Cleopatra. 12 luglio 2 mila anni fa: meglio il serpente di Ottaviano in trionfo

Pubblicato il 12 Agosto 2013 12:28 | Ultimo aggiornamento: 12 Agosto 2013 12:28
Cleopatra. 12 luglio 2 mila anni fa: meglio il serpente di Ottaviano in trionfo

La morte di Cleopatra, dipinto di Jean-André Rixens

Il 12 agosto di più di duemila anni fa, l’anno 30 avanti Cristo per la precisione, si compiva il destino di Cleopatra, suicida a 39 anni, dopo una vita che dire intensa è dire poco e essere stata regina del favoloso Egitto, moglie del fratello, amante di Giulio Cesare, cui diede un figlio e moglie di Marco Antonio, cui ne diede tre. Di sangue greco, discendente dalla dinastia dei Tolomei iniziata da un generale di Alessandro Magno, fu probabilmente non bellissima, anche se l’immagine prestatale da Elizbeth Taylor un po’ ci influenza; fu certamente affascinante e seducente oltre ogni dire.

La rievocazione, con data sbagliata, è del Corriere della Sera, che anticipa la morte di Cleopatra al 10 agosto, probabile data del suo incontro con Ottaviano, più giovane di 6 anni ma soprattutto una specie di macchina spietata e sanguinaria, unico potente a essere entrato in contatto con Cleopatra e non averne subito il fascino.

Marco Antonio perse la testa e perse tutto nello scontro con Ottaviano. Era innamorato al punto che, ormai morente per il colpo di spada che si era inflitto, si fece portare da lei e fu fatto passare da un abbaino. Ma Giulio Cesare non fu da meno: ci fece un figlio (Cesarione, poi debitamente fatto uccidere dal cugino Ottaviano) e se la portò a Roma, dove la fece vivere nella sua mega villa sulle pendici del Gianicolo, alternando le visite al suo letto con la casa coniugale della moglie Calpurnia.

La morte di Cleopatra rese più facile l’annessione dell’ Egitto a Roma, ma Ottaviano Augusto tenne il nuovo dominio, probabilmente il più ricco del mondo in quell’epoca, come provincia personale dell’imperatore.

L’ Egitto fu messo a reddito, sfruttato come il dominio greco da Alessandro in poi non era stato capace, da solo copriva un terzo del fabbisogno di grano di Roma. La fornitura del grano a Roma, attività in cui il fido Balbo era eccelso, fu alla base dello scontro fra classe nobile e impero-proletariato durato un secolo e giunto fino a oggi con le mistificazioni della storia per mano degli aristocratici dalle cui file provenivano gli storici del tempo.

Ma non da questi sordidi e poco nobili retroscena è colpita la memoria collettiva, attraverso  poeti, da Orazio a Dante a Shakespeare, e pittori, ma dalla morte di Cleopatra, morsa da un serpente, un aspide, pratica usuale in Egitto per eseguire la pena capitale nel modo meno doloroso.

Cleopatra voleva morire a ogni costo e riposare per sempre accanto al suo Antonio. Temeva che l’aspettasse un brutto futuro, trascinata in catene nel corteo del trionfo di Ottaviano per le strade di Roma fra la plebaglia feroce. Non è detto: c’è chi sostiene che Ottaviano a sua volta temeva il contraccolpo, che la folla si impietosisse del suo stato e l’immagine si ritorcesse  contro di lui.

In ogni caso, si accotentò di portare in corteo una statua di Cleopatra con  un serpente che pendeva da un braccio.Era un uomo di pochi se ne aveva sentimenti, il calcolo politico prevaleva in lui, non era un sanguinario: fece uccidere Cesarione, il figlio di Cesare e Cleopatra per puro calcolo di legittimità dinastica, rispettò e educò come suoi i tre figli di Antonio e Cleopatra e della figlia, Cleopatra Selene, fece una regina. Alla notizia della morte di Antonio pianse nella sua tenda, poi fece un comizio per dimostrare che Ottaviano era una brava persona e Antonio un infame.

In ogni caso, Cleopatra voleva a tutti i costi morire. Ci aveva già provato ai primi di agosto, dopo il suicidio di Antonio, colpendosi al petto con un pugnale. La fermò in tempo un ufficiale romano, ma quando Cleopatra incontrò Ottaviano lei aveva il seno  devastato dalla infezione delle ferite.

L’atto finale è descritto dallo storico greco Plutarco con queste parole:

“Cleopatra mandò a Ottaviano una lettera che lei stessa aveva scritto e sigillato; poi fece uscire tutti tranne le sue due donne più fedeli e chiuse le porte. Ottaviano, aprendo la lettera e trovando lamenti e suppliche di essere seppellita nella stessa tomba con Antonio, intuì subito cosa stava succedendo. Sulle prime pensò di andare in tutta fretta, ma, cambiando idea, mandò altri a vedere. La cosa era stata fatta velocemente. I messaggeri arrivarono a tutta velocità e trovarono le guardie per nulla preoccupate. Ma, aperte le porte, la videro irrigidita, distesa su un letto d’oro, vestita da regina. Iras, una delle donne, giaceva morta ai suoi piedi, Carmione, già barcollante, a malapena capace di tenere su la testa, cercava di sistemare meglio il diadema sulla fronte della sua padrona. Qualcuno gridò furioso: “Bella roba, Carmione” e la donna rispose: “Bellissimo, come si addice alla discendente di tanti re”. Non disse una parola di più e cadde morta accanto al letto”.

