Governo Letta, fiducia mercati effimera: “Rischio Italia a lungo termine”

di Warsamé Dini Casali
Pubblicato il 3 ottobre 2013 4:00 | Ultimo aggiornamento: 2 ottobre 2013 18:47
Governo Letta, fiducia mercati effimera: "Rischio Italia a lungo termine"

Governo Letta, fiducia mercati effimera: “Rischio Italia a lungo termine”

ROMA – Governo Letta, fiducia mercati effimera: “Rischio Italia a lungo termine”. Fiducia è la parola chiave. Quella strappata da Enrico Letta in Parlamento anche al recalcitrante Berlusconi. Quella accordata dai mercati, Piazza Affari soprattutto, al governo rimasto in sella, Letta bis con o senza mezzo Pdl poco importa (la Borsa aveva iniziato i brindisi già la sera prima del clamoroso dietro-front).

Sulla prima di fiducia, tra uomini delle istituzioni, dirigenti di partito e analisti politici non c’è nessuno che possa con sicurezza affermare che si sia fatto un passo certo verso quella soluzione “non precaria” auspicata e promossa con vigore dal Capo dello Stato, cioè, nessuno garantisce che stavolta la tregua duri il tempo di fare le cose per cui il governo delle larghe intese è nato. E giustificare quell’altra di fiducia.

Quella dei mercati, di cui si può invece dire che si tratta di una euforia del momento, che corrisponde a un sentimento effimero schiacciato su un orizzonte limitatissimo. Isabella Bufacchi sul Sole 24 Ore invita a non confondere il rally di Borsa, l’esuberanza dei listini, lo spread che esulta, ad altrettanti segnali di ripristino della fiducia perduta. Ai cosiddetti mercati spesso viene rimproverata una visione di corto respiro, una volatilità di giudizio “guidato dalle logiche speculative di breve termine”.

Beh questo sembra uno di quei casi. Non è sempre così, anzi: se si sposta il mirino più in là di una settimana o un mese, contano le scelte razionali basate sui fatti politici, sui numeri nei bilanci, sugli impegni mantenuti. Oggi, la fiducia dei mercati è soprattutto frutto delle attese sulle mosse delle banche centrali, sulla tenuta cinese, la ripresa americana ecc…

Già ieri, tuttavia, tra gli strategist, gli economisti, i trader italiani e stranieri che seguono il mercato italiano dei titoli di Stato e dei bond bancari c’era chi metteva in guarda la clientela dai rischi di medio-lungo termine che minano l’affidabilità dell’Italia. Più di un rapporto sull’Italia ha ammonito: «prudenza, senza riforme vere l’Italia non cresce». «Andateci cauti, un Governo debole con una maggioranza stretta in Parlamento non è il Governo riformatore che serve all’Italia». Sian Harvinder di RBS ha invitato gli investitori a studiare la Legge di Stabilità italiana che, date le circostanze, «non conterrà le riforme necessarie per evitare un declassamento di rating che invece arriverà portando l’Italia alla BBB-», un solo gradino di distanza dal livello della categoria speculativa dei junk bond. (Isabella Bufacchi, Sole 24 Ore)

Le stesse aste dei titoli di Stato confermano che questa “fiducia” è schizofrenica riguardo alle aspettative: i titoli a breve e medio termine esaltano gli “short-termist”, quelli a lungo e medio termine suscitano diffidenza e pensieri neri ai “cultori del rischio Italia”, anche perché nel prossimo biennio andrà a scadenza un impegno debitorio più rilevante del 2013 (193 miliardi in titoli nel 2014, 196 nel 2015 contro i 155 del 2013).

Se oggi (ieri, ndr.) Enrico Letta otterrà il voto di fiducia alla Camera e al Senato, lo stesso non potrà dirsi nel rapporto tra l’Italia e i mercati, anche con Borsa e spread positivi. La fiducia dei mercati non è un affare di breve termine ma di lunga visione. Solo quando gli outlook sul rating sovrano italiano torneranno da negativi a stabili per poi diventare positivi e promettere la promozione, solo allora il restringimento dello spread e il calo dei rendimenti saranno una dimostrazione di fiducia.