Lavoro, Pd spaccato e modello tedesco. Riforma salvò la Germania, affondò la Spd

di Warsamé Dini Casali
Pubblicato il 19 settembre 2014 7:00 | Ultimo aggiornamento: 18 settembre 2014 15:12
Lavoro, Pd spaccato e modello tedesco. Riforma salvò la Germania, affondò la Spd

Lavoro, Pd spaccato e modello tedesco. Riforma salvò la Germania, affondò la Spd

ROMA – Lavoro, Pd spaccato e modello tedesco. Riforma salvò la Germania, affondò la Spd. Nonostante l’insegna “modello tedesco” innalzata da Matteo Renzi sulla riforma del lavoro e i contratti a tutele crescenti, il suo partito si spacca, la minoranza di sinistra attacca il suo premier che parla come “Monti e la destra”, e anzi prepara le barricate sposando il modello tedesco sui licenziamenti” (Cesare Damiano, ex ministro del Welfare). Qualcosa non torna, o forse sì: ognuno si stacca la porzione di riforma tedesca che più gradisce.

In Germania, provando a chiarire, è previsto che il datore di lavoro reintegri il lavoratore licenziato ingiustamente. In alternativa il datore di lavoro, spiegando le ragioni che rendono impraticabile il reintegro, deve risarcire il lavoratore con un’indennità da 12 a 18 mensilità in base all’anzianità di lavoro. Il giudice può stabilire anche una quota aggiuntiva. Il lavoratore poi ha diritto a prestare la sua attività durante la vertenza giudiziaria.

 

In ogni caso, qualcuno, nel Pd, sebbene sinceramente interessato a un rapido recupero degli occupati, fa gli scongiuri: il famoso “modello tedesco”, fu voluto da un socialdemocratico nel 2003, Gerhard Schroeder, che impose un drastico aggiornamento al generoso welfare incurante del sollevamento sindacale, invertì il trend negativo della disoccupazione, affondò infine la gloriosa Spd, il più influente e antico partito dei lavoratori del mondo. Le riforme gravarono su tutto il Pese, i poveri si assunsero il carico più pesante.

La Spd prima perse i pezzi (un terzo se ne andò con la rifondazione di Oskar Lafontaine), poi il Governo. E oggi si inchina alla cristiano sociale Angela Merkel (che mai e poi mai avrebbe avuto la forza e il coraggio di sfidare i potenti sindacati tedeschi) cui ha regalato il vanto e il prestigio di aver risollevato la nazione oltre che averle offerto in appalto ogni causa e tutte le istanze progressiste che il cancelliere velocemente cannibalizza (salario minimo, quote rosa nei posti di lavoro, matrimoni gay). A questo punto la spaccatura potenziale del Pd è nel novero delle eventualità politiche conseguenti a un muro contro muro di Renzi contro i sindacati. Intanto però il modello tedesco continua a generare parecchi equivoci di interpretazione.

Il liberista che applaude al rigore teutonico dimentica il peso di un welfare tuttora generosissimo, la forza di sindacati che influenzano le decisioni, la natura del capitalismo renano (da distinguere da quello più spregiudicato e antistatalista anglosassone). Il socialista che ricorda come i sindacati in Germania cogestiscono le grandi aziende dimentica che i loro rappresentanti hanno sì voce in capitolo ma siedono sulle poltrone dei Consigli di Sorveglianza, non in quelli di Amministrazione, il che fa una certa differenza.