Anna Meldolesi sul Corriere della Sera offre della fine di Cleopatra contesta la storia del serpente e dà una lettura in chiave un po’ ideologica e femminista, che però non contrasta con una interpretazione un po’ moderna e critica degli autori antichi. Se Cleopatra fosse stata solo una donnetta o una donnaccia e fosse vissuta solo di sesso e non di cervello non avrebbe resistito ventidue anni sul trono e non avrebbe sottomesso due personaggi come Cesare e Antonio. Non le riuscì con Ottaviano perché quello non era un uomo ma una macchina politica.

“Cleopatra “giace senza vita su un letto d’oro. Accanto a lei l’acconciatrice Ira e Carmione, la dama di compagnia, anch’esse morenti. Finiscono così Cleopatra, l’età ellenistica e l’indipendenza dell’Egitto. Ma c’è stata anche un’altra vittima in quella lontanissima estate: la verità. Non si è suicidata per amore come un’eroina da melodramma, l’ultima dei Tolomei. Probabilmente non fu il serpente dell’iconografia a ucciderla”.

Lo stesso Plutarco ha dei dubbi e dice: “La verità nessuno la saprà mai” e fornisce varie versioni, dal serpente al veleno.

“La narrazione della vita di Cleopatra, sostiene con ragione Anna Meldolesi, è dipesa dai suoi nemici, in gran parte ufficiali dell’Impero romano. «Dal punto di vista moderno si tratta di polemisti, apologeti, moralisti, bugiardi, scribacchini, artisti del riciclaggio e del copia-incolla», ha scritto la vincitrice di un Pulitzer, Stacy Schiff, nel suo Cleopatra (Mondadori).

“L’Egitto non produsse grandi storici, perciò è come se conoscessimo Napoleone dalle parole dei suoi contemporanei inglesi, come se ci facessimo spiegare l’America da Fidel Castro. La Sony vorrebbe portare al cinema la biografia di Schiff, con Ang Lee alla regia e Angelina Jolie nel ruolo che cinquant’anni fa è stato di Elizabeth Taylor. Se il progetto andasse in porto, il grande pubblico potrebbe scoprire un’altra Cleopatra. Una donna libera e audace, intelligente e coltissima, che è rimasta nascosta sotto 2.000 anni di retorica e gossip d’autore”.

In realtà l’uso del sesso come strumento di potere, se anche oggi non è così tramontato, a quei tempi era parte integrante della politica e ben si addice anche a

“una lady di ferro capace di parlare nove lingue, organizzare eserciti, sedare rivolte, condurre difficili trattative politiche, innovare la politica monetaria del suo paese. Un’abile stratega, insomma, lontanissima dalla femme fatale che se ne sta mollemente sdraiata nel nostro immaginario”.

D’altra parte, lo stesso Ottaviano futuro Augusto, al quale il sesso probabilmente non interessava neppure tanto sposò Livia che rimase al suo fianco tutta la vita, mentre lei era incinta di un altro marito: amore travolgente o mossa politica, visto che Livia veniva da una delle famiglie più antiche e nobili di Roma? Livia fu oggetto sessuale, perché quelli erano i tempi, ma questo fatto nulla toglie alla sua capacità politica e di intrigo, finalizzato, ahi ahi la mamma, a far diventare imperatore il suo figlio preferito Tiberio, forse uccidendo nel processo alcuni dei legittimi eredi di sangue di Ottaviano.

Anna Meldolesi:

“La documentazione materiale è lacunosa. Di Cleopatra abbiamo forse una singola parola scritta su un papiro e un’effigie incisa sulle monete. Doveva avere fronte alta, naso aquilino, occhi grandi e profondi, labbra piene, mento sporgente, e una personalità di molto superiore alla bellezza. L’avvenenza è arrivata nel corso dei secoli, assieme al mito.

“Nel ventennio del suo regno Cleopatra arrivò a dominare quasi tutta la costa orientale del Mediterraneo, costringendo le opposte fazioni romane a sceglierla come alleata o rivale. Chi ce l’ha raccontata però ha confuso l’esotico con l’erotico, impastando maschilismo e xenofobia. «Regina prostituta» secondo Properzio, per Dione è «una donna di sessualità e avarizia insaziabili», una lussuriosa per Dante, la «meretrice dei re orientali» per Boccaccio. La ricordiamo come colei che ha irretito i due uomini più potenti del suo tempo, facendo dimenticare loro patria e famiglia”.

 

Fedele alla sua convinzione, Anna Meldolesi ce la fa immaginare vergine e questo è possibile perché quando sposò il fratello lui aveva solo 10 anni mentre lei ne aveva già 18:

“Improbabile che avesse avuto una qualsiasi esperienza sessuale quando si presentò all’improvviso davanti a Cesare, più interessata a sopravvivere che ad adescarlo. Non sappiamo se sedusse o fu sedotta, né quanto tempo ci volle perché cadessero l’uno nelle braccia dell’altra. Di Antonio inizialmente ebbe bisogno, ma tre figli dopo aveva invertito le parti. Si comportò come è sempre stato normale per i leader maschi, ascoltando le ragioni di stato oltre al cuore. Le donne egizie potevano scegliere chi sposare e chiedere il divorzio ottenendo di essere mantenute. Avevano gli stessi diritti ereditari dell’altro sesso, potevano prestare denaro, possedevano navi, botteghe, vigneti.

“I Romani si stupivano che gli Egiziani non lasciassero morire le figlie femmine, quando a Roma solo la primogenita poteva sentirsi al sicuro. L’Egitto era quel paese in cui «le donne orinano dritte, gli uomini accovacciati», diceva Erodoto”.