Al Bano: “A Milano mi proposero di fare il corriere della droga”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 15 Gennaio 2020 14:54 | Ultimo aggiornamento: 15 Gennaio 2020 14:54
Al Bano: "A Milano mi proposero di fare il corriere della droga"

Al Bano (foto ANSA)

ROMA – Al Bano è intervenuto ai microfoni di Rai Radio2 nel corso del programma I Lunatici, condotto da Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio.

Il cantante di Cellino San Marco ha parlato dei suoi progetti futuri: “Il mio 2020 è iniziato alla grande. So già quello che farò fino al 29 dicembre, tra musica e televisione. Mi sento una energia incredibile. Grazie a Dio. La fiction con Lino Banfi? Stava arrivando, poi non so cosa è successo. C’è stata una retromarcia, dei ripensamenti. E’ una cosa strana, era già tutto pronto, non ho capito bene cosa può essere successo. Abbiamo parlato tanto, letto copioni, sembra tutto a buon punto, poi è calato il silenzio. Nessuno mi ha dato una spiegazione, ma pazienza. Non è il mio mestiere, lascio andare come è giusto che sia. L’amore? Per la famiglia, la musica, la mia terra, la natura. L’amore c’è sempre”.

Poi arriva il racconto di un incredibile retroscena: “Nel 1961 a Milano qualcuno mi propose di fare il corriere della droga. Lavoravo in un ristorante, vicinissimo al Duomo. Qualcuno mi vide solo e sperduto e provò a incastrarmi. Mi chiesero quanto guadagnassi al mese, mi dissero che avrei potuto guadagnare molto di più consegnando delle buste ad alcune persone. Io risposi di no, dissi che stavo bene così come stavo. Pensavano di poter comprare tutto con i soldi. Questo era il significato di quella proposta. Ma grazie a Dio mio padre mi aveva vaccinato bene contro certi pericoli. E’ la proposta più assurda che mi sia mai stata fatta. Anche in Spagna, una volta, alle Canarie, un ragazzo mi offrì della marijuana. Ma io detesto la droga. Preferisco ubriacarmi di albe e tramonti. Quella per me è la vera droga. Gli elementi di vita che regalano vita. E mi dispiace vedere tanta gente che si abbandona facilmente alle emozioni di un paradiso che paradiso non è”.

Sul Festival di Sanremo: “Il più bello per me fu quello della prima volta. Il 1966, Sanremo giovani. C’era anche Lucio Dalla, che vinse. Poi la seconda volta fu nel 1968. Io cantavo la siepe. Ritrovarmi big mi fece un effetto pazzesco. Quel festival me lo porterò per sempre addosso”. 

Infine dedica qualche parola sugli hater: “Certe volte sui social leggo delle cose che mi fanno male. Gli italiani mi vogliono bene, ma c’è chi mi dice delle cose bruttissime. Mi chiedo cosa gli abbia fatto mai di male. Poi con la maschera dell’anonimato. Una cosa che andrebbe studiata dal punto di vista psicologico. Alcuni hanno un astio nei miei confronti che non riesco a capire. Secondo me se la prendono con la mia età”. (Fonte: I LUNATICI).