sulle due maggiori banche del Paese, sono arrivati alla definizione di un profilo di salvataggio che comprende il fallimento della Laiki Bank (nota anche come la Popular Bank of Cyprus). Saranno gli obbligazionisti privilegiati ad assumersi le perdite e in misura più limitata i conti superiori a 100 mila euro: tecnicamente, oligarchi e depositanti russi in genere ci perdono un sacco di euro, e infatti si attende una reazione di Putin.

Se i conti in questione della Laiki Bank saranno in pratica congelati (diventeranno obbligazionisti della banca gemella salvata Bank of Cyprus,) quelli della Bank of Cyprus subiranno un taglio del 30%. Intanto a Cipro, le cui banche dovrebbero riaprire domani, martedì 26 marzo, chi ha i contanti è un “re” (New York Times): il divieto di prelievo e le misure prese per evitare fughe di capitali, hanno gettato nell’impossibilità di lavorare e continuare le proprie attività i cittadini.

L’accordo non infrange il tabù dell’intangibilità dei conti fino a 100 mila euro, ma quello della libertà di circolazione dei capitali entro l’Eurozona, sì. Si è evitata l'”eresia” di una uscita dall’Euro: questo circolo non prevede defezioni, l’accordo alto che vincola i paesi all’unità nella valuta comune, non può essere reversibile. La crisi cipriota mostra come l’Unione non sia ancora in grado di scongiurare crolli potenzialmente sistemici (aver permesso una piazza finanziaria off-shore al centro del Mediterraneo, su un’isola vicinissima al Libano…).

Una lezione sui salvataggi, i famosi e attesi “bail-oout”: chiunque chieda un sostegno finanziario esterno, sia pronto a sacrificare parte delle sue ricchezze, vale a dire “bail in”. Filosofia peraltro ben pubblicizzata, in attesa di essere messa alla prova, dal capo dell’Eurogruppo Dijsselbloem. Se una banca deve essere risanata, a chi spetta l’onere: ai vari investitori, azionisti, sottoscrittori di obbligazioni o, piuttosto, ai cittadini contribuenti, tramite la fiscalità generale? Secondo l’olandese Jeroen Dijsselbloem, la prima che hai detto: il risanamento delle banche tocca agli azionisti e ai detentori di titoli. Nel frattempo gli oligarchi e i ricchi depositanti russi si preparano a fare le valigie, rimanendo però ben incollati al telefono: in linea c’è una fila lunga così di procacciatori di clienti delle banche di tutta Europa, dalla Lituania alla Svizzera, alla Germania off course.

Scrive Fabio Pavesi sul Sole 24 Ore: ” È questa in estrema sintesi quella che i tecnici chiamano la balcanizzazione del sistema bancario, una frammentazione pericolosa che porta le banche del Sud Europa a veder impoverite le proprie casse a favore delle banche del Nord Europa, Germania in testa. Già perché quei capitali escono dagli istituti dei paesi a rischio per andare a gonfiare gli attivi delle banche del Nord”.

Il Financial Times di oggi descrive  i russi attivi e nervosi come falene prossime al fuoco di una lampadina: incontri con avvocati, promotori, business man non sono iniziati ieri, però. Dai primi annunci per risolvere la crisi hanno messo un piede fuori dal Paese. Che non rimpiangono e che avvisano: fuori i nostri conti, via i nostri capitali avete chiuso, chi affollerà i taxi, i restaurant, gli appartamenti ecc…? Medvedev ha preso atto dell’accordo e tempo per esaminarlo nella sua integrità. Un giudizio definitivo aspetta che sotto i provvedimenti ci siano le firme dei governi, del Fmi. Intanto butta lì: “E’ un furto”. To be continued